Quando il bicchiere è mezzo pieno

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di Lidia Monda

Talvolta si vince, talvolta si perde. La battaglia con i ladri è così. Che si tratti dello scippatore, del topo di appartamento o di un semplice “mariuolo”, è una lotta epica quella tra ladri e derubati; un po’ come tra scapoli e ammogliati. E le storie strambe non mancano mai, soprattutto oggi che la crisi fornisce una sorta di alibi morale alle più assurde follie, e un “trentunoliberatutti” sotto il quale anche il ladro fallito trova riparo. Eh, la crisi… E non va bene, perché l’onestà è sempre una scelta non solo scomoda, ma anche priva di gratificazione, eccetto che nei film americani. Ma poiché nessuno dirà mai “bravo, perché non rubi”, e tutti abbiamo bisogno di carezze, più che di certezze, ecco che si moltiplicano furti e furtarelli dagli esiti non sempre certi, soprattutto per i ladri. In effetti, anche nel furto bisogna mantenere un certo stile, sennò finisce che il tentativo si banalizza, l’opera resta incompiuta e invece di esultare come un moderno Lupin, si rischia di fare la figura dei fessi, scornati e umiliati dall’imperizia e persino dalla malasorte. Perché a volte anche la sfortuna ci si mette, ed è bene saperlo. Il mio amico Massimo, ad esempio, è uno che ci tiene da matti allo smaltimento corretto dei rifiuti. La differenziata per lui è scienza esatta, ma dov’è che lui ha un punto in più è nel riciclo dell’olio usato che, diciamoci la verità, non è da tutti. E così sono anni che prende una tanica da 5 l di olio vuota, la riempie con l’olio esausto, e la va periodicamente a svuotare nell’apposito contenitore giù in strada. 10748687_10204139740045715_1318831263_nEd è proprio durante una di queste operazioni che Massimo poggia la tanica da 5 litri, colma di olio da riciclare sul marciapiede, si volta per staccare la catena al motorino, il tempo di armeggiare col lucchetto, si gira… e la tanica non c’è più. Lui stenta a crederci, anche per la rapidità e pulizia d’azione, gira intorno al motorino come un ossesso, ma niente. Si erano rubati la tanica. No, peggio, si erano rubati la tanica con l’olio usato dentro. Ci ha riso su per un mese. In altre circostanze c’è premeditazione, e scienza. Come al supermercato dove il proprietario mi spiegava che da un po’ di tempo le persone sostituiscono le confezioni esterne delle uova, sfilando e ricomponendo l’involucro cartaceo di quelle più care con quello delle uova meno costose. Ora, il guadagno netto di un’operazione del genere è tra i trenta e i quaranta centesimi. Ci si può domandare se ne valga la pena, ma parrebbe di si, e poi vuoi mettere la soddisfazione di mangiare una frittata deluxe al prezzo di una low cost? Eppure, anche questa è felicità. Nel mio caso invece è una battaglia a colpi alterni, iniziata a luglio dell’anno scorso con un furto in casa paragonabile a un trasloco. E vabbè, pare che sia un’esperienza democratica e trasversale, un po’ come la varicella o i parenti serpenti che in famiglia non mancano mai. Ma stamattina, quando sono andata a recuperare il mio motorino l’ho trovato pressoché distrutto, ma ancora lì che mi aspettava, martoriato e fedele. Hanno provato a rubarlo ma si sono poi resi conto del block shaft che, come lo scudo laser di superman, protegge le anime dei motorini in pena. E allora a questi signori, che hanno tentato e gli è andata male, vorrei dire: a parte che pensare di rubare un motorino come il mio ci vuole davvero, davvero coraggio. Ma io vi ringrazio perfino. Il bicchiere mezzo pieno me lo sono bevuto tutto d’un sorso. Mi avete regalato l’immensa soddisfazione di gongolare sulla vostra sconfitta per tutta la giornata, e in fondo, si sa, la felicità è soprattutto questione di prospettiva.

 

 

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

One Comment

  1. Gian Franco Mascoli
    2 novembre 2014

    Cara Lidia, ti ringrazio di avermi reso partecipe del tuo articolo, sempre bello e interessante. Io credo fermamente nell’onestà, nella correttezza dei comportamenti, nel rispetto delle regole possibilmente intelligenti, nel rispetto delle persone e del bene comune; detto questo, concordo sul ” Talvolta si vince, talvolta si perde “, non mi trovi concorde su ” l’onestà è sempre una scelta non solo scomoda, ma anche priva di gratificazione ” che l’onestà sia una scelta scomoda e, oggi come oggi, anche ‘impopolare’ è vero, ma che sia priva di gratificazione, su questo dissento. Differenziarsi è per me gratificante, non essere timoroso degli eventuali controlli che si possono sempre subire, è gratificante, l’essere in pace con sé stesso è gratificante, il che non significa essere acritico e suddito, bensì consapevole dei propri diritti e dei propri doveri. Far parte di una società vuol dire, secondo me, proprio questo, partecipare al suo funzionamento, alla sua trasformazione con comportamenti che rispettino l’insieme della comunità, opponendosi, quando è giusto farlo, cooperare quando è giusto.
    Oggi, i tempi si sono complicati parecchio sia per la crisi internazionale, sia per l’assenza di una Politica ‘ alta ‘, assenza più che trentennale, a questo si aggiunge la mancanza di una cultura civica e l’immaginare di ‘ valere ‘ solo perché eredi di un luminoso passato,è insulso, è frutto di una povertà mentale, non esistono più rendite di posizioni, ci si deve riproporre a livello internazionale nella piena consapevolezza di essere quello che siamo, tra tanti altri che sono quello che sono.
    Molto significativo l’aneddoto del tuo amico e della sua tanica d’olio esausto.
    Sempre con affetto.

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