padri calpestati

Storie di padri senza figli

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Il numero dei padri separati cresce a ritmo di una separazione ogni sei minuti e un divorzio ogni dieci. Sono momenti dolorosi per la coppia e per i figli ma per i padri ciò spesso si trasforma in un girone dantesco in cui perdono tutto: la casa, la tranquillità economica ma soprattutto il diritto di amare e di essere amati dai propri figli.

Con Padri calpestati. Dieci storie vere di uomini separati l’avvocato Renea Rocchino Nardari (matrimonialista e prima donna avvocato Rotale in Italia e settima nel mondo) intende sensibilizzare, attraverso il racconto crudo e intenso di dieci storie vere l’opinione pubblica, le istituzioni e i mezzi di comunicazione su un tema allarmante e tristemente attuale del quale però si parla ancora troppo poco.

Quali sono le storie che racconta nel suo libro?
Sono storie di padri che combattono perché vengano riconosciuti i loro diritti, specialmente nel rapporto con i figli.
Ho capito che non basta l’assistenza legale per aiutare la gente, bisogna fare cultura, un’attività che va oltre la professione. Per questo motivo ho sentito il bisogno di parlarne e di raccontare questa triste realtà alle persone che non conoscono gli aspetti della conflittualità familiare, perchè solo attraverso la conoscenza e l’informazione possiamo cambiare qualcosa.
Tutte le vicende che racconto nascono da storie vere, tratte dalle carte processuali, quindi aderenti alla realtà anche se i nomi e luoghi sono di pura fantasia.
Ho cercato di calarmi nei panni dei protagonisti raccontando le loro storie in prima persona mettendo così  il lettore a  confronto con il vissuto emozionale del personaggio.
Alcuni lettori potranno riconoscersi in esse, altri potranno riconoscersi in parte, perchè le storie di ciascuno sono le storie di tanti.padri calpestati

Che padri sono i protagonisti delle sue storie?
Sono padri che si sono sempre dedicati alla loro famiglia con amore.
Sono padri derubati dei figli, emarginati, umiliati dalla giustizia e da donne che credono, anche se in buona fede, di poter surrogare il ruolo del padre.
Sono padri costretti ad incontrare i figli anche poche ore alla settimana per strada, in un supermercato o in un centro commerciale, padri ai quali viene tolta ogni dignità.
Nella realtà sociale contemporanea persiste l’immagine stereotipa del padre dispensatore di sostegno economico per la famiglia, quindi oggi il padre è una figura inappropriata e fuorviante.
Infatti i padri separati sono definiti i nuovi poveri perchè spesso non hanno nemmeno la possibilità di mantenere sè stessi.
Attualmente il padre, sia di fronte alla famiglia, sia di fronte alle Istituzioni, ha un ruolo marginale e secondario mentre il ruolo della madre è sempre dominante.
La società in questi ultimi trent’anni è cambiata, è scomparsa la figura del padre padrone e della madre regina del focolare e di ciò certamente non ce ne doliamo, però di questo cambiamento gli operatori della Giustizia non se ne sono accorti e continuano ad applicare le vecchie regole.
La donna oggi è indipendente ed emancipata nel lavoro e quindi ha raggiunto una forma di sicurezza che la porta ad essere una figura dominatrice.
L’uomo di fronte alla rivendicazione della donna è costretto ad abdicare al ruolo a cui è destinato o a subire questa superiorità facendo il “mammo”, come lo definisce anche il prof. Stefano Zecchi, dedicandosi a tempo pieno alla casa oppure delegando tutti i compiti alla donna lasciando a lei ogni responsabilità  e conseguentemente rimanendo nell’ombra.
E’ importante tenere a mente che i figli hanno bisogno della presenza sia del padre che della madre in quanto sono due figure complementari.

