Magazzino 18. Una storia che nessuno voleva raccontare

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Historia magistra vitae est. Dicevano bene i nostri avi. Purtroppo questo antico insegnamento è stato spesso ignorato, nel corso dei secoli, lasciando così nell’oblio pezzi di storia, frammenti del nostro Paese e quindi parti essenziali di noi stessi.magazzino 18

“Magazzino 18” è lo spettacolo teatrale che Simone Cristicchi dal 2013 porta in scena e che ormai conta più di cento repliche oltre ad una cinquantina ancora in cartellone.

Un racconto di storie dimenticate nel tempo, ma ancora vive, che vedono protagonisti gli Italiani esuli di Istria, Fiume e Dalmazia. Una storia oscura che per molto, troppo, tempo è rimasta volutamente nascosta, ma che riguarda ciascuno e che per questo non può essere ignorata.

Ora le storie di quegli Italiani che lasciarono la loro terra e le loro cose sono racchiuse anche in un

volume intitolato “Magazzino 18” e Simone Cristicchi lo ha presentato ieri pomeriggio a Mestre, presso il Centro Culturale Candiani. Non un doppione, ma un’espansione del lavoro teatrale, come dice l’autore stesso, che raccoglie le testimonianze che non sono potute essere inserite nello spettacolo oltre ad un interessante apparato fotografico che illustra l’interno del magazzino.

Singolare il fatto che un “romano de Roma” come il cantattore abbia deciso di intraprendere un percorso di ricerca su un argomento poco noto e che soprattutto non lo coinvolgeva personalmente e affettivamente come il precedente lavoro “Mio nonno è morto in guerra”, nato dai racconti del nonno Rinaldo.

Simone Cristicchi spiega come è nato “Magazzino 18”. Si trovava a Trieste con un suo spettacolo, ma nel contempo raccoglieva in città testimonianze di persone anziane e riguardanti il Secondo Conflitto Mondiale. Ha avuto modo di ascoltare storie di partigiani, di resistenza e bombardamenti, ma è venuto anche a conoscenza dell’esistenza di un magazzino, il numero 18, presso il Porto Vecchio di Trieste, che conteneva le masserizie di quegli Italiani che dovettero abbandonare tutto per andare incontro ad un futuro privo di certezze. In questa terribile vicenda non c’è stato solo l’allontanamento dalla terra natia, ma si sono aggiunte le umiliazioni ricevute da parte degli stessi compatrioti che anziché accogliere gli esuli li hanno rigettati per anni.

cristicchi-magazzino-18-640x300Quando Cristicchi visita il magazzino è una giornata piovosa di Ottobre e quel luogo gli si presenta in tutta la sua tragicità. Ciò che lo impressiona particolarmente, racconta il cantattore, sono state le tante foto senza nome, ma soprattutto quelle cataste di sedie che sembravano ragni tra loro intrecciati. Capì subito che era un luogo carico di significato e quella particolare visita in qualche modo gli aveva aperto gli occhi su una storia che non era possibile lasciare lì e non raccontare.

Oggi nel magazzino 18 è presente 1/3 delle masserizie degli esuli, buona parte sono andate distrutte nel tempo, portando via con sé storie e ricordi. Ciò che è rimasto non è andato perduto grazie all’Istituto Regionale per la Cultura Istiano-fiumano-dalmata, ma è rimasto comunque nell’oblio per sessant’anni. Proprio grazie allo spettacolo di Simone Cristicchi le porte del magazzino e quindi della storia sono state aperte (anche se solo per un mese) alla cittadinanza perché i triestini vedessero con i propri occhi ciò che nessuno aveva mai detto loro fino a quel momento.

Il cantautore racconta la sua passione, fin da piccolo, per gli oggetti che appartengono al passato e la decisione, nella sua carriera più recente, di dare spazio al mondo dei silenzi. Lo aveva fatto parlando di manicomi e matti nel documentario “Dall’altra parte del cancello” e decide di farlo anche con una storia che, spiega lo stesso Cristicchi, ha lo scopo di risarcire, almeno moralmente, gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia, la cui drammatica storia per troppo tempo è stata dimenticata.

Il passato come strumento, dunque, per conoscere chi è venuto prima di noi e che è depositario di una memoria che non può e non deve andare smarrita. Tutta la storia ha pari dignità e deve essere trasmessa alle future generazioni.

Dovrebbero essere i libri e gli storici a farlo, ma non è così. Per fortuna esistono dei cantastorie come Simone Cristicchi che per amore della verità ci consegnano un tassello della nostra storia, altrimenti disperso.

di Caterina Ferruzzi

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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