Storie e vite di scrittori emergenti – Le vincitrici del concorso letterario “Sandor Marai”

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Di Stefania Taruffi

Intervista a: Kristine Maria Rapino- Roberta di Domenico De Caro – Daniela Raimondi

L’11 settembre 2014 si è svolta nella città di Pompei, la Premiazione della Ia edizione del Concorso Letterario Nazionale per artisti emergenti intitolato al famoso scrittore ungherese, Sandor Marai, manifestazione promossa dall’Associazione In-Oltre presieduta dalla Dott.ssa Maria Stanziano, con il patrocinio morale della Provincia di Napoli, per volontà degli assessori Marilena Nasti e Francesco De Giovanni e organizzata da Francesco Paolo Oreste.

Da sinistra: Nando Uliano, Kristine Maria Rapino, Francesco Paolo Oreste e Pietro Orsineri

Da sinistra: Nando Uliano, Kristine Maria Rapino, Francesco Paolo Oreste e Pietro Orsineri

L’iniziativa ha come obiettivo quello di promuovere la figura e l’opera di Sàndor Màrai e di incoraggiare l’amore per l’arte della scrittura, favorendo la crescita e il cammino degli autori meritevoli che non hanno ancora conosciuto la notorietà presso il grande pubblico perché, come diceva Marai, “La scrittura non è solo uno strumento, la scrittura è il potere, è la forza più grande che esista”.
E in questo nuovo percorso è stata data la possibilità a nuovi talenti, sparsi per l’Italia, di farsi conoscere, valutare il proprio livello qualitativo, misurarsi con se stessi e con un pubblico di esperti in grado di giudicare i loro scritti.
Maurizio De Giovanni e Francesco Paolo Oreste

Maurizio De Giovanni e Francesco Paolo Oreste

Tre di loro sono entrati nella terna dei finalisti, anche se, come ha spiegato il noto scrittore di gialli, Maurizio De Giovanni, Presidente della Giuria, durante la cerimonia di premiazione, non esistono scrittori ‘più bravi’ nell’ambito dei racconti, semplicemente più ‘efficaci nel colpire il lettore’: “Ogni racconto è diverso e ugualmente bello. Per definizione non esiste un ‘canone’: la scelta non è estetica, ma è di sensazione ed è stata fatta in base a ciò che abbiamo provato noi giurati nel leggerli. Il concorso rappresenta per questi giovani scrittori emergenti un passo di più in una strada difficilissima, che è quella di trasferire un fatto, un’idea, dei personaggi e delle emozioni in quello strano piccolo tubo che passa dal cuore di chi scrive a quello di chi legge: più breve è questa distanza, più si è sicuri che la temperatura di quello che va dal cuore di chi scrive possa mantenersi uguale, arrivando al cuore di chi legge”.

Tre racconti diversi, tutti legati al tema del concorso, “Le radici e/o l’amore per il proprio territorio”. Un argomento intimo, forte, che ritroviamo anche nella vita e nei romanzi dello scrittore cui è intitolato il concorso, Sandor Marai, che alla sua terra d’origine, l’Ungheria, fu legato da un profondo legame, così come fu legato all’Italia, soprattutto alle città di Napoli e Salerno, dove trascorse molti anni in esilio. La terra può essere tutto: una città, un paese, un luogo, una casa, un odore, un sapore, un ricordo dell’infanzia, un flash, il grido di dolore o di gioia d’intere popolazioni, o di un uomo solo. La forma letteraria del ‘racconto’ è immediata, così “come uno schiaffone o una carezza”, dice Maurizio De Giovanni e ci deve catapultare immediatamente nel vivo di una storia con forza e determinazione, passione e fluente rapidità.
I vincitori del concorso ‘Sandor Marai’, ci sono riusciti pienamente, regalandoci attimi di emozioni indelebili con i loro racconti. Sono tre donne, Kristine, Roberta e Daniela. Ecco le loro vite, storie, passioni, il loro legame con il mondo delle emozioni e con la terra in cui vivono, o hanno vissuto.

