Luci spente sul Festival del Cinema a Roma. Servillo consacrato miglior attore

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Toni Servillo premiato come miglior attore per il film Una vita tranquilla

Di Marco Milano


Il primo tappeto rosso del Festival del Cinema di Roma, lo scorso 28 ottobre, aveva per un attimo tradito lo spirito della festa, diventato nel corso degli ultimi anni il segno distintivo della kermesse dell’Auditorium, l’identità ormai fatta tradizione al quinto appuntamento autunnale. La protesta dei Centoautori e di tutte le altre componenti del mondo dello spettacolo – sindacati, Agis, Anica e Apt – in risposta ai sofferti tagli alla cultura e all’assenza di una idonea politica per il settore, si è rivelata, in parte, solo l’anticamera delle successive polemiche di casa nostra, che sono aleggiate inevitabilmente anche tra il popolo di cinefili romani. A ben vedere, le premesse son servite solo a rendere più sentita l’edizione 2010, che si chiude tra gli applausi reali in sala e virtuali sparsi nel mondo della rete.

Venerdì 5 ottobre, nella sala Santa Cecilia, è stata celebrata la giornata conclusiva del Festival, con la cerimonia di premiazione guidata dalla madrina Claudia Gerini, con tutti i rituali del caso – non mancando nemmeno qualche fischio. E’ Kill me please di Olias Barco, il film vincitore del Marc’Aurelio d’oro, proclamato da Sergio Castellitto, presidente della giuria internazionale composta, tra gli altri, dal regista Ulu Grosbard e lo scrittore Patrick McGrath. Una scelta, questa, in qualche modo coraggiosa e controversa, che premia il gusto per uno humour nero e irriverente a raccontare in chiave paradossale un’idea difficile. Il film belga è infatti una black comedy ambientata in una clinica per suicidi, con l’eutanasia raccontata lontano dalla realtà della malattia, in una prospettiva certo più intoccabile e personale. Il tema della morte, anche a Roma, sembra aver convinto tutti.

La giuria ha avuto uno sguardo attento anche per la pellicola della messicana Maria Novaro, Las buenas hierbas, premiando tutto il cast femminile. Anche questo un film che tocca, in maniera stilisticamente differente – passando dal dramma alla commedia, in chiave corale – il tema del distacco della morte, attraverso la tragedia dell’alzheimer  e dell’eutanasia. Un viaggio tutto al femminile tra malattia e sfera emozionale. Haevnen – In a Better world, si aggiudica il Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio, per essere un attento melodramma sulla violenza e una riflessione sulle sue possibili alternative.

A The Poll Diaries di Chris Kraus,  ricostruzione della vigilia della Prima Guerra Mondiale, va invece il Premio Speciale della Giuria.
La serata conclusiva ha fornito altri hype – termine a cui i cineblogger della rete sono tanto affezionati, attese, aspettative da sala che non si possono non menzionare, come De Regenmakers di Floris-Jan Van Luyn, miglior documentario per la sezione L’Altro Cinema giudicato vincitore dalla giuria presieduta da Folco Quilici o Hold Om Mig del danese Kaspar Munk, vincitore per la categoria esordienti. Rilevante risulta essere anche il Premio Speciale del Presidente della Repubblica assegnato al film iraniano Dog Sweat del regista Hossein Khevarnaz, “Nella speranza che serva a impedire l’uccisione di Sakineh” – come commentato sul palco da Sergio Castellitto.

Ma la festa, per i padroni di casa, è stata tutta per Toni Servillo, protagonista di Una Vita Tranquilla di Claudio Cupellini, a cui è stato assegnato, con soddisfazione di pubblico e critica, il Marc’Aurelio come miglior attore. Il ritratto di una doppia identità, la frustrazione di un passato ingombrante che ritorna, il rapporto padre figlio ha trovato in Servillo la maschera ideale, dopo le passate glorie internazionali de Il Divo e Gomorra. L’attore ha dedicato il premio al cinema e al teatro italiano come impresa, chiudendo simbolicamente quel contro-Festival che ha accompagnato questa settimana, dalla protesta iniziale sul red carpet, con un messaggio propositivo ma deciso. E se il Rosario Russo di Servillo ci racconta una vita inquinata dall’affiliazione con la camorra, puntando il dito anche sull’inferno del traffico dei rifiuti, non possiamo fare a meno di ritrovare anche in questo una presenza e una riflessione emblematica di quest’edizione del Festival del Cinema, nel chiasso sottaciuto degli ultimi eventi campani.

Il ruolo forte della settima arte si è fatto sentire, a Roma. E i timori delle polemiche e delle proteste hanno aperto al pubblico e agli artigiani del cinema, uno spazio da protagonisti e un posto di vincitori ad ex-equo, confermando il Festival, di fatto, una festa.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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