Chi sono i subbers? Sconosciuti e generosi personaggi del web

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di Antonietta Molvetti

Il web è un raccoglitore inesauribile di contenuti in costante evoluzione. Ci regala incessantemente novità in ogni settore dello scibile umano.
La diffusione via streaming delle serie tv in contemporanea con i paesi d’origine, ad esempio, ha cambiato il nostro modo di essere spettatori. Con gli episodi sempre disponibili in rete siamo liberi di scegliere autonomamente quando guardarli.
Nuova ed esaltante possibilità di cui non dobbiamo ringraziare, tuttavia, unicamente il mondo informatico.
A vincere l’ultima battaglia verso la totale indipendenza, ad affrancare cioè dal doppiaggio quanti non  conoscono l’inglese, sono arrivati i subbers.
Chi sono questi soggetti che, lavorando in incognita, talvolta nottetempo, e soprattutto gratuitamente, con puntualità e grande competenza, traducono e condividono in rete i dialoghi delle serie, venendo così in aiuto dei molti che non masticano la lingua?

ph by tecnofonia.net

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Dietro l’anonimato assicurato da fantasiosi nickname, imposto da un’attività che cammina sospesa tra legalità e illegalità, si nascondono giovani di età compresa tra i diciotto e i venticinque anni. Per lo più studenti universitari o neolaureati nelle più disparate discipline, che hanno in comune due requisiti: essere appassionati di serie televisive e possedere un’ottima conoscenza dell’inglese.
Lavorano raccolti in comunità, di cui attualmente le principali sono ITASA, Subfactory e Subpedia.
ITASA, fondata nel dicembre del 2005, è storicamente la più vecchia e la più importante, vantando ben 500 collaboratori e 400.000 utenti. Traduce 800 prodotti, tra film, serie tv e anime, termine traducibile in maniera molto approssimativa come “cartone animato giapponese”. Seconda per grandezza Subfactory, nata nell’aprile del 2006, che non si occupa di anime. Ultima in ordine di apparizione Subspedia. Costituitasi nel 2011, in continua crescita anche nelle preferenze del pubblico, traduce solo serie tv.
In comune hanno la regola inderogabile della volontarietà e gratuità del lavoro, nonché il sistema di reclutamento dei nuovi membri, basato su selezioni periodiche aperte a tutti coloro che vogliano cimentarsi nell’impresa.
Condividono, infine, anche la rigida struttura gerarchica, funzionale al metodo di lavoro.
Alla base della piramide ci sono, i subbers, i traduttori. Seguono i synchers, cui spetta il delicato compito di sincronizzare, con un apposito software, i sottotitoli ai dialoghi recitati.  Infine ci sono i revisori, che sorvegliano e coordinano l’opera dei colleghi. Ogni serie è affidata in via esclusiva a un team, costituito generalmente da quattro traduttori, un syncher e un revisore, su cui veglia l’amministratore del sito.  E’ lui il vero il deus ex machina. Individua, all’inizio di ogni stagione, i team cui affidare le serie, divide gli episodi da tradurre in battute, ne assegna in media cento a ciascun subbers, e rilascia in rete, a lavoro ultimato, il file della traduzione.
Delle tre comunità ciascuna ha scelto di privilegiare uno specifico aspetto del lavoro di traduzione. C’è chi cura maniacalmente i dettagli e chi predilige la tempestività, puntando a battere la concorrenza sul tempo.
Lo sanno bene gli appassionati più sfegatati di serie tv, fidelizzati al tal punto da preferire i sottotitoli di una piuttosto che dell’altra “casa di traduzione”.
Eroi moderni che si profondono in originali manifestazioni di generosità, ai quali destiniamo un augurio: “May the odds be ever in your favour”, che possa la fortuna essere sempre a vostro favore.

 

 

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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