Un biglietto che fa acquario

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di Lidia Monda

Dovevo capirlo dal prezzo del biglietto che ci sarebbe stato da piangere. Solo €1,50 e il ridotto €1,00. All’Aquarium della Stazione Zoologica Antonio Dohrn di Napoli le cose non vanno troppo bene. Già l’essere aperti sa di miracolo e lo sguardo del cassiere è a metà tra il trovare una giustificazione e il mettere in guardia da aspettative troppo alte.

 La Villa Nazionale e Aquarium ( foto da cartanapoli.it - coll. A. Gamboni)

La Villa Nazionale e Aquarium ( foto da cartanapoli.it – coll. A. Gamboni)

Un primo cartellone in italiano, in inglese e anche in napoletano è un’idea simpatica, ma unica.
Mi addentro in una struttura  che ha un infinito fascino fin de siècle e aspetto che, come al cinema,  intervenga  il ‘morphing’, ovvero quell’effetto speciale che trasforma gradualmente l’immagine in un’altra completamente diversa.  Un po’ come in Titanic, quando la tolda della nave sommersa dal mare si tramuta in quella nuova di zecca e tu ti ritrovi a fare un salto di un secolo. Ecco, io aspettavo che il morphing arrivasse e mi riportasse allo scintillio e all’eccitazione di un tempo. E invece non è arrivato nulla. E tutto è rimasto vecchio e sgangherato.

Vasche di monachelle e pinterrè, esemplari rarissimi e introvabili –pare- sia in Lapponia che in Tibet sono esibiti con una certa nonchalance, di sicuro per suscitare l’invidia intercontinentale. Ricci di mare, qualche polpo che sembra preso in prestito  dalle pescherie a Mergellina,  delfini e squalotti in formaldeide.
Verso l’uscita m’imbatto in un cartellone:  “Lo ristruttureremo!” con un’inquietante prima persona plurale (… ma noi chi?) e un futuro semplice annegato nell’utopia. Insomma, più che una promessa:  una giustificazione.
Sull’uscio  incrocio lo sguardo sconfitto di un padre anglosassone , anche lui, come me, munito di pargoli e stremato dall’ impegno di  inventare storie plausibili e accattivanti su sassi e cetrioli di mare, soprattutto considerando che quasi nessun cartello all’interno della mostra è scritto in inglese.

Sarei fuggita via, al riparo dalla pena, se non avessi saputo che fuori da lì c’era ad attendermi la Villa Comunale,  mutilata e triste, e che nemmeno in questo caso il morphing mi sarebbe venuto in aiuto.
Così ho camminato piano, radendo il muro dei miei pensieri, con in sottofondo il chiacchiericcio dei miei figli: il ciclo di vita dei delfini,  se respiravano dentro quei barattoli, di cosa parlano i pesci tutto il giorno, ma com’è che la Villa è così rovinata.

Aquarium interno -foto da icampiflegrei.it

Aquarium interno -foto da icampiflegrei.it

E mentre passeggiavamo ho deciso che, anche se al cinema le cose sono più facili, questa volta ai miei figli il morphing glielo avrei confezionato io, perché la consegna della memoria è cosa preziosa e va preservato con cura.  Così ho iniziato a raccontare di Anton Dohrn, uno scienziato tedesco geniale e illuminato, che alla fine del 1800 immaginava una stazione zoologica con un annesso acquario pubblico, in modo da attirare pubblico e finanziatori, e coprire le spese di mantenimento dei progetti scientifici. Ho detto loro che la scelta cadde su Napoli, perché per posizione strategica e vivacità culturale era l’unica a garantire già sulla carta un successo senza precedenti. Ho raccontato anche che venne chiamato un ingegnere inglese a progettare il più fico acquario mai realizzato, e lui elaborò un sistema così all’avanguardia che persino quei rosiconi dei francesi ce lo copiarono subito. E così, parlando parlando, ci siamo ritrovati nel 1874, e guarda caso è proprio il 12 gennaio, e mio figlio tira un trenino di legno, mentre l’altro corre accanto al suo cerchio. Siamo venuti tutti qui, all’inaugurazione di questo grande Aquarium, che dicono essere un progetto spettacolare. Talmente grandioso che è destinato di certo a durare per sempre.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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