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A Berlino una mostra fotografica sull’identità. Lo sguardo di Giampiero Assumma dal suo “Palcoscenico Inferiore”

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di Lidia Monda

Ci sono posti che nascono per essere centri del mondo, e la loro forza di gravità è così forte che rimane tale nonostante essi vengano rasi al suolo. Nulla può costringere questa forza, sicché rinascono ancora e ancora, e ogni volta iniziano a farsi punti gravitazionali intorno ai quali ruotano pianeti, idee, nuove avanguardie. Berlino è una di questi. Nonostante le patite vicende storiche questa città-fenice risorge e torna a polarizzare la luce su di sé, divenendo, con musei, gallerie e teatri, anche underground, fucina d’arte e punto di confluenza di giovani da tutta Europa e dal mondo.

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Altro centro del mondo è stato senz’altro Delfi, luogo strategico e sacro dell’antica Grecia, sede del famigerato Oracolo nel tempio di Apollo, sulla cui facciata campeggiava una sentenza che ha attraversato indenne l’intera storia dell’uomo, da Socrate a Freud: conosci te stesso.

Ma cosa hanno in comune Berlino e Delfi? Molto per la verità, non solo per la forza centripeta comune a entrambe, capace di fendere la storia e farla confluire su di sé, ma anche perché proprio a Berlino, alcuni fotografi hanno deciso di organizzare una mostra intesa come percorso di conoscenza e indagine intorno all’uomo, il cui titolo è altamente evocativo, “

ph by Giampiero Assumma

ph by Fotogalerie Friedrichshain

Delphi” appunto. http://delphiberlin.weebly.com. L’esibizione, ospitata al Fotogalerie  Friedrichshain in pieno centro a Berlino, raccoglie il lavoro di cinque differenti fotografi e altrettante prospettive fotografiche sulla consapevolezza di sé e sulla trasformazione interiore.

Tra di essi spicca il lavoro particolarissimo di un fotografo italiano, Giampiero Assumma, classe 1969, http://www.giampieroassumma.com/, laurea e una professione di odontoiatra lasciata alle spalle, insieme all’Italia, per trasferirsi prima a Parigi e poi a Berlino e dedicarsi a tempo pieno alla passione per la fotografia, che ha trasformato nel suo lavoro.

Assumma presenta immagini crude e poetiche insieme, intorno al tema della follia, undici scatti tratti dalla raccolta ‘Palcoscenico Inferiore’. Il titolo per la verità è già di per sé ricco di significato e rimanda al commento che un critico d’arte espresse su un quadro di Goya, la ‘Casa de Locos’, “…il manicomio è in realtà la rappresentazione della follia umana spogliata dei suoi travestimenti…nudi o ricoperti di laceri cenci, i pazzi recitano la loro vita parallela nel sotterraneo, allegoria grottesca dei riti collettivi degli uomini che calcano con i loro passi il palcoscenico superiore, quello della visibilità e della normalità che per Goya non sfugge alla logica distorta della pazzia, alla cecità di chi non è padrone del proprio destino”.

ph by Giampiero Assumma4

ph by Giampiero Assumma

Questa giustapposizione tra i due palcoscenici, questo svelamento della maschera sociale e rivelamento di una vita che corre parallela a quella ‘normale’, accumunata dalle logiche ugualmente distorte, ma non dissimulate, emerge evidente nei lavori di Assumma, moderno Diogene, che, munito di lente fotografica anziché di lanterna, ricerca l’uomo, le sue sfaccettature, le sue aspirazioni, e le sue debolezze.

Il lavoro è stato condotto in un notevole lasso di tempo. Dal 2001 al 2013 il fotografo ha avuto modo di visitare tutti gli esistenti Ospedali Psichiatrici Giudiziari d’Italia, adesso in dismissione a favore delle REMS, residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, andando a catturare con rara sensibilità, immagini di quelli che più che figli di un dio minore, sono orfani di un sistema maggiore, in cui il recupero sociale appare un’ipotesi remota e a malapena futuribile. Un reportage che finisce inevitabilmente con l’essere anche di denuncia, sebbene per Giampiero Assumma le considerazioni politiche siano per lo più incidentali, mentre l’obiettivo principale è e resta l’indagine fotografica intorno all’uomo, e in particolare intorno all’uomo folle. Ed è proprio su questo che gli rivolgiamo qualche domanda.

Com’è nata questa collaborazione fra fotografi?

L’idea di questa mostra è partita da un’amica e collega fotografa, Aline Kapo, che ha proposto il soggetto a una galleria comunale di Berlino e ne ha curato anche l’esecuzione. Il tema era appunto, “conosci te stesso”. Nell’esposizione ci sono le immagini di cinque fotografi che hanno lavorato su soggetti, gruppi o comunità, sensibili a una riflessione sull’identità.

Hai avuto finanziamenti a Berlino ? Lo stato vi ha aiutato?

No, anzi, ci siamo totalmente autofinanziati. La galleria si è occupata dell’assistenza logistica e della promozione dell’evento. Ma in qualche modo, considero, la presenza in città di un certo numero di spazi espositivi comunali, come un investimento e promozione dell’arte. So che esistono poi molti programmi e residenze che aiutano e finanziano il lavoro degli artisti qui in Germania.

ph by Giampiero Assumma

ph by Giampiero Assumma

Cosa c’è in Germania che manca in Italia? Perché gli artisti vanno a Berlