Ecologia del vivere: importiamo anche tradizioni

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di Stefania Taruffi

Torno indietro e non ritrovo tracce di memoria della festa di Halloween nei miei ricordi di bambina. Ai miei tempi ci si mascherava solo a Carnevale. Le mie figlie sono state le prime a informarmi che il 31 ottobre si doveva andare di casa in casa a chiedere “Treats or tricks, dolcetti o scherzetti”, mascherandosi da streghe. Alla luce delle ultime mode, anche genitori ignari e addirittura la scuola, si sono allineati con i tempi. I programmi di storia e geografia si sono assottigliati, ma le maestre ora devono essere preparate anche a istruire i ragazzi sulle origini della Festa di Halloween. Non conoscendola per niente, mi sono messa a studiarla con loro anch’io. Ora è un po’ di anni che me la sorbisco. In un mondo globale s’importano anche le tradizioni ormai, specie se generano fatturato: Telefono Blu, ha voluto calcolare il giro d’affari di questa festa in Italia, che pare si aggiri intorno ai 420 milioni di euro. D’altronde non ci si può perdere un’altra bella occasione per fare feste, divertirsi, mascherarsi e spendere una cospicua somma di denaro in gadget, dentoni, parrucche, vestiti neri e maschere striate di sangue. Perché in fondo Halloween altro non è altro che un carnevale lugubre alla vigilia (Eve) di Ognissanti (All Hallows), con tanto di riabilitazione della zucca, destinata all’estinzione e salvata da questa festività acquisita.

Se andiamo a scavare nella nostra storia, ha davvero un senso Halloween per noi europei? E’ una festa pagana che vuole festeggiare il ritorno delle streghe e degli spiriti dall’oltretomba, l’unica notte dell’anno in cui si dovrebbe assottigliare la divisione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Davvero siamo interessati a sostare in questo limbo?

Halloween una festa popolare pre-cristiana che nasce negli Stati Uniti, tuttavia l’Europa non ne è completamente estranea. Infatti, fu diffusa dai Celti (per lo più dunque in Irlanda), che festeggiavano il loro Capodanno proprio il 31 ottobre. Non avendo paura dei morti, essi lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi, un’usanza, peraltro, sopravvissuta anche in alcune regioni dell’Italia settentrionale e in parte della Puglia e Basilicata. Ecco almeno un riferimento nostrano. Essa resta tuttavia una festa prettamente anglosassone. E’ dunque da capire che in un’Italia, a prevalenza cattolica, essa non abbia molto senso. Ma si sa, noi italiani predichiamo bene e razzoliamo male. Fa parte della nostra indole ricca di controsensi.

Alla chiesa non è mai piaciuto Halloween. Il più duro è stato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, che in piena polemica sui crocefissi nelle scuole, ricordò che “ci lasciano le zucche e ci tolgono il nostro caro crocefisso..”. E come in ogni democrazia scatta la controffensiva lanciata dal progetto “Sentinelle del mattino”, tramite i “papaboys” (www.sentinelledelmattino.org), che hanno lanciato via internet la festa di «Holyween», la notte dei santi. La sera del 31 ottobre  invitano parrocchie e cittadini a esporre alle finestre le immagini di santi e beati. Pare abbiano aderito all’iniziativa almeno trenta città italiane. E stamattina  a Roma, si è svolta la terza edizione della «Corsa dei santi», maratona benefica per raccogliere fondi in aiuto agli alluvionati del  Pakistan.  Un modo come un altro per distogliere l’attenzione dalle streghe. Importiamo tradizioni dunque, ma le nostre le conosciamo e tuteliamo adeguatamente?  Molte  riguardano piccole realtà locali, ma non generano fatturati, sono soltanto un patrimonio culturale d’inestimabile valore storico. Per fortuna cittadini e amministrazioni locali riescono ancora a salvaguardarle. Avete mai provato a negare un dolcetto a Halloween? Crudeltà pura, ma io l’ho fatto. Sono pochi, tra adulti e bambini a essere in grado di inventare scherzetti divertenti, improvvisando con ironia. Forse insieme a questa tradizione, potremmo anche importare un po’ del senso dell’humour anglosassone. Quello ci sarebbe molto più utile.

Foto in licenza CC: beachut (john) just one click

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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