“Servo Io”. Solidarietà e miglioramento del benessere sociale

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di Marina Capasso

Mercoledì 9 luglio, presso il ristorante Mast’Aniello a Ventotene, isola pontina dal fascino antico e misterioso, è approdato uno degli appuntamenti del progetto “SERVO IO”. Un progetto giovane che intende, attraverso la valorizzazione dei talenti, delle competenze e delle passioni, utilizzare il tempo libero a favore “dell’altro”, a vantaggio della comunità per migliorare il benessere sociale. Un progetto solidale ambizioso quello di Massimo Scarpetta, da anni impegnato in progettualità sociali “non assistenziali” ma di contenuto. SERVO IO è una sorta di banca del tempo, messo a disposizione per chi ne ha realmente bisogno e che nasce con l’obiettivo di dare aiuto e far ripartire chi vive disagi temporanei.foto Chiunque decida di dedicare un porzione del proprio tempo per occuparsi/preoccuparsi di altri che vivono situazioni di disagio (lavorativo, familiare, altro) decide di offrire una prestazione (lavorare come extra in ristoranti, sala, manutenzioni, altro) e la remunerazione della prestazione andrà al progetto. Ogni apporto contribuirà alla costituzione di un fondo mensile fisso che poi sarà destinato ad assistiti delle associazioni private o umanitarie presenti sul territorio. Le Associazioni dovranno fare la loro parte: mappare le situazioni di disagio, analizzare le cause e le eventuali abilità del disagiato utili a costruire un progetto dedicato e mettersi a disposizioni per raggiungere gli obiettivi prefissati, primo fra tutti la ricollocazione nel mondo del lavoro o comunque favorire velocemente il passaggio dalla situazione di disagio ad una più stabile. E’ innovativo ed ambizioso il progetto non fosse altro perché richiede una progettualità ed una capacità di “fare rete” molto strutturata. L’aspetto culinario, come spiega Scarpetta, sarà privilegiato. La solidarietà è questione di “legami”. Il cibo è il legame fra passato e futuro in un cammino di speranza è quello che tiene gli uomini uniti in un comune interesse: la sopravvivenza e non solo. Il cibo è la “sintesi” di diverse fotodimensioni e fra queste anche il sociale e l’educazione a prestare attenzione all’altro. In questo percorso è evidente che l’aspetto gastronomico non è il fine ma lo strumento, il mezzo per diffondere il progetto stesso. In particolare, poi, per le serate “Gnocchi con…Scarpetta”, dove lo chef d’eccezione è proprio Massimo Scarpetta, verrà usata solo una varietà selezionata e di nicchia di patata, la Vitellotte a marchio Lady Viola, coltivata nell’alta Tuscia Viterbese su terreni intorno al lago di Bolsena dall’Azienda Agricola Perle della Tuscia di Grotte di Castro che per l’occasione ha deciso di donare una piccola quantità di patate per il progetto. Sarà un’opportunità, quindi, golosa per dedicarsi all’altro, per promuovere l’incontro fra bisogni e disponibilità e fra disagi e mezzi per superarli. Prossimo appuntamento a Roma.

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

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