Evoluzione...

Incontro fra scienza e Fede

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Di Francesca Lippi

“Sono bischerate”. Così Margherita Hack definisce le teorie che attribuiscono la nascita dell’universo e dell’uomo a un disegno intelligente. “Si tratta di scappatoie”, incalza la Hack, “che servono per nascondere un ritorno al Medioevo”. Secondo l’astrofisica, infatti “scienza e Fede sono cose diverse”: la prima si basa sull’osservazione, sulla sperimentazione e sull’interpretazione di dati oggettivi. “La Fede”, continua la Hack, “risponde alle necessità di un individuo che, in quanto non dimostrabili scientificamente, non si fondano sulla ragione”.

Di cosa si parla, però, quando ci si riferisce a queste teorie? Come mai anche il Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, il professor Nicola Cabibbo affermò che “il creazionismo non debba avere alcun diritto di cittadinanza nella nostra società”? Per il fisico italiano, infatti, “le tesi antievoluzioniste non hanno alcun seguito tra i biologi e non corrispondono certo all’orientamento della Chiesa cattolica, come dimostrano le posizioni assunte proprio dalla Pontificia Accademia delle Scienze”. Cabibbo era convinto che “oggi tra gli scienziati cattolici è chiarissimo che si può benissimo credere nell’evoluzionismo e nella Creazione. Dire il contrario è come sostenere che la Terra è piatta o il Sole si muove perché così diceva la Bibbia”.

‘Genesi’ versus ‘L’origine delle specie’?

Il ‘creazionismo’ si caratterizza per il rifiuto di una spiegazione meccanicistica dello sviluppo della vita, ritenendo i risultati della scienza incompatibili con la descrizione della genesi contenuta nei testi sacri. Con questi presupposti, sembra di essere di fronte a un vero e proprio credo religioso. Eppure fra i creazionisti vi sono studiosi provenienti dalla biologia, dalla fisica e dalla geologia i quali sostengono l’incapacità della teoria darwinista nel risolvere il problema dell’origine delle specie ed in particolare di quella umana. Ciò che non li convince risiederebbe nell’idea che la vita sulla terra si sia prodotta dalla materia non vivente e in maniera spontanea e casuale.

... o creazione?

... o creazione?

Il creazionismo nasce quando le prime osservazioni geologiche e paleontologiche, condotte con metodo scientifico, misero in dubbio l’interpretazione letterale della genesi biblica riguardo all’origine degli esseri viventi. Fra i suoi esponenti, infatti, vi sono paleontologi come il francese Guy Berthault, il quale è convinto che sia stata “la scala dei tempi geologici a dare l’impressione che si sia verificata una successione ed un cambiamento nelle specie fossilizzate”. Fu questi, spiega Berthault, a portare Darwin a formulare la teoria dell’evoluzione. “La cronologia geologica”, continua il paleontologo, “è stata fondata sui pilastri della stratigrafia e della radiazione radiometrica, ma gli esperimenti da noi condotti hanno invalidato proprio i principi di questi due pilastri”. Gli studi realizzati tramite l’analisi paleoidraulica, infatti, determinano un tempo di sedimentazione molto breve rispetto a quello stratigrafico. “Evidentemente”, conclude lo studioso francese, “questo breve periodo di tempo non può sostenere l’ipotesi evoluzionistica per cui le forme viventi si sono sviluppate da un antenato comune attraverso innumerevoli mutazioni genetiche nel corso di centinaia di milioni di anni”. La questione, dunque, scaturisce dal metodo di datazione fino ad ora adottato che si rivelerebbe inappropriato. Dello stesso avviso è Jean de Pontcharra, fisico creazionista e connazionale di Berthault che afferma che “non è dimostrata la significatività e rilevanza delle ipotesi che sottendono la datazione delle rocce tramite l’uso di elementi radioattivi”.

Non solo fossili e rocce

Il creazionismo, però, non riguarda solo l’ambito della geologia e della paleontologia. Il fisico tedesco Thomas Seiler porta come prova di questa teoria, proprio la seconda legge della termodinamica che, secondo lui, “è in contrasto con l’ipotesi evoluzionistica poiché la formazione dell’ordine dal disordine è esclusa da questo paradigma”. Se un sistema è aperto, dice Seiler, materia ed energia possono essere scambiate con l’ambiente circostante. “In questo caso possono verificarsi fenomeni di aumento dell’ordine se questi rispettano le condizioni di informazioni pre-programmata”. Di contro, conclude lo scienziato, “la formazione di una molecola di Dna, di un osso o di una ala, non è un processo probabile, in quanto tali strutture non sono ordinate a seconda di un’informazione già esistente bensì sono novità complesse che rappresentano una nuova informazione”. Fra gli esponenti di spicco, poi, vi è il genetista polacco Maciej Giertych. Per giungere alle sue conclusioni Giertych parte dal metodo di Darwin che osservò la variazione dei becchi all’interno delle specie di fringuelli. Eppure ciò che veniva esaminato era “la conseguenza della ricombinazione e della riduzione dell’informazione genetica”, concludendo erroneamente che si trattasse di evoluzione.  “L’adattamento infatti”, prosegue il genetista polacco, “è spesso denominato microevoluzione, ma non si tratta di un piccolo avanzamento nella macroevoluzione, bensì di un processo che conduce nella direzione opposta”. La selezione naturale, quindi, non sarebbe altro che un modo per preservare la funzionalità degli organismi e “per eliminare le forme difettose proteggendo la popolazione dal deterioramento, ma non fornirebbe nuova informazione per la formazione di nuove funzioni o organi e dunque non rappresentando alcuna forma di evoluzione”.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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