“I ragazzi stanno bene” al Festival del Cinema di Roma

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di Stefania Taruffi

Intervista con l’attrice Julianne Moore

Presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Roma il film “I ragazzi stanno bene” della regista Lisa Cholodenko, interpretato dalla 49enne attrice (ci tiene a specificare che non sono ancora 50), Julianne Moore. E’ la storia di un’unione decennale messa in crisi da un tradimento e fin qui potrebbe essere una ‘normale’ commedia sentimentale. Solo che la storia si fa interessante poiché i coniugi sono due donne cinquantenni alle prese con i figli che stano andando via di casa e che vogliono sapere chi è il loro padre biologico. E la storia si complica perché il ‘fattore esterno’ che mette in crisi la coppia è proprio il donatore di sperma che ha fatto nascere i due figli della coppia.

Il film dunque tratta i delicati argomenti dell’omosessualità, delle coppie gay, dell’inseminazione artificiale in un ambito di coppia omosessuale, di crisi familiare, tradimento. Un mix d’ingredienti controversi che in gran parte dell’Europa non sarebbero mai accettati dalla società. Secondo la Moore invece “negli Stati Uniti situazioni di questo tipo sono normali. I miei figli vanno a scuola a New York e ci sono molti ragazzi con due mamme o due papà. Il primo studio sulla crescita dei figli di coppie omosessuali, è stato fatto dal New York Times, seguendo vent’anni di vita di una coppia gay, e ne è emerso che i ragazzi sono molto equilibrati, hanno ricevuto un’educazione adeguata e sono ben inseriti socialmente”.

Julianne Moore  ha ricevuto dalle mani del regista Paolo Sorrentino il Marc’Aurelio alla carriera. L’attrice ha esordito in teatro, a Broadway e poi è passata alla carriera cinematografica con tre film di grande successo, nel pieno dei suoi trent’anni. Riguardo all’interpretazione, dice di essersi calata facilmente nel ruolo e spiega i motivi: “Ho molta esperienza di rapporto di coppia e di genitorialità. In fondo la storia di questo film tratta di temi molto universali e parla proprio di queste dinamiche ‘familiari”. Nel film ci sono elementi autobiografici: la regista Lisa Cholodenko stava programmando l’inseminazione artificiale con la sua compagna e lo sceneggiatore, Stuart Blumberg, era stato donatore di sperma ai tempi del college.

“Quello che abbiamo voluto dimostrare è che la cosa più importante è che i figli abbiano due genitori che li amino; che poi siano due mamme o due papà, questo non ha importanza. Nel film- continua Julianne- presto ci si dimentica che si tratta di due donne-genitori e la storia scorre normalmente, come se tutto fosse normale. Il tema trattato non è tanto l’omosessualità, ma è principalmente la crescita del rapporto fra due persone negli anni, i problemi, le gioie, le difficoltà, l’educazione dei figli, i momenti di crisi che ci sono in tutte le coppie, anche eterosessuali. Il film fa un bilancio molto positivo sul matrimonio, in un epoca in cui questi valori sono messi in discussione, ma sono ancora radicati in molte coppie che, come me, ancora ci credono”.

 
Nel film viene anche ripreso il tema del tradimento e Julianne ci spiega che “la protagonista vive, come molte donne in un lungo rapporto di matrimonio, un momento di crisi d’identità, si sente persa e non riconosciuta, personalmente e professionalmente. Io credo che ad un certo punto della vita c’è spazio sia per l’ambiguità, sia per il perdono”.
Ancora una volta si propone il tema controverso dell’assenza della paternità. “In questo caso- spiega Julianne- l’uomo ha donato lo sperma, è dunque il ‘padre’ biologico di quei ragazzi. Tuttavia, le persone che hanno dedicato loro tempo e dato amore, che li hanno cresciuti, sono le due donne. Quell’uomo non può arrivare a un certo punto della vita di quei ragazzi, ormai grandi, e affermare la sua paternità: non può essergli riconosciuta”.

Il tema centrale non è dunque tanto la omo-genitorialità, che è mostrata come felice e normale, quanto la genitorialità come valore più ampio. “L’orientamento sessuale è biologico, è dentro ognuno di noi. Non bisogna creare ad esempio nei propri figli dei limiti imposti riguardo a ciò che si vuole essere, alla scelta della propria sessualità. Questa deve essere una scelta libera, fatta in autonomia e accettazione”.

Foto: Redazione Italiamagazine

Julianne Moore (foto Itali@Magazine)

 

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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