Harry Potter e i Doni della Morte. Le ultime scene della saga

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Daniel Radcliffe in una scena del film Harry Potter e i Doni della Morte

Di Valentino Salvatore


 

Viene presentato oggi a Londra, in anteprima mondiale, il penultimo capitolo della saga cinematografica del maghetto più famoso del mondo. In trepidante attesa, tanti milioni di fan in tutto il mondo – e non solo bambini.  Si tratta di Harry Potter e i Doni della Morte. Parte I (Harry Potter and the Deathly Hallows), firmato dal regista Peter Yates, che ha già diretto Harry Potter e l’ordine della Fenice e Harry Potter e il principe mezzosangue. Prologo cui seguirà la conclusione, prevista nelle sale per il 15 luglio quasi sicuramente in 3D.

In questa trasposizione cinematografica, che è stata conclusa dopo ben 260 giorni di lavorazione, l’ultimo libro di J. K. Rowling è quindi suddiviso in due episodi. Come chiarisce il regista, per rendere al meglio la complessità della storia. Yates si difende dalla accuse di voler sfruttare il successo commerciale dilatando la storia in due film. Dopotutto, i fan di Harry Potter avevano in precedenza protestato proprio perché in due precedenti pellicole erano state tagliate alcune parti, rispetto ai romanzi originari.

E la storia arriva alla resa dei conti. Braccato dal crudele Lord Voldemort, Harry abbandona il nido protettivo di Hogward. Il rapporto coi suoi amici di sempre, la razionale Hermione Granger e il farsesco Ron Winsley, diventa più complicato e si fanno strada gelosia e disperazione. Il suo acerrimo nemico domina ormai il Ministero della Magia ed è disposto a tutto per eliminare l’ultimo ostacolo alla sua ascesa al potere. Sguinzaglia i Mangiamorte e mette una taglia sulla testa del povero Potter. Nel film tutto si fa ancora più cupo e violento, con scene forti per la carica di drammaticità e tensione psicologica.

A meno di ripensamenti da parte della Rowling, si chiude così la storia di Harry Potter, in attivo sicuramente, considerando che  solo dei libri che ne narrano le gesta ne sono stati venduti finora 325 milioni di copie in tutto il mondo con  rispettiva traduzione in 64 lingue. L’ultimo atto della saga è un addio all’adolescenza, un salto nel buio nel mondo degli adulti. Un rito di passaggio doloroso anche per gli stessi attori in carne ed ossa. I tre protagonisti Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson – rispettivamente Harry Potter, Hermione Granger e Ron Wisley – hanno ormai sui vent’anni e sono cresciuti insieme ai film nei quali hanno recitato. E ora si ritrovano non solo precocemente ricchissimi (e invidiati), ma quasi spaesati. Anche se sembrano mantenere i piedi saldi a terra, non si fanno trascinare dalla vertigine del successo. Ci si chiede però: dopo la saga di Harry Potter cosa faranno? E soprattutto, se riusciranno a lasciarsi alle spalle questi personaggi cuciti ormai addosso a tal punto da sembrare una loro seconda pelle, come una sorta di condanna ad una eterna adolescenza.

Radcliffe dal canto suo ricorda che all’inizio era “un bambino”, che tutto era “quasi un gioco”. Ma ora si domanda se riuscirà “a non essere più identificato con Harry Potter”. Intanto sperimenterà la strada dei musical, a Broadway. Grint, più emotivo, ammette di aver pianto perché “non era solo la fine di un film, ma un addio all’adolescenza e alla giovinezza”. Un pianto “di dolore per una fine”, ma “anche liberatorio” chiarisce la Watson, decisa e consapevole come il suo personaggio Hermione. Una parte che però vuole lasciarsi alle spalle, tanto da aver tagliato i capelli, obbligata a tenere lunghi per contratto. Studiosissima proprio come il suo alter ego sugli schermi, ha scelto di trasferirsi negli Usa per frequentare l’università: “Non credo che smetterò mai di studiare, ho una specie di assuefazione”, dichiara.

Il successo della saga potteriana, in bilico tra fatata innocenza ed epica adolescenziale, non deve stupire. Sarebbe riduttivo parlare di fenomeno mediatico o di semplice marketing, sebbene l’apparato editoriale e cinematografico abbia fiutato il successo. Anche perché a suo modo la storie scritte dalla Rowling rielaborano in chiave moderna temi ricorrenti della letteratura inglese,  che dunque riescono a toccare corde e suscitare suggestioni non necessariamente solo tra i più giovani. Il protagonista è un orfano, costretto a crescere da solo in un ambiente ostile facendo leva sulle proprie forze, quasi fosse un contemporaneo Oliver Twist. Ma su di lui incombe un destino drammatico e l’eredità strisciante e sempre viva dei genitori perduti. Le storie del mago di Hogwards hanno inoltre sempre un sottofondo investigativo, quasi un eco della grande tradizione dei giallisti alla Conan Doyle o alla Chesterton, senza trascurare il fascino indubbio della magia, sovvertitrice d’ogni ordine naturale e viatico indispensabile per realizzare i desideri più incoffessabili.

 

Il trailer del film

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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