Ecologia del vivere: Palmira, la solitudine e l’ingiustizia

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Di Stefania Taruffi

Roma, un lunedì qualunque. Piove e fa freddo. Davanti al Campidoglio una donna ha posato le sue stampelle. E’ poliomelitica, invalida. Eppure si è incatenata. Il suo è un gesto estremo, dettato dalla disperazione. Vuole capire. Si chiama Palmira Cedrone e se non fosse stato per alcuni attivisti Cinque Stelle, che da qualche tempo seguono le sue vicende dandosi da fare fattivamente, nessuno si sarebbe interessato a lei, se non per pura suggestione mediatica. Ma qual è la sua storia? Palmira è invalidata da un brutto male e ha un figlio minorenne a carico. Ottiene dal Comune una casa popolare nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma, ma per ben due volte, assentandosi dalla sua dimora, perché ricoverata in seguito a un sopraggiunto incidente, ritrova la sua casa, occupata, violata da una famiglia che ha preso possesso dei locali in maniera abusiva, cambiando anche la serratura. E Palmira si è ritrovata senza più nulla. La prima volta è riuscita a ottenerne di nuovo il possesso, denunciando gli abusivi e solo dopo lunghe battaglie legali, di cui ha sostenuto interamente le spese. E ora si incatena in Campidoglio: “Voglio risposte o da qui non mi muovo“.

10247380_10206161469146500_7436625723966358995_nLe Istituzioni l’hanno abbandonata. Nessuno in questa città sembra in grado di tutelare una cittadina i cui diritti sono stati violati. Nessun sostegno. Le istituzioni sono assenti. E la giustizia dov’è? In Italia, a Roma, continua ad avere la meglio l’illegalità, l’ingiustizia, la prevaricazione. E’ venuto proprio il momento che le istituzioni diano un chiaro e forte segnale di legalità. Perchè nella giustizia e in chi dovrebbe tutelarla, (le istituzioni) ormai non crede più nessuno.

Spiega la signora:”La mia azione di venire al Campidoglio, non vuole essere un’offesa alle istituzioni, ma l’espressione di quel diritto costituzionalmente inviolabile, che punta a impedire che la coscienza, l’umanità e la dignità delle persone, vengano incessantemente calpestate e avvolte dalla rassegnazione e dal silenzio, a cui ci hanno abituato“.
Composta e rassegnata la sua protesta, che solleva tante domande, tra cui la più importante: “Come possono permettere le stesse istituzioni che vogliono tutelare i meno abbienti e che garantiscono e controllano le assegnazioni delle case popolari, che una donna invalida venga privata della sua casa da persone incivili, che ne prendono il possesso appena lei solo esce di casa?” E ancora: “E’da paese civile, lasciare che queste cose accadano?“. Se la risposta è NO, allora tutti dovremmo andare al Campidoglio a sostenerla e a protestare. Perchè da soli, non si va da nessuna parte. Tutti insieme, forse, possiamo cambiare qualcosa.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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