L’Abrazo del tango

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Di Luigina Lovaglio

Buenos Aires Tango, questo il nome della rassegna internazionale di musica, canto e danza giunta alla sua quinta edizione che con grande successo di pubblico sta riempiendo la Sala Petrassi all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Iniziata il 1 ottobre terminerà il 6 ottobre 2014. Ieri sera la seconda serata, lo spettacolo Colleccion vedeva la sala gremita di gente in silenziosa attenzione, rapita dallo scandire magico del bandoneon, strumento che interpreta benissimo la musica tango: aerofono con settantuno bottoni (33 a sinistra e 38 a destra) e 142 voci, fuori dal campo visivo del musicista che li deve sentire con le dita. PicsArt_1412341166581Il tango è soprattutto percezione e questo strumento con le sue sfumature variabili, che vanno dalla malinconia, nostalgia, dolore, alla gioia, abbraccia nelle note vellutate molti colori dell’anima, come il tango. In quell’abbraccio, figura cardine del tango, è la connessione, l’incontro, la conoscenza ed anche per alcuni il sogno d’amore incompiuto che dura pochi minuti, il tempo di un brano. In quella sala però non c’era una coppia usuale, un uomo e una donna che ballano ma il pubblico ed i ballerini erano dentro quell’abbraccio, in completa connessione emotiva. Le musiche di Osvaldo Pugliese, Carlos Di Sarli, Miguel Caló, Francisco Canaro, Astor Piazzolla, quest’ultimo più noto perché precursore di un tango nuovo e di una musica contaminata anche da suoni elettronici (1955 al 1990) firmando anche diverse colonne sonore di film. Tutti conosciamo il suo meraviglioso Libertango. Quella musica permeava tutta la sala e le note erano quei ballerini magnifici, una situazione quasi mistica. I ballerini Ayelen Sánchez y Walter Suquia, Andrea Kuna y Juan Del Greco, Nuria Lazo y Federico Ibáñez, Paula Ayelen Álvarez Miño y Gonzalo Romero e Luciana Canale y Sebastian Fernández, hanno dato vita ad una danza alla fine della quale hanno cambiato sembianze nello stesso corpo: farfalle nella leggerezza dettata dalla passione, saggi vecchi nella forza interpretativa e drammatica osservata da vicino, tanto da trasformargli i visi in rughe dolorose,  e insieme la gioventù di corpi atletici, allenati al sacrificio quotidiano dello studio del tango. Questo e tanto di più è stato lo spettacolo di ieri sera che riassumo dandogli una simbologia della quale il tango come filosofia è pregna : farfalle in volo, saggezza dei vecchi, gioventù. Nato a metà dell’ottocento a Buenos Aires, il tango è stato influenzato da molte contaminazioni, una quella afro-cubana. Diverse altre le trasformazioni che ha subito, oggi una testimonianza sono i brani di tango nuevo. Come le farfalle i ballerini hanno testimoniato “ il volo” del tango in tutto il mondo con tantissimi appassionati giovani e meno,  e di ogni estrazione sociale. Nella drammaticità interpretativa “le rughe” dei  giovani vecchi, hanno dichiarato che la tradizione non è memoria, ma è questo “oggi” famoso in tutto il mondo, dove c’è lo spazio per altre contaminazioni. PicsArt_1412341217969L’arte non è mai fine a se stessa come noi  ha necessità delle sue metamorfosi. C’è stata la forza di un planeo (movimento circolare dei piedi a terra per liberarsi dalla polvere), il tango è nato nelle strada, nelle zone malfamate di periferia, nei porti, ma ci sono stati anche  i loro salti acrobatici mentre a terra le figure erano tradizionali. I corpi atletici dei tangheri in scena sono il tango giovane della Compagnia di Leonardo Cuello, coreografo e ballerino, sperimentatore di un nuovo modo di fare tango non dimentico del passato ma con un respiro “nuevo”. Quattro i quadri in scena, l’ultimo fatto di tango e sudore nello sforzo fisico dove la forza fisica era in gocce di sudore che arrivavano a terra. E’ stato questo lo spettacolo il respiro ed il volo del tango verso l’immortalità: tradizione e modernità.

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

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