Kristine Maria Rapino

Kristine Maria Rapino

Ia classificata Kristine Maria Rapino- “Il rumore dell’erba”
Trentadue anni, di Chieti in Abruzzo, laureata in Lingue, Kristine ama la semplicità, il ‘rumore’ delle cose semplici e autentiche alle quali s’ispira nello scrivere. Si dice “legata a un patto d’amore con la sua terra, l’Abruzzo” e, pur non essendo autobiografico, il suo racconto è intriso di quest’ amore, di semplicità, di feste paesane con la banda musicale. Vincitrice di numerosi premi letterari, semifinalista al Talent Letterario di Rai 3 “Masterpiece” e finalista regionale del premio Letterario Rai “La Giara” con il romanzo inedito “Voglio un amore da film”, in cui mostra una scrittura ironica e sorridente, quasi da commedia. Kristine ama ascoltare le storie che le sono raccontate dalle persone che incontra ogni giorno sul pullman che prende per andare al lavoro, e da questi racconti trae spunto per i suoi scritti. E così scopre come si fanno ‘le pizzelle’, trova chi le regala un prezioso ‘lievito madre’ per fare il pane in casa, riscopre tradizioni, entra nell’essenza delle persone che abitano la sua terra. Perché Kristine ama le persone semplici: pane, olio e pomodoro e ama descriverle.
Uno dei luoghi d’ispirazione dell’autrice è S. Vito Chietino, nella Costa dei Trabocchi, tipiche costruzioni di pescatori su palafitte, uno di quei paesi in cui la vita si è fermata agli anni ’50 e lei stessa si definisce una ‘persona d’altri tempi’. I grandi ciottoli bianchi della spiaggia, dove si ‘ascolta il rumore del mare’, quei paesaggi naturali, sono luoghi molto evocativi per lei, come lo furono per D’Annunzio, che dal suo eremo scrisse molte delle sue opere e le cui poesie Kristine declamava alle Elementari.
Questo racconto è stata per me una splendida occasione per ripercorrere questi luoghi, rivivere le sensazioni che mi destano, ritrovare quel gusto della semplicità legato alla mia terra. Perché è nelle cose semplici che mi ritrovo. Tengo di più al rumore dell’erba che di una quercia che cade”.
Kristine ha avuto un’ottima formazione scolastica, con una maestra che alle elementari le faceva declamare le poesie di D’Annunzio, ponendo molta attenzione al ‘modo’ in cui esse erano declamate, facendola appassionare alla scrittura, come capacità evocativa di un sentimento o di una sensazione, non come esercizio di stile fine a se stesso, come rievocare e suscitare una sensazione che appartiene sia allo scrittore, sia al lettore”.
Quali sono le opportunità, o le difficoltà per i giovani autori odierni?
Intanto bisognerebbe definire prima il concetto di ‘autore, o scrittore’. Ormai chi si alza la mattina e vuole condividere i propri pensieri con un pubblico, scrive un libro. Proprio come farebbe su un social network, a prescindere se questi possano interessare qualcuno. Siamo arrivati al punto in cui se uno non mette la propria vita nero su bianco, non esiste! E non valuta (quasi) mai, se abbia le capacità professionali per farlo. Quello dello scrittore è un mestiere! Ci vuole professionalità, studio, capacità, impegno costante, passione, sacrificio, perché puoi ‘schiumare il sangue’ su tre aggettivi per ore, come dice Gramellini. E poi, non da ultimo, bisogna leggere tanto, perché se non sei un grande lettore, è difficile che riesca a essere un grande scrittore. Io leggo moltissimo e il 30% di quello che guadagno, lavorando in un negozio di sigarette elettroniche per sbarcare il lunario, lo spendo in libri”.

