Paola Gaglianone

Sos Editor. Perché ‘Insultando Godot’ e ‘Grosso Malpelo’ non avrebbero avuto successo

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Intervista all’editor Paola Gaglianone

Di Kristine Maria Rapino

Attenzione. Letteratura altamente invasiva.
Stai per leggere una storia avvincente, coinvolgente, trascinante. È giusto che tu lo sappia per tempo. Una volta dentro, infatti, ti terrà sveglio fino alle quattro del mattino. Con un paio di occhiaie da colluttazione con la pagina, raggiungerai il posto di lavoro. Lei sarà ancora lì con te. Non penserai ad altro. Spunterà fuori dal cestino porta pranzo, che dimenticherai di riempire. T’inseguirà fino alla fermata dell’autobus, che per distrazione non prenderai. Snobberai con una certa superiorità perfino il centesimo lasciato sul bancone del bar. Proprio quello giusto per il Gratta e Vinci. Per molto tempo ancora non esisterà altro che lei. La storia. Sei pronto?
Se hai deciso di lasciarti ammanettare al letto da una storia così, non sei un masochista. Sei un vero lettore. Dunque, cominciamo.

Un uomo e una donna passeggiano sui due lati opposti di una strada affollata. Si vedono. Si corrono incontro. Si baciano.

Fine della storia. Avvincente, coinvolgente, trascinante.
O forse no. È molto probabile che un testo del genere non richieda più impegno emotivo di quanto ne occorra per leggere il bugiardino del Buscopan. Perché bisogna riconoscerlo: questo racconto, così com’è, manca di Vinavil. Sì, è vero. Ci piace essere banali, a volte kitsch. Non resistiamo al brivido del souvenir. La gondola da Venezia, Pinocchio da Collodi. Di fatto, vogliamo portaci a casa qualcosa. Così come da una storia. Che sia una bella esperienza, o un’emozione. Un personaggio, o un luogo. Una cosa classica, insomma. Da tenere in bella vista sul centrino all’uncinetto della mensola in soggiorno. Accanto alla gondola, certo.

Ed è a questo punto che entra in scena lui. Il trapezista delle trame sospese. Il geologo del testo, che svela il vuoto sotto l’insediamento letterario. Il rabdomante, che scopre nuove falde narrative. In altre parole, l’editor. Perché se a Giovanni Verga fosse saltato in mente di scrivere che «Malpelo si chiamava così perché aveva i bicipiti grossi», anziché «i capelli rossi», probabilmente qualcuno, sua moglie o un vicino invadente, gli avrebbe fatto notare l’incongruenza. Alle volte, basta del semplice buonsenso per capire che nel nostro ‘Insultando Godot’ c’è qualcosa che non quadra – anche se Godot continua a non venire e forse se lo meriterebbe. Altre volte, invece, occorre qualcuno che ci distolga dall’intento di diventare il nuovo Manzoni e con garbo sappia instradarci all’ippica, settore parimenti affollato e competitivo. In un caso o nell’altro, urge l’intervento di un serio professionista.

Perché quello dell’editor è un mestiere. Ed è un mestiere che ha un mercato crescente. In Italia, aumentano gli aspiranti scrittori. Ormai ci si diletta a verseggiare in terzine anche la lista della spesa. Per questo motivo, oltre che di un buon analista, abbiamo tutti bisogno di un editor che sappia fornirci utili suggerimenti. Al giorno d’oggi, infatti, l’editing ha un mercato anche privato, oltre che presso le case editrici. Sono in molti a investire su questo tipo di consulenza, che può offrire strumenti e spunti lavorativi utili nell’immediato e per il futuro.

Paola Gaglianone

Paola Gaglianone

Itali@magazine ha deciso di dedicarsi ai giovani scrittori, a quanti desiderano trasformare la solitudine della penna in un libro a due piazze, per autore e lettore. E ha scelto di occuparsi, in questo caso, di editing. Nei panni, ancora larghi, di suffragetta degli emergenti, questa volta ho intervistato una delle figure di spicco nel campo dell’editoria e della promozione della cultura italiana: Paola Gaglianone.

Elegante, raffinata e dotata di quell’intelligenza sensuale che solo le lettrici professioniste possiedono. Per Itali@magazine l’abbiamo già incontrata in qualità di coordinatrice del Laboratorio Rai Eri di scrittura creativa. Scopriamo che è anche la responsabile del Premio Letterario Rai La Giara. Ma è molto di più. Giornalista, editor, autrice televisiva, Presidente delle Biblioteche di Roma, ideatrice di una collana di libri-conversazione con i più importanti autori italiani. Sono solo alcuni dei suoi titoli. Tutti hanno in comune un aggettivo: appassionata.

