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L’attore senza “ maschera”

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Uscirà nelle sale il 13 novembre, il nuovo film di Marco Risi “ Tre Tocchi”,  è  una storia senza maschera della vita dell’attore.

La genesi del film risale a circa sette anni fa, da una passione,  il calcio. Così racconta Marco Risi in un’intervista al Festival del Cinema avvenuto lo scorso ottobre.TRE-TOCCHI-film-di-Marco-Risi-Poster-Locandina-2014

Il regista gioca nella famosa squadra Italiana attori, allenata da Giacomino Losi, che vide anche Pasolini in campo. I due allenamenti settimanali in campi di periferia, le trasferte, il cameratismo negli spogliatoi , lo hanno portato ad ascoltare l’uomo e non l’attore. Ha iniziato ad intervistarli dopo anni di partite insieme, e le sei storie più belle seppur romanzate sono questo film, racconti di vita vissuta, vite che si sfiorano, intrecciano fino ad arrivare al provino col famoso regista, come è accaduto nella realtà.  Un ritratto della figura dell’attore diverso,   rispetto alla quale siamo abituati dove la precarietà è il filo conduttore insieme a dolore, frustrazione, illusione, delusione, amarezza, vocazione, non è il Red Carpet . Il film prende il nome da un modo di giocare al calcio,  concentrazione/visione/ velocità, appunto in  tre tocchi..

Fanno parte del cast : Massimiliano Benvenuto, Leandro Amato, Emiliano Ragno, Vincenzo De Michele, Antonio Folletto, Gilles Rocca, Gianfranco Gallo e con Matteo Branciamore, Francesca Inaudi, Jonis Bascir, Luca Argentero, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Paolo Sorrentino, Maurizio Mattioli, Ida Di Benedetto, Valentina Lodovini.

Abbiamo incontrato Massimiliano Benvenuto e non abbiamo potuto fare a meno di chiedergli cosa lo ha spinto verso il mestiere di attore:

<< E’ un mestiere che ho nell’anima da sempre. Mio padre lavorava alla Fiat, amava l’opera, i mimi e con mia madre recitava nei teatri, a cinque anni il mio primo esordio. Ho respirato le suggestioni del palcoscenico,  ora è il mio lavoro. Anche io, come gli attori del film, ho aspettato quella telefonata dopo i provini. Ora  sono “artigiano” di me stesso, e mi assumo la responsabilità del mio talento>>

Massimiliano , parlaci del film e di come se lo ha fatto, ti ha cambiato

<< Molto. Il regista si è avvicinato al nostro linguaggio, si è messo a nostra disposizione. Ha lasciato l’impronta autoriale, ascoltando la nostra voce, riscrivendo addirittura i  dialoghi. Realizzando questo film che parla di solitudine, ci siamo ritrovati insieme a parlare di solitudini. Quando un progetto nasce da relazioni umane, quali la stima, l’empatia emotiva, si creano come in uno stagno dei cerchi concentrici che producono altro, si evolve. Quel film lo curi, lo segui, lo coccoli. Questa pellicola è un concetto, un modo di stare insieme, condividere, ma soprattutto è un film senza giudizio né giustificazione. Anche la canzone omonima del film porta frasi di ognuno di noi. Un film coraggioso, audace, libero>>.

sei attori in cerca di successo- 3 tocchiIl film apre a tutto campo sul viso di Max (Massimiliano Benvenuto) che recita il Padre Nostro, nei momenti di maggiore disperazione e quasi richiesta di assoluzione c’è questa preghiera, anche nel copione degli altri attori. Da Gilles aitante attore di soap opera che vive di velocità fino ad arrivare al suo muro “ le sue fragilità” diventando un cocainomane, a Vincenzo che accudisce il padre in ospedale  e si mantiene cantando in un ristorante, il quale sfoga nel sesso tutte le sue frustrazioni, ad Antonio che si fa mantenere da una donna “ vampiro” di trenta anni più vecchia , ed ancora a Max che fugge nella sua terra d’origine dopo una delusione fino ad arrivare al suo “ bivio” e decidere se restare oppure riprovare,  Emiliano che si è arreso alle sue insicurezze ed ha perso la determinazione, ed infine a Leandro che affronta  un  passato oscuro e riesce a portare in scena la sua trans Jennifer, rimettendo in discussione la sua esistenza.

I lavori dell’acchiappino di turisti nei ristoranti, facchino negli alberghi, doppiatore di fruscii,  ed altri dai più disparati, sono realmente professioni che gli attori del cast hanno dovuto fare per mantenere la loro “ vocazione”,  la recitazione.  In alcune scene del film, il sesso  è soprattutto  rappresentativo di una frustrante disperazione, negli spogliatoi dopo le partite di pallone, il cameratismo, l’ansia raccontata per i provini è l’anima di quei sei attori, dove alla fine il tratteggio della solitudine è uno, e sta tutto dentro a “ io, non sono nemmeno certo,  di essere diventato io! “ . Quella identità, quel non sapersi riconoscere il regista l’ha ben descritta perché questa pellicola ha sei storie, ma uno è il protagonista del film : l’attore.

Luigina Lovaglio

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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