Le sabbie dell’oblio, la forza della realtà

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Soccorso ai sopravvissuti del disastro di Haiti

Di Paolo Cappelli

La settimana scorsa ItaliaMagazine ha proposto un ampio reportage sulla ricostruzione post terremoto in Abruzzo e in particolare a L’Aquila. Scopo dell’iniziativa, promossa dall’Ambasciata dell’Aquila, è quello di evitare che si spengano i riflettori su una catastrofe che è appena uscita dall’emergenza e che si conferma in tutta la sua contundente tragicità nel vivere quotidiano.

Vi siete mai chiesti come ci si sente o come si vive da dimenticati? Dopo un disastro come quello che abbiamo potuto seguire fin dai primi istanti, grazie all’ampia copertura dei giornali e delle televisioni di tutto il mondo, dopo le pacche sulle spalle, gli abbracci nel momento del lutto e il reciproco farsi coraggio di coloro i quali erano miracolosamente sopravvissuti, si entra in un tunnel in cui i suoni sono ovattati, la vista opaca e il disorientamento è la regola. Se si è fortunati, si vive in un paese in cui si può preservare la dignità, contare su uno stato di diritto, fare appello alle istituzioni per salvaguardare i propri diritti. Ma non tutti sono così fortunati.

E’ il caso di Haiti, oggetto delle attenzioni e del sostegno della comunità internazionale per tutto il primo semestre del 2010 e lasciato alla gestione del suo quotidiano, che oggi si chiama colera. Haiti vive una nuova emergenza da un paio di settimane, quando un ceppo di colera ha iniziato a seminare il panico tra i suoi abitanti. Il numero di vittime di questa epidemia non sembra arrestarsi e, fino a questo momento e secondo gli ultimi dati forniti dal governo del paese caraibico, le vittime sarebbero almeno 253, mentre sembrano essere migliaia i contagiati. L’origine dell’epidemia pare sia riconducibile alla città di Saint-Marc, nella regione di Artibonite.  “Il nosocomio Saint Nicholas di Saint-Marc ha già ricoverato una quantità consistente di pazienti”, spiega Federica Nogarotto, coordinatrice delle emergenze di Medici Senza Frontiere in loco. “La cosa più importante ora è isolare i colpiti da colera dagli altri pazienti, così da poterli curare meglio ed evitare che il contagio si diffonda maggiormente. Ciò consentirà all’ospedale di preservare la propria funzionalità entro i limiti della normalità. Stiamo provvedendo alla predisposizione di un centro indipendente per la cura del colera”. Fonti ufficiali, inoltre, confermano l’esistenza di cinque casi nella capitale del paese, Port-au-Prince, che sono già in stato di isolamento.

Il colera, secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è un’infezione intestinale acuta causata dall’ingestione di cibi o acqua contaminati da un batterio, che può comportare velocemente uno stato di grave disidratazione e persino la morte se non adeguatamente e prontamente trattata. Secondo l’OMS, il cólera è un indicatore fondamentale del livello di sviluppo sociale. Per questo, non sono pochi gli esperti che segnalano le pessime condizioni in cui si trovano a vivere più di un milione di haitiani fin dal terremoto dello scorso gennaio, che causò la morte di più di 300mila persone.

L’Ufficio Azione Umanitaria dell’AECID (la Agencia Española de Cooperación Internacional para el Desarrollo), in stretto raccordo con l’Ufficio Tecnico per la Cooperazione dell’UNICEF ha risposto alla richiesta dell’Organizzazione Panamericana per la Salute (OPS) di contribuire a un fondo di aiuto. I 100mila euro messi a disposizione hanno consentito la mobilitazione immediata di un team di specialisti in virologia e patologia, nonché epidemiologi e personale sanitario, che ha potuto confermare la diagnosi e fornire i primi aiuti al governo di Haiti al fine di evitare l’ulteriore propagazione dell’epidemia.

“La situazione a Saint Marc è spaventosa, l’ospedale locale non è più in grado di curare le oltre 1.500 persone che vi si sono riversate” racconta Jean-Claude Mubalama, responsabile per i programmi sanitari dell’UNICEF ad Haiti. “La gente qui, anche i medici e le infermiere, non hanno esperienza con questo genere di malattia. I genitori portano i bambini in ospedale troppo tardi, spesso quando non c’è più niente da fare per salvarli”. La variante di colera responsabile dell’epidemia (sierotipo 01, il più letale), ha un decorso rapidissimo. Se non adeguatamente curato, un neonato può morire nel giro di 3-4 ore dal momento in cui i sintomi (vomito e diarrea profusa) si manifestano con improvvisa violenza. La zona di Saint Marc non rientra tra quelle colpite dal sisma, anche se qui si sono stabiliti numerosi senzatetto provenienti da altre aree. Ciò fa nascere fondati timori che il fiume Artibonite sia inquinato dal batterio e le autorità sanitarie stanno esaminando le acque per sincerarsene. Haiti non conosceva episodi di colera da oltre un secolo.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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