Ho avuto il piacere d’incontrarla personalmente, lo ricordavamo, già in diverse occasioni della mia vita. La prima volta per la Scuola di Scrittura di ‘Uno Mattina’, durante l’interessante e, mi permetto di aggiungere, compianto spazio che quella trasmissione dedicava alla narrativa. Adesso la ritrovo come mia docente per un nuovo appuntamento targato Rai, il Laboratorio di scrittura creativa, del quale sto indegnamente raccontando le fortunate vicende nel mio ‘Diario di Bordo’ su Itali@magazine. Dunque, il suo nome è ormai sinonimo di buona scrittura. Da quanti anni si occupa di questo polo formativo per giovani scrittori che è il Laboratorio Rai Eri?
Sono sette anni. È nato su un progetto che è venuto naturale nel momento in cui sono passata dalla narrativa per l’editoria, alla collaborazione per la scrittura dei testi televisivi. A quel punto, ho capito che avere una conoscenza delle strutture narrative aiuta in realtà anche quando si praticano altri linguaggi. Mi sono detta che soprattutto la Rai avrebbe dovuto fare un corso di narrazione, visto che la narrazione è alla base di qualunque forma di comunicazione, soprattutto quella per immagini. Quindi, ho proposto il corso all’allora direttore di Rai Eri, la casa editrice della Rai, e abbiamo tentato questa strada che poi si è stabilizzata.

Quando è nata la collaborazione con lo scrittore Alessandro Salas, co-docente del Laboratorio?
LA GIARALa collaborazione è nata dall’inizio. Il progetto lo abbiamo presentato insieme, perché c’era già stata un’esperienza comune. Avevo lavorato all’editing di tutti e due i suoi libri, ‘Nella terra di nessuno c’erano tutti’ e ‘Schizoamore’ [N.d.R.]. Era un esordiente. E devo dire che sono stati due editing intensissimi. Per questo motivo, è stato lui stesso a credere nell’importanza di trasmettere un’esperienza di editing così intenso. Saper riguardare un proprio scritto, una propria narrazione, per sentirne l’armonia, per sentirne il senso, è importante. Quindi mi sembrava giusto che ci fossero queste due voci, la voce dello scrittore e la voce dell’editor nel corso. E così abbiamo presentato insieme il progetto.

Questa è una delle domande che mi sono sempre posta. È chiaro a tutti il ruolo dell’allenatore sportivo, fumoso ma imprescindibile quello del direttore d’orchestra, affascinante e chiacchierato quello del regista. Ma in che cosa consiste il lavoro dell’editor?
L’editor deve aiutarti a renderti consapevole del perché hai fatto quel percorso nella narrazione di una storia. La narrazione di una storia è sempre l’invenzione di un mondo, fatta attraverso il linguaggio. Un’invenzione che, in qualche modo, deve avere un senso. Perché è una ricerca di senso. L’editor ti aiuta a ritrovarlo. Quindi, a renderlo con maggiore evidenza, a piegare il linguaggio al massimo al tuo progetto. Questo è il compito di un editor. Sembra assurdo ma di notte, se sto facendo un lavoro di editing, mi giro, mi rigiro e penso: cos’è che sta per emergere, ma non è emerso? Finché non lo trovo. Non è una tecnica, è un’empatia.

GAGLIANONEC’è anche la richiesta da parte di coloro che si avventurano verso la strada della scrittura di essere un po’ sostenuti in questo percorso, soprattutto all’inizio. Credo che un bravo editor riesca a renderti più consapevole del tuo desiderio di narrare. E soprattutto, t’insegna a ritornare su quanto hai scritto. Perché, in genere, chi scrive pensa che la prima stesura sia sempre quella definitiva. E invece no. In realtà, la scrittura attraversa varie fasi. È più importante la riscrittura della scrittura.

Proprio perché quella dell’editor sta diventando una figura professionale sempre più richiesta dagli aspiranti scrittori – per i più zelanti che richiedono un parere tecnico prima di gettarsi sulle piattaforme di self-publishing, la domanda è come si fa a non incappare nello specchietto per le allodole? Come si riconosce un bravo editor da uno che trasuda perdita di tempo e di denaro?
È chiaro che bisogna prenderli nei circuiti letterari più o meno noti. Io credo che un bravo editor venga da esperienze diverse. Esperienze in case editrici, esperienze d’insegnamento. Insomma, ci sono dei curricula che garantiscono. Non si può andare alla cieca. Non basta essere insegnanti di letteratura italiana per fare l’editor. Ci vuole l’esperienza sul campo. Da una parte il campo editoriale, chiaramente, che è un’importante garanzia. Dall’altra, esperienze miste, cioè chi ha praticato la scrittura della sceneggiatura, la scrittura della narrazione. Però, non basta essere scrittori per essere editor. Intervenire su un’opera altrui è diverso che scrivere un’opera propria. Ci vuole comunque un’esperienza in campo editoriale.

