“Capire una fotografia”. Ce lo spiega John Berger in un libro

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di Stefania Taruffi

John Berger sarà a Ferrara il 5 ottobre ospite del Festival di Internazionale in dialogo con Teju Cole. L’appuntamento è alle 11 presso il Teatro Comunale. Al termine dell’incontro moderato da Maria Nadotti, Berger firmerà in anteprima le copie del nuovo libro Capire una fotografia (Contrasto).

unnamed (2)In occasione dell’uscita del libro, John Berger incontrerà il pubblico a Roma il 10 ottobre alle 18 presso la Casa Internazionale delle Donne in dialogo con Maria Nadotti. Giuseppe Cederna leggerà alcuni brani da Capire una fotografia.

Capire una fotografia, pubblicato da Contrasto nella collana In Parole, presenta una raccolta di testi sulla fotografia di John Berger, critico d’arte, poeta, giornalista, romanziere, sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore.
Nel volume figurano venticinque testi, scelti da Geoff Dyer e organizzati in ordine cronologico, che danno conto della passione civile e politica di uno dei grandi intellettuali della nostra epoca e della sua instancabile esplorazione del mondo e dei linguaggi che lo raccontano.

John Berger

John Berger

Gli scritti di Berger sulla fotografia sono tra i più originali del Ventesimo secolo. La selezione di Capire una fotografia contiene saggi pionieristici estrapolati dai suoi libri pubblicati, ma anche pezzi finora inediti, nei quali l’autore indaga l’opera di fotografi come Henri Cartier-Bresson, Martine Franck, Jitka Hanzlová, André Kertész, W. Eugene Smith, Paul Strand – e la vita degli uomini e delle donne fotografati – con un impegno, un’intensità e una tenerezza travolgenti.

Questo libro non è un’antologia, ma un grande saggio di teoria critica, che si è costruito a poco a poco nel corso di oltre cinquant’anni. Saggista e critico dell’arte, ma prima di tutto narratore, John Berger non smette di sorprendere e di confermarsi uno degli scrittori più amati e influenti del nostro tempo.

Nell’introduzione, Geoff Dyer così descrive il lavoro di Berger: “Molti dei saggi migliori di Berger sono anche dei viaggi, dei viaggi epistemologici che ci portano oltre il momento raffigurato, spesso oltre la fotografia – e qualche volta di nuovo indietro. In Tra qui e allora Berger fa solo un breve accenno alle fotografie prima di raccontare la storia di un vecchio e amato orologio a pendolo, il cui ticchettio fa respirare la cucina di casa. L’orologio a pendolo si rompe (in realtà è rotto dall’autore in quello che deve essere stato un momento di indiavolata accelerazione da comica slapstick), Berger lo porta dall’orologiaio e scopre… Be’, questo rovinerebbe la storia…

E ancora: “Mentre Berger esamina e mette a nudo le storie di una fotografia – sia quelle che la foto rivela sia quelle sia in essa si nascondono – ecco che il lavoro del critico e dello studioso di immagini cede il passo alla vocazione e all’abbraccio dello storyteller.

E la risposta, poi, è tutta qui per Berger: “S’impara a leggere una fotografia come s’impara a leggere un’impronta o un cardiogramma.”

John Berger, nato a Londra nel 1926, è noto in tutto il mondo come critico d’arte, poeta, giornalista, romanziere (ma l’autore, che non ama questo termine, preferisce definirsi storyteller), sceneggiatore cinematografico, autore teatrale e disegnatore. Tra le sue numerose opere narrative e saggistiche ricordiamo il fondamentale Questione di sguardi (il Saggiatore, 1998); il romanzo G., che nel 1972 gli valse il Booker Prize (Neri Pozza, 2012); la raccolta di saggi Sul disegnare (Libri Scheiwiller, 2007); Il taccuino di Bento (Neri Pozza, 2014) e il recentissimo Rondò per Beverly (Nottetempo, 2014). Nel 1962 ha lasciato definitivamente la Gran Bretagna, e oggi vive in un piccolo villaggio delle Alpi francesi.

Geoff Dyer è autore d i quattro romanzi e di numerosi saggi. Nel 1992 ha vinto il Somerset Maugham Prize con Natura morta con custodia di sax. Storie di jazz (Instar Libri, 1993; Giulio Einaudi editore, 2013); nel 2006 l’Infinite Award dell’International Center of Photography con L’infinito istante. Saggio sulla fotografia (Giulio Einaudi Editore, 2007); e nel 2012 il National Book Critics Circle Award con la raccolta di saggi Otherwise Known as the Human Condition (Graywolf Press, 2011).

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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