Come si spiega la sproporzione nell’affidamento dei figli?
Nell’80 – 90% dei casi le madri sono di fatto affidatarie dei figli, a prescindere dalla responsabilità nei confronti dell’altro coniuge. Il collocamento prevalente o la residenza dei figli, infatti, viene quasi sempre stabilita presso la madre. Al padre viene di solito garantito, almeno in teoria, il diritto di visita ai figli in giorni ed ore stabilite della settimana o del mese, ed egli viene di fatto trattato alla stregua di un lontano parente. Se poi la ex coniuge ostacola gli incontri tra i figli e il padre, i tempi di visita per quest’ultimo si riducono ulteriormente.
Ma dove va ricercata la causa di questo disastro sociale ed affettivo?
E’ necessario fare una riflessione su questo problema.
Nel mio primo libro “Figli Violati” ho analizzato il tema della famiglia da una angolatura diversa, cioè dalla parte dei figli. Ho evidenziato come i problemi familiari  potrebbero essere contenuti o per lo meno ridimensionati, mentre invece sono amplificati per le gravi carenze del nostro sistema giudiziario, obsoleto e inadeguato (come per es. la mancanza di collegamento tra i vari organi giudiziari, la sovrapposizione delle competenze, la lentezza nel processo, e la mancanza di formazione dei magistrati).
Già negli anni 1995/96 avevo predisposto una proposta di Legge presentata tramite un parlamentare alla Commissione Giustizia, per l’istituzione presso i Tribunali, di Sezioni specializzate con competenze esclusive in materia familiare, arricchite da figure professionali necessarie al loro miglior funzionamento allo scopo di avere decisioni più rapide e più uniformi.
La proposta presentata nella XII e XIII legislatura è stata riportata in appendice alla fine del mio libro “Figli Violati“. Pochi mesi or sono e precisamente nella seduta dell’agosto 2014 ho appreso che il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di disegno di legge delega per istituire presso ogni Tribunale, Sezioni specializzate per la famiglia con l’ausilio di tecnici specializzati, come avevo auspicato appunto nella mia proposta del 1995/1996.
Sono passati vent’anni e speriamo di non doverne aspettare altrettanti!

Se la madre non consente al padre di fare il padre quali sono le conseguenze per i figli?
Le conseguenze sono disastrose!
Infatti mentre la figura della madre non è mai messa in discussione, quella del padre è una figura di riferimento, che ha il compito di portare il figlio fuori dalla protezione materna e a confrontarsi con la realtà.
Che ne sarà di questo figlio a cui è mancata la figura paterna quando sarà adulto? Sarà una persona fragile essendogli venuta meno la guida formativa del padre, non saprà confrontarsi con il mondo esterno, non saprà affrontare le sfide della vita.
In Italia 1  figlio su 5 è senza padre, in America 1 su 3.
Tutti gli studi hanno definito questo fenomeno negativo in particolare gli psichiatri hanno evidenziato aspetti psicologi emergenti come insicurezza e predisposizione ai disturbi di ansia, di panico instabilità e tendenza alla depressione, uso di droghe e di alcool.
Si sottovaluta il danno che si procura al minore, imbrigliato in un meccanismo di lotta fra due fuochi tra genitori che dimostrano di non amare i figli e pospongono al loro egoismo il bene di questi  ultimi.
Un noto psichiatra statunitense Blankenrorn ha scritto un saggio che ci da un quadro inquietante nel quale cita le statistiche in base alle quali l’assenza del padre accresce il rischio di psicopatologie, di devianze comportamentali, di abuso sessuale su minori, esperienze sessuali precoci, difficoltà a rapportarsi con l’altro sesso.
E’ questo un problema sul quale è bene che i genitori riflettano, ricordando che è necessario che anche il padre mantenga la dimensione affettiva sensoriale  con il bambino sin da quando è neonato perchè ha bisogno del contatto fisico.
Ricordiamo che il padre è la storia!

Con le nuove disposizioni della legge sull’affidamento condiviso cosa è cambiato?
Nulla! I magistrati stanno dimostrando grande resistenza nell’applicazione di questa norma e sono arroccati ai vecchi sistemi.
Nonostante sia stata introdotta la normativa sull’affidamento condiviso con la Legge n. 54/2006, di fatto la norma sulla bigenitorialà non viene applicata. Infatti la Legge recita: “il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.”
La maggior parte dei giudici continua ad agire con le modalità del passato, seppur celate dietro l’etichetta dell’affidamento condiviso. Un genitore (solitamente la madre) continua a prevalere su l’altro: ne deriva che l’altro genitore (solitamente il padre) viene costretto ad un ruolo marginale e suppletivo, mentre la madre rimane la figura centrale della famiglia, il genitore dominante. Le conseguenze della disapplicazione della Legge sono devastanti e a farne le spese sono certamente i figli, ma anche i padri che continuano ad essere considerati genitori di serie B.
E’ necessario perciò cancellare il primato ideologico della madre sul padre, solo allora il rapporto potrà migliorare.

Cosa differenzia l’Italia dal resto d’Europa in materia di separazioni?
I fautori dell’affidamento condiviso hanno affermato la necessità per l’Italia di allinearsi al resto dell’Europa, in quanto sostenevano che tale forma di affidamento era la regola.
Ciò risponde solo parzialmente al vero.
L’Italia è l’unico stato in cui l’affidamento condiviso è obbligatorio, cioè viene imposto dalla Legge senza possibilità di scelta.
Infatti nessuno dei due genitori può opporsi a questo tipo di affidamento senza timore di azioni ritorsive e penalizzanti.
Negli altri paesi l’affidamento condiviso non è imposto dalla Legge ma è una scelta delle parti per garantire al figlio una maggior serenità sotto la direzione di un giudice specializzato.
I servizi di mediazione familiare negli stati Europei, come peraltro in Italia, non sono imposti, sono solo consigliati.
Negli stati Europei sono pubblici e non hanno costi.
Lo Stato Italiano invece non ha voluto investire in queste strutture che  sono quindi a pagamento e, di conseguenza sono appannaggio di pochi.
Le sentenze negli stati Europei sono più veloci, in quanto i Tribunali sono dotati di giudici specializzati e le procedure sono più semplici.
In Italia le cause iniziano quando i figli vanno all’asilo e finiscono quando sono oramai all’università!
La maggior parte dei magistrati nel nostro paese proviene da esperienze diverse, sono stati giudici penali, fallimentari, ecc., hanno una preparazione giuridica buona ma devono imparare il mestiere sul campo. Non hanno quindi nessuna specializzazione in materia.
Proprio per questo motivo nella mia proposta di Legge predisposta già nel 1995, avevo sottolineato la necessità di effettuare corsi di aggiornamento per quei magistrati che intendevano essere assegnati alle Sezioni Specializzate in diritto di famiglia (art. 50 octies “Figli Violati” testo Legge contenuto in appendice del libro).
Concludendo vorrei segnalare che il mio libro “Padri Calpestati” non intende essere solo una denuncia contro le storture della giustizia in materia familiare, ma vuole fornire delle possibili soluzioni a tutti questi problemi.
Mentre nel libro “Figli Violati” ho affrontato il tema della riforma della Giustizia dal punto di vista processuale, nel libro “Padri calpestati” invece affronto lo stesso tema sotto l’aspetto sostanziale.
Ritengo infatti che solo ribadendo le pari responsabilità dei diritti e doveri da parte dei genitori e annullando ogni obbligazione nel rapporto economico tra di loro si potrebbe arrivare ad eliminare giochi di potere e di vendette reciproche nelle cause di separazione e divorzio.

Cosa propone?
Auspico una sollecita riforma legislativa e propongo:
– di eliminare la figura del “genitore collocatario” prevedendo una doppia residenza per i minori con modalità di frequentazione impartite dal magistrato caso per caso, allo scopo di evitare così ogni forma di litigiosità anche sotto il profilo processuale;
– sul fronte economico nessun assegno di mantenimento dovrebbe essere previsto a favore dell’ex coniuge. Entrambi dovrebbero provvedere al proprio mantenimento. In caso di assoluta necessità, per il principio della solidarietà del vincolo matrimoniale, l’ex coniuge dovrebbe provvedere in via sussidiaria ai bisogni dell’altro coniuge per un periodo limitato;
– l’assegnazione della casa familiare è motivo di grande conflittualità fra i coniugi in quanto vengono a scontrarsi esigenze diverse: da una parte il non proprietario vorrebbe continuare ad abitare la casa, dall’altra il proprietario vorrebbe vedere tutelato il suo bene, e a buon diritto, perchè l’assegnazione della casa coniugale a terza persona è una vera e propria espropriazione, senza indennizzo a danno del coniuge proprietario. Tale assegnazione non trova giustificazione in un enfatizzato interesse del minore, infatti il bambino non è tanto traumatizzato dallo spostamento da una casa all’altra, quanto l’essere oggetto di messaggi bellicosi ed ostili.
Se invece la casa è in comproprietà, ritengo sia giusto che l’immobile venga venduto, ed il ricavato diviso in parti uguali fra gli ex coniugi.

di Mario Masi

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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