Roberta di Domenico De Caro

Roberta di Domenico De Caro

2a classificata: Roberta di Domenico De Caro – “Si chiamava vico Stella”
Nata a Torre del Greco, in Campania, vive a Tre Case. Laureata in Storia con una tesi sulla tradizione delle Guarattelle napoletane, di cui è animatrice e promotrice, è tra i fondatori della Compagnia sperimentale “Teatro dei sensi Rosa Pristina”.
Non scrive mai direttamente sul pc, ci racconta di usare carta e penna Roberta e di aver sempre scritto sin da bambina: “Finiti i cartoni animati, prendevo i fogli dei vecchi calendari, li giravo e sulla parte bianca, scrivevo quello che avevo fatto durante la giornata. Anche la poesia accompagna da sempre. Leggevo Dino Campana, D’Annunzio. Nel periodo ci fu l’emergenza rifiuti a Napoli, ho aperto un profilo My Space e scrissi che i nostri figli, non potevano entrare nella scuola, perché davanti ai cancelli c’erano cumuli di rifiuti. I social network ti danno la possibilità di canalizzare idee, rabbia, denunce ed io in quel modo volevo lanciare un allarme. In quell’occasione il poeta Mario Benedetti di Udine mi contattò, proponendomi di lavorare in rete con altre scrittrici per fare un’Antologia tutta al femminile. Nacque “Silva Mala”, edito da Mondadori nel 2008, un racconto che parla di un viaggio dalla provincia addormentata di Torre Annunziata, fino alle vele di Secondigliano, il cambiamento del paesaggio, l’incontro con un gruppo di donne con le quali facevo laboratorio teatrale e il ritorno a casa. Il paese era sconvolto da un terribile temporale che provocò questo vomito di rifiuti per le strade. In questo racconto c’era tutto il dolore per la necessità di dover andare via, scappare da quei luoghi. Non tanto per me, quanto per mio figlio. Però poi si resta.”
La scrittura per Roberta è un po’ una stella polare, una necessità, uno strumento per canalizzare i suoi sentimenti tra i quali anche il profondo malessere, il dolore vero e proprio che prova nel vedere la propria terra, la Campania, così martoriata, di vedere un futuro così complesso, problematico.
Si chiamava vico Stella” si riferisce ad un episodio di cronaca avvenuto agli inizi degli anni ’70: due bambini trovati ammazzati in una casa. La storia le era raccontata dalla nonna ogni volta che da piccola passavano in questo vicolo (Vico Stella), davanti alla porta carbonizzata di una casa. “Avrei potuto semplicemente documentarmi nei vari archivi storici – spiega Roberta – , ma ho voluto invece trovare delle testimonianze di prima mano e mi sono accorta che vige una sorta di oblio riguardo a questa tragedia. Le persone che l’hanno vissuta in prima persona, non riescono a raccontare la verità e come se volessero dimenticare per sempre, per non sentirsi in colpa di aver riaperto questa ferita
Quali sono le opportunità, o le difficoltà per i giovani autori odierni?
E’ molto difficile, perché molte piccole case editrici si fanno pagare per la pubblicazione. Non è facile essere riconosciuti come talenti e veder pubblicati gratuitamente i propri scritti dalle più grandi case editrici. Tuttavia a volte accade. Sono in contatto infatti con un gruppo di giovani scrittori lombardi come Tiziano Cerarusco, Giuseppe Genna, che hanno avuto la possibilità di essere pubblicati da grandi case editrici. Il momento è tragico: siamo figli di un’era in cui non viene investito nulla nella cultura. Io me ne rendo anche conto in qualità di teatrante: è una continua lotta alla ricerca di fondi, di spazi fisici nei quali potersi esprimere e dare anche agli abitanti del territorio la possibilità d’incontrare nuove realtà culturali.

Ha mai pensato di scrivere opere teatrali o per i bambini?
Lavoro molto come formatrice di teatro nelle scuole e nelle associazioni: come sarebbe bello se i bambini potessero incontrarsi in uno spazio libero di condivisione, insieme a persone che vivono di teatro, musica, letteratura, arte! Purtroppo le istituzioni non solo non hanno fondi, ma anche la burocrazia è molto pesante e penalizza i privati che intraprendono iniziative.

