7

Buon compleanno Fresu. Intervista ad un artista “ostinato”

image_pdfimage_print

di Marina Capasso

Paolo Fresu è un musicista talmente noto che non ha bisogno di molte presentazioni. Artista dal calibro e dall’animo cosmopolita, vanta numerosi premi e riconoscimenti ed una svariata serie di collaborazioni con musicisti italiani e internazionali. 7Dopo le polemiche sul concerto del 27 luglio scorso a Folgaria, dove intonò con la sua tromba le note del Silenzio, ed in occasione del suo compleanno, ci piacerebbe mostrare aspetti del Paolo Fresu compositore e poeta, che nella sua musica mette quotidianamente passione e dedizione e che da sempre, anche attraverso la sua etichetta discografica Tǔk Music, si dedica alla sponsorizzazione di giovani artisti.

Quali sono stati i musicisti che nel tempo ti hanno ispirato e quali le suggestioni del quotidiano che ispirano la nascita dei tuoi brani?

«Dipende. Le suggestioni che ispirano la nascita di un brano possono essere molte. Alcune volte si scrive perché si ha semplicemente voglia di scrivere, altre perché qualcuno te lo chiede (ad esempio per un film o per una pièce teatrale) e altre volte ancora perché devi comporre per un disco. Ci sono però delle volte in cui senti il bisogno di scrivere perché lo senti dentro. In questo caso l’ispirazione può essere una persona, un fatto accaduto, una storia vissuta, un colore, un profumo, un paesaggio. In qualsiasi caso credo che ci sia sempre e comunque un perché. Anche quando non lo sai o credi che non ci sia. Nel senso che ciò che scriviamo è il deposito del già visto e del già sentito che, al momento opportuno, riaffiora in una forma personale. Anche in questo sta la bellezza della musica».

Le tue numerose collaborazioni vantano dialoghi con il cinema, il teatro, la letteratura. Come tutto questo ti ha arricchito e in che modo si riflette nella tua musica?

«Quando scrivo su commissione, come accade per uno di questi linguaggi, utilizzo tecniche diverse rispetto alla scrittura tradizionale. Ciò è per me molto interessante perché apre porte nuove e mi offre nuove opportunità di indagare nella scrittura e dunque nella melodia e nell’arrangiamento. In genere succede che questa nuova musica me la porto appresso poi anche nei concerti con i miei gruppi e dunque, dalla sua funzione di servizio questa musica assume poi una forma altra modificandosi nel tempo grazie a nuovi musicisti che la fanno respirare e grazie alla performance dal vivo. Mi piace questa idea della musica che si modifica e che si muove dalla carta verso nuovi luoghi e nuovi approdi. Ovviamente tutto questo arricchisce enormemente la mia musica e in questa si riflette».

Quale pensi debba essere il ruolo di un musicista oggi e quali i messaggi da veicolare?

«Penso che un musicista contemporaneo abbia un ruolo specifico nella società. E’ quello non solo di creare arte ma, attraverso la stessa, invitare a riflettere sul mondo grazie alla bellezza. Ovvio che i messaggi da veicolare sono tanti. Sono tutti quelli che ci stanno a cuore e che, attraverso la musica, ognuno si porta appresso. Altrimenti, come scrissi in occasione del compleanno per i miei cinquant’anni, non avrebbe ancora senso stare sui palchi del mondo per creare solo note che il vento si porta via…».

Cosa pensi debba fare un giovane che voglia “fare musica” e quanto conta lo studio?

«Lo studio conta tantissimo.  Ma conta ancora di più la passione, l’amore per ciò che fai, la costanza e la determinazione. L’arte è spesso ingrata. Non sempre coloro che studiano tanto arrivano.7 Capita di vedere persone con un grande talento naturale andare avanti più veloci ma capita spesso che persone non troppo talentuose superino gli altri lavorando sodo. L’incertezza della musica fa si che si debba fare tutto il possibile. Se poi non si arriva non rimarrà il rimorso di non avere fatto tutto il possibile. Siamo abituati a vivere in una società che basa il successo sul traguardo mentre il vero successo è forse nel percorso».

Fellini, con un ideale e meraviglioso sottotitolo “Elogio della lentezza”, è forse il brano da te più interpretato. Ci spieghi come è nato e quali sono le emozioni ad esso legate?

«E’ nato durante un viaggio in treno tra Firenze e Bologna il giorno che ho appreso della morte del Maestro. Ciò mi colpì particolarmente e in quel viaggio di una ora e venti annotai sul mio taccuino pentagrammato un tema di 16 misure, struggente e circense, che diventò “Fellini”. Il brano poi lo completai al Conservatorio di Parigi e lo incisi subito dopo con il mio Quintetto con ospite Gianluigi Trovesi nel CD “Ensalada Mistica” per la Splas(H) record in un doppia versione tango e ballad. Da allora l’ho sempre suonato ed è forse il brano che ho suonato di più e che mi rappresenta meglio. Molti altri artisti lo hanno suonato e cantato e ne esistono decine di versioni al punto che ogni mese, da un anno a questa parte, ne mettiamo con scadenza mensile uno nuovo nel sito e andremo avanti per qualche anno…. Ma ho riflettuto in questi anno sul concetto di velocità e lentezza e sul fatto che ora, da quando per andare da Firenze a Bologna con le Frecce, si impiegano solo venti minuti, sarebbe impossibile scrivere un brano dedicato a qualcuno. Per questo ho idealmente reintitolato Fellini “Elogio alla lentezza”. Lo racconto al pubblico tutte le volte che lo suono pensando che la musica non ha forse bisogno di velocità ma di spazio, silenzio e riflessione».

Che rapporto hai con il tempo?

«Penso che il tempo siamo noi. Nel senso che questo sta nella nostra testa. E’ ovvio che il tempo passa inesorabilmente per tutti, ma il concetto di passaggio e di velocità dipende da noi e dal nostro modo di vivere. Esiste un tempo reale e uno metronomico, ma tutti e due siamo noi a stabilirli. C’è gente che ha una giornata a disposizione e questa sembra cortissima e altri che in una ora fanno mille cose. Come esistono artisti che suonato cento note al secondo ed altri che ne fanno due. Spiego sempre ai miei allievi che se si vuole suonare bene su un tempo velocissimo questo va pensato con lentezza perché altrimenti si rischia di suonare più veloci del tempo».

Hai progetti ancora incompiuti che ancora non sei riuscito a realizzare? 8

«Sono uno ostinato e “Ostinato” era il titolo del primo album a mio nome del 1984! Ci sono tanti progetti che vorrei fare ma non sempre tutti si realizzano e va bene così. Fino a poco tempo fa a questa domanda rispondevo dicendo che avevo in mente un progetto sulla musica Barocca che non ero mai riuscito a fare. Ora l’ho finalmente fatto. Con Uri Caine e il Quartetto Alborada dedicato alla musica di Barbara Strozzi. Avevo da tempo l’idea di fare un disco con ospite Tom Waits assieme al Quintetto storico e non l’ho ancora fatto. Che senso avrebbe il fare tutto quello che si ci prefigge? Se abbiamo ancora voglia di fare e per poter inseguire i sogni…».

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *