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Suovetaurilia: il solo show di Roa alla Dorothy Circus Gallery

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di Martina Peloso

Un inquietante e poco favoloso bestiario è ciò che ci presenta il feroce linguaggio di Roa nella sua personale “Suovetaurilia” alla Dorothy Circus Gallery di Roma (Via dei Pettinari 76), una mostra che resterà disponibile ai curiosi e agli appassionati fino al 24 dicembre 2014.dcg_1

Roa esibisce maestose pitture in toni di bianco e nero di animali esotici o di diffusione più comune, fiere dipinte su pannelli che mostrano un rovescio cruento di carne viva, porpora, muscoli e ossa, non appena si provi ad aprire un’anta o uno sportello di cui spesso i pannelli si compongono. Infatti le pitture di Roa si svolgono su materiali provenienti da vecchi arredamenti abbandonati, pezzi raccolti dall’artista stesso durante la sua permanenza nella capitale e riadattati a tele e supporti di stesura.

L’animale scarnificato, a brani,  si fa vittima ai nostri occhi e ci costringe a sentirci carnefici: la maestosità della fiera rima con la potenza sterminatrice dell’essere umano. Potremmo dire che Roa rovescia letteralmente la morale dei bestiari medievali, in cui ogni animale era immagine allegorica delle caratteristiche dell’animo umano: nelle opere in mostra la potente bellezza della fiera è pura e inerme, fragile, e ci accusa senza mezzi termini.

Roa, artista belga della città di Ghent, è un maestro di Urban art che cela il suo vero nome dietro uno pseudonimo al fine di svolgere la sua attività di critica e protesta  nella piena libertà che l’anonimato garantisce. Famoso in tutto il mondo per i suoi imponenti murales, cittadino dell’ecumene poiché nomade quanto la sua arte che si svolge in molti Paesi, ha generosamente aderito all’iniziativa “Spay for Your Rights” curata dalla Dorothy Circus Gallery, che ci aveva già proposto il tema dei diritti umani con la personale di Eduardo Kobra. Per il secondo step dell’iniziativa, assegnato al tema della diversità, Roa ha ideato e realizzato dcg_11una mostra dedicata palesemente al pubblico romano. Il titolo della sua personale infatti è accuratamente scelto: suovetaurilia nell’antica latinità era un sacrificio con fini purificatori e apotropaici di un maiale (sus), di un montone (ovis) e di un toro (tauris); diffuso nel lato ambito delle civiltà indoeuropee, quindi molto più antico di Roma, il sacrificio è rimasto legato al nome e ai primordi della città eterna, perché integrato stabilmente nel folklore dell’arcaica latinità. Il titolo di questa mostra non resta banalmente ancorato al famoso rito, ma suggerisce piuttosto, con l’irruzione di elefanti, gorilla e altri animali esotici, l’abitudine dell’antico popolo di Roma a fare del macello e del massacro uno spasso da panem et circensens anche in tarda epoca imperiale, quando si importavano fiere esotiche dalle terre conquistate. La critica di Roa alla mattanza indiscriminata di vite animali da parte degli uomini, allusa attraverso lo spunto dell’antico rito romano, è a questo punto evidente.

Un gorilla dagli occhi caldi e profondi inquisisce le nostre coscienze ancor meglio nella vacuità delle orbite vuote del cranio senza carne, il suo doppio; un ariete ritratto con le tinte del bianco e nero, tipiche dell’artista, sembra addirittura più vivo nel double face vermiglio di fasci muscolari, che paiono pulsare ancora di sangue.

Le magnifiche opere in mostra alla Dorothy Circus Gallery sono a disposizione degli acquirenti: parte del ricavato di vendita sarà devoluto a sostegno di associazioni animaliste e a favore del progetto “Cavalcando l’Autismo”, organizzato dall’associazione “L’emozione non ha Voce”, in cui undici ragazzi autistici attraverseranno l’Umbria e il Chianti a cavallo dal 31 Agosto al 6 Settembre 2015.

foto: Alesià Rose Moroni Nawezi - courtesy  Dorothy Circus Gallery

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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