A cosa sta lavorando attualmente?
A un testo di Viviani in un Liceo di Bagnoli, un quartiere di Napoli. Si tratta di una rivisitazione di quello che è stato Viviani, in collegamento con Shakespeare, si tratta di scrittura creativa. Un lavoro che m’impegna molto, che tuttavia non è finalizzato alla pubblicazione, quanto piuttosto all’incontro con i ragazzi. Mi sembrerebbe un tradimento rendere manifesto questo lavoro, è una missione.
Ogni storia che Roberta racconta, inizia con una domanda. “E’ vero, è’ legata al momento storico o ad una memoria collettiva. Un discorso che si rifà agli archetipi, al ritrovare delle forme che valgano un po’ per tutti e nelle quali ci si ritrova e indagare l’evoluzione di alcuni concetti che sono uguali per tutta l’umanità.”

Daniela Raimondi

Daniela Raimondi

3a classificata: Daniela Raimondi -“Le notti a Stellata”
Daniela è nata a Mantova e ha vissuto molti anni a Londra, vincitrice di numerosi concorsi letterari, attualmente vive e scrive a Sassari, in Sardegna.
Anche Daniela, per il suo racconto “Le notti a Stellata” ha attinto dai ricordi, ma soprattutto dai racconti dei genitori, in quanto Stellata, in provincia di Ferrara, è il paese nativo della madre. “Io sono in realtà andata via da là quando avevo 18 mesi – racconta – ma ho vissuto lo stesso quel mondo padano, attraverso i racconti dei miei genitori, della famiglia e li ho ‘mitizzati’
In “Notti a Stellata” tutto parte dal ritrovamento di una scatola da scarpe con scritto “santini”, durante un trasloco. E’ una scatola piena di ricordi, santini, fotografie, date di nascita e di morte, che fanno ripercorrere alla protagonista la storia della sua famiglia, della bisnonna Armida, della nonna ‘Neve’. Storie d’altri tempi, delicate, colorite di aneddoti, situazioni, intrise di vissuto.

Programmi per il futuro?
Le motivazioni del Presidente della Giuria, Maurizio De Giovanni hanno proprio centrato il punto: il mio racconto è in verità proprio l’estratto di un romanzo che sto completando in questi giorni e che spero presto di poter pubblicare. Ho cercato di raggrupparne una sezione e di compattarla per estrarne un racconto, il risultato è proprio “Notti a Stellata”. Il Presidente ha colto questa sfumatura, perché in realtà è vero che il punto debole di questo racconto è il fatto che faceva parte di un lavoro molto più ampio. Per me è stato un test molto importante, perché mandare un estratto del mio romanzo a un concorso letterario e arrivare terza classificata, mi ha riempito di soddisfazione e fiducia.
Daniela scrive solo da 15 anni ed è molto conosciuta come poeta, più che come scrittrice. In questo campo ha al suo attivo due libri e si diletta anche a scrivere di teatro, che l’affascina molto: “Il teatro è un po’ una sintesi tra la poesia, come tensione alla parola, la scelta accuratissima di ogni parola, pausa, di ogni aggettivo e il romanzo, che invece ha bisogno di tempo, struttura”.

Quali sono le opportunità, o le difficoltà per i giovani autori odierni?
Il problema principale in Italia è che il lavoro di scrittore, di poeta, non viene assolutamente riconosciuto, anche in termini economici. Io ho vissuto trent’anni in Inghilterra e lì è tutto diverso: la poesia è molto più diffusa, viene insegnata nelle scuole. S’insegnano anche autori più moderni che sono nati nel 1960, non solo quelli tradizionali. E cosa ancora più importante, quando una poesia viene pubblicata su una rivista, viene anche retribuito l’autore, cosa che in Italia non accade mai! Impensabile, anche per i poeti più famosi. Non viene considerato un vero lavoro. In Italia nessuno è ‘Poeta’ di professione. In Inghilterra, ma anche in Ungheria, sì. E quindi in quei paesi emergono i migliori, che sono professionali, leggono e sanno scrivere veramente. Ad esempio trovo strano che i poeti non leggano altri poeti, altre poesie. Eppure spesso, purtroppo, è così.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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