foto da il mediano.it

Code al Tribunale di Napoli. Parola alla difesa. Degli avvocati

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di Lidia Monda

Li abbiamo visti in file chilometriche attendere pazienti di entrare e poter lavorare. Li abbiamo visti urlare esasperati. Abbiamo letto di porte rotte e feriti sparsi. Persino la Lucarelli li ha bacchettati dalla sua pagina social, definendo poco edificante il tutto. ‘Cornuti e mazziati’ gli Avvocati di Napoli hanno detto basta. Da ieri e fino a venerdì è stato deliberato lo  stato di agitazione con astensione  dalle udienze perché lavorare così no, incassare così no, finire sulla gogna così … no.

A tutto c’è un limite.

foto da il mediano.it

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In conseguenza dei fatti di Milano, della sparatoria ad opera di un folle, di tre morti, due feriti e un trauma collettivo si sono presi provvedimenti d’urgenza,  che sembravano dettati più da reattività che da un’ organizzazione sistematica di tutela. Da un lato i ministri dell’Interno e della Giustizia, Alfano e Orlando, hanno premuto sul rafforzamento delle misure di sicurezza, dall’altro i tribunali si sono scoperti vulnerabili e impreparati a gestire l’imprevedibile. Così, sull’onda emotiva di sconcerto e cordoglio, a Napoli il facente funzioni Procuratore Generale presso la Corte d’Appello Mastrominico decide che a passare sotto i metal detector debbano essere tutti, ma proprio tutti, a cominciare dagli avvocati. La tutela della pubblica incolumità, prima di tutto. “Situazione sperimentale, andava testata ” dice il Procuratore in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno.

Sennonché, nella furia mistificatoria della sicurezza über alles, qualche dettaglio è andato smarrito. Era prevedibile, infatti, che le strutture si sarebbero rivelate troppo scarne e graciline per reggere la mole di quest’enorme  impalcatura protettiva; che strozzare in tre varchi e sei metal detector un flusso di circa 12.000 persone, quale è quello che transita giornalmente dal tribunale, avrebbe comportato disguidi inaccettabili persino a Pordenone, e infine che la situazione sarebbe diventata paradossale soprattutto per quegli avvocati costretti ad entrare e uscire più volte dalla sede del tribunale e a fare spola con la vicina Procura.

Ora, non è che questo abbia a che fare con l’essere napoletano o meno. Un provvedimento che ha leso democraticamente tutti – avvocati, consulenti, cancellieri, danneggiati e danneggianti- si può giudicare inappropriato indipendentemente dalla regione d’Italia in cui venga adottato, perché, per fortuna, il buon senso è ancora una dote comprensibile da Trento a Lampedusa. Ma a una certa fetta di qualunquisti benpensanti non è sembrato vero di cogliere due piccioni con una fava e di giudicare avvocati e napoletani insieme, dall’alto di scranni altamente filantropici, sulla base di video diventati virali in rete, in cui si rappresenta esclusivamente una reazione di pancia a un provvedimento di pancia.

foto da reporternuovo.it

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Le contestazioni di chi, comune cittadino, è stato costretto a sopportare tre ore di fila per ottenere giustizia, sono state affiancate da quelle degli avvocati, ritenute però capricci convulsi, laddove hanno fatto notare che, come altri operatori di giustizia, anche loro in tribunale ci vanno per lavorare, sebbene come liberi professionisti. E a quel punto ecco venir giù valanghe di critiche dal web su facili guadagni, privilegi ingiustificati, e naturalmente evasione fiscale.

Accade allora che quel provvedimento adottato dalla procura generale cambi forma, che lo si guardi in modo diverso, che assuma i tratti di un provvedimento esatto, teso alla redistribuzione sociale del disagio. Una sorta di vendetta piccola piccola, poggiata su improbabili luoghi comuni nei confronti degli avvocati, che finalmente impareranno a svegliarsi presto la mattina, a fare la fila in modo educato e a mantenere una freddezza britannica in ogni circostanza.

E ora che il dispositivo è stato revocato ma che le file sono rimaste per la lungaggine dei controlli,  sarebbe il caso che gli avvocati napoletani ricevessero le scuse da chiunque li abbia trattati così, senza riguardo, in virtù di un frettoloso ossequio alla sicurezza. Delle scuse che avessero un duplice significato: assunzione –per una volta- di responsabilità per un provvedimento incongruo e ristoro nei confronti di una categoria ingiustamente esposta alla pubblica gogna per professione e cittadinanza.

Ma quanto è più facile mettersi comodi pontificando sugli avvocati, e soprattutto su avvocati napoletani? Luogo comune tra luoghi comuni. Mancava la pizza e  il pulcinella, mentre per il presepio di S. Gregorio Armeno si staranno già attrezzando, questo Natale insieme ai re Magi e al pastorello addormentato avremo la fila di pastori-avvocati con la valigetta, che  proveranno a entrare nella  grotta di Betlemme.

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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