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La pagella è on line, la password in segreteria

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Prodigi della tecnica moderna.  La pagella è on line, l’iscrizione è mode on, la scuola è cool, e il tutto è, come dicono all’Expo, very bello.

E’ la nuova scuola, quella che sta al passo coi tempi, che usa l’informatica con l’aria di chi, dopo una vita spesa ad arrivare, ha l’aria blasé di chi da sempre è stato dalla parte giusta della barricata, anche se il rischio dello smascheramento resta dietro l’angolo.

Un esempio per tutte è la pagella on line. Il rito cambia da scuola a scuola. In alcune, ad esempio, capita che la novità sia annunciata con una certa sufficienza, solo che a ritirare la password per la pagella informatica, i genitori ci devono andare di persona. Al massimo possono delegare, ma in piena formalità, con tanto di fotocopia del documento di uno dei genitori deleganti. Motivi di privacy e sicurezza, dicono, quasi fosse il PIN della carta di credito.registro_elettronico

In mancanza di altri delegati toccherà ai singoli genitori recarsi a scuola a ritirare la password e perdere così lo stesso tempo che avrebbero impiegato a firmare per avere la pagella ‘normale’. Ma in questo caso c’è l’addizionale della fortuna. Essì. Perché la consegna della chiave d’accesso al mondo informatico avviene nel giorno x, ma soprattutto nell’ora x.

Un’unica ora. Precisa.

Sicché bisogna esser fortunati e avere il figlio in seconda elementare per ritirare la password dalle otto alle nove; lo si è molto meno ad avere bambini in quarta, nel qual caso il ritiro è dalle undici a mezzogiorno.  Lavori? Fai filone. Hai la spesa da fare? La rimandi. Devi partire? Cambia programma. Hai la lezione di yoga-ceretta-parrucco? Non ne hai il diritto, figuriamoci parlarne.

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E quando infine giunge il momento dell’ambita consegna password, ci si accorge che il metodo di “sicurezza e tutela della privacy” è ben custodito in un foglietto ritagliato e chiuso con la spilletta, con su il cognome del bimbo, rigorosamente scritto a penna. Alla domanda: scusi, ma non le potevate mandare per mail queste password? La signora  interpellata risponde che lei è un’insegnante, e queste cose per la verità dovrebbe farle la segreteria.

Ecco qui, l’italianità. Una risposta nulla nel merito, ma perfetta per spostare la responsabilità ad altri, con quell’accenno di colpevolizzazione con chi è polemico e qui c’è gente che lavora.

Si insiste: si, d’accordo, ma non le potevate mandare per mail queste password?

L’insegnante- facente- funzioni- segreteria alza le spalle: “così hanno deciso”.

Ecco qui, il potere calato dall’alto. Indiscutibile. Che sia religione, mafia o ragion di Stato è il modo migliore per tombare qualsiasi discussione o accenno di contrasto.

Nel frattempo anche le altre mamme della classe hanno lo stesso problema. La password non funziona. Qualcuna chiama in segreteria, le danno una nuova password.  E la privacy? E la sicurezza? Ma allora bastava una telefonata? Ma la daranno la nuova password a chi non è riuscito a prendere quella sbagliata? Ma neppure un accenno sul sito della scuola?

E chi non ci ha pensato prima? E’ venerdì sera, la scuola ha già chiuso. Addio password, toccherà aspettare lunedì. Per fortuna motivi di privacy e sicurezza custodiranno in segreto i voti degli alunni.

Eppure questo era il modo per sentirsi avanti, ma così avanti che praticamente, non si sa come, ci si è ritrovati all’ultimo banco.

Lidia Monda

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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