L’obiettivo di Itali@magazine è quello di offrire un giusto orientamento agli scrittori esordienti. Per questo, non posso esimermi dal farle una domanda: da addetta ai lavori, come giudica quelle case editrici minori, con un circuito di distribuzione pressoché condominiale, che richiedono un contributo per la pubblicazione all’autore?
Devo dire che la crisi economica attuale e la crisi che ha colpito le case editrici, rende molto più indulgenti rispetto al contributo di un autore. L’importante è che non sia una casa editrice che fa solo questo. Però, che una casa editrice, anche con un marchio serio, chieda il contributo dell’autore per un’opera di narrativa di un esordiente, oggi fa molto meno scandalo, perché c’è una tale crisi… L’importante è sapere che seleziona, cioè sapere che poi aiuta nella distribuzione, cioè tutta una serie di cose. E soprattutto se c’è un marchio editoriale dietro, è comunque una garanzia. Perché nessuna casa editrice vuole sporcare il proprio marchio. Quindi, bisogna saper distinguere tra chi chiede un contributo per una necessità economica oggettiva, ma ha fatto una selezione, e chi invece non seleziona, e prende tutto. Io so di case editrici di tutto rispetto che oggi, per pubblicare un emergente che comunque avrà difficoltà ad affermarsi sul mercato, chiede un contributo. Ma non mi pare che ci si debba scandalizzare, in questo senso. Quello che non va bene è il marchio che fa solo questo, che non ha una sua linea. Questo è chiaro.

Che cosa ne pensa, invece, dell’autopubblicazione?
L’autopubblicazione secondo me è un po’, come dire, un tic di narcisismo, cioè questa voglia di farsi assolutamente leggere da chi ci sta vicino. Non è una strada che amo. Se ci sono dei circuiti amicali, va bene, che si pratichino, perché far leggere agli amici la propria opera per averne dei giudizi è sano e va bene. Ma che ci si consideri scrittori perché si è fatta l’autopubblicazione, secondo me non va bene. Perché ci deve essere comunque un giudizio esterno che in qualche modo ti consacra. Altrimenti, veramente…

… “te la canti e te la suoni”. Un’altra domanda da un milione di dollari: agente letterario, sì o no?
In Italia è veramente complicata la situazione. In genere, l’agente letterario esiste per chi ha già fatto una parte del percorso. In quel caso, sì. Per l’esordiente, l’agente letterario non esiste perché nessuno ti prende, a meno che non scopra proprio una capacità. Secondo me, sono le piccole case editrici che hanno una funzione di scouting. Le piccole case editrici e i premi seri. Quelli vanno frequentati perché sono comunque dei canali di accesso.

Come il Premio Letterario La Giara. Io sono stata finalista per la regione Abruzzo nella prima edizione. È un concorso molto apprezzato e sta riscuotendo grande successo. Ricordiamo, con l’occasione, che il bando scade il 31 dicembre 2014.
Sì. È una selezione molto seria, fatta su base regionale, da commissioni serie. E quindi, sicuramente ha un senso partecipare a queste iniziative, come ha un senso farsi valutare dalle piccole case editrici. Ci sono case editrici, come Transeuropa Edizioni, che hanno creato le nuove generazioni di scrittori. Enrico Brizzi, ai tempi passò da Transeuropa, con ‘Jack Frusciante è uscito dal gruppo’.

Quindi, ben vengano i concorsi.
Quelli seri, sì. Sono importanti.

L’ultima curiosità. Degli scrittori emergenti passati dal suo Laboratorio di scrittura Rai Eri, c’è qualcuno che troviamo abitualmente sugli scaffali delle librerie?
Sì, ce ne sono quattro o cinque. Francesco Troccoli, Giuseppe Rizzo, tanto per dirne alcuni. Uno è diventato un autore Mondadori di fantascienza, un’altra è diventata una poetessa importante. Ma ce ne sono tanti altri.

Per informazioni e regolamento sul Premio Letterario Rai La Giara:
www.premioletterariolagiara.it

Per informazioni sul Laboratorio di scrittura Rai Eri:
www.laboratoriodiscrittura.eri.rai.it

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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