“Oro nero” la nuova personale di Maria Pia Daidone

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10710927_10203901499529851_5355083233024492210_ndi Lidia Monda

Sacro e profano, lusso e povertà, trasparenza e materia. E’ il gioco degli opposti a essere il tratto dominante di “Oro Nero”, la nuova mostra personale dell’artista Maria Pia Daidone, che in questi giorni ha inaugurato il progetto U arte, presso ‘La casa di U’, uno spazio espositivo e culturale a Napoli, nel pieno centro commerciale del quartiere Vomero. La Daidone si muove con grazia nella sala affollata, in cui anche la presenza del maestro Riccardo Dalisi, contribuisce ad alimentare la forte energia che si respira. I lavori sono disseminati un po’ ovunque. Tele appese alle pareti, opere in cartapesta appoggiate agli scaffali, o composizioni semplicemente esposte alla curiosità dei presenti, come la struttura in plexiglass, cartone e metalli, che da vita a un’opera accattivante e innovativa. E, in effetti, qui le antitesi di materiali e di ideali si attraggono, si sovrappongono e si fondono in uno. E’ una collezione ricca di prezioso oro e di mistico rame, assemblati insieme al moderno e futuribile plexiglass o al più povero e popolare dei materiali, il cartone che assume nuova veste, divenendo cartapesta, che si presta, insieme agli altri materiali, a un gioco di combinazioni mutevoli e immaginarie.10712856_10203901499609853_3395291175537321119_n La foglia d’oro prevale, solare e riflettente, sia su tele più grandi sia su piccole opere di cartapesta che sembrano ex voto dedicate alla dea arte. Il rame è invece un filo conduttore che intercetta uccellini e poesia, si aggomitola e lancia riflessi bruniti di energia. Il cartone perde la sua identità primigenia per trasformarsi in qualcosa di altro e non riconoscibile, e fornire così base o consistenza di un richiamo alla tradizione e alla materia. E infine il plexiglass, moderno e trasparente, cristallizza il presente proiettandoci nel futuro, con le sue linee rette ed essenziali, ma anche limpide e riflettenti. Le combinazioni guardano indietro alla tradizione, ma strizzando l’occhio alla modernità, mescolando insieme consistenza e trasparenza, ma anche leggerezza e profondità. Insomma, una mostra necessaria, se non altro per scoprire in che modo passato e futuro s’incontrano e formano il presente di un’artista come la Daidone, sempre fresca e innovativa.

“Oro nero”. Perché questo titolo?

«‘Oro nero’ è il petrolio, aureo per il suo valore economico. Il mio oro è realizzato con vernici e carte dorate in varie tonalità. Nero è il colore che uso, come nere sono le bruciature che infliggo alla materia. Da questo raffronto è nata l’idea del titolo.»10626679_10203901499689855_4336312283378642881_n

 Le opere sono come i figli. Esiste ‘la preferita’ o sono tutte uguali?

«Nel corso degli anni ho lavorato su vari soggetti e tecniche, ogni ciclo ha avuto le sue opere preferite. Attualmente le opere incentrate sulla ricerca dei materiali sono quelle che sento di più.»

Progetti per il futuro?

«Il mio futuro potrà essere quello del design su cui sto concentrando interesse ed energie sempre crescenti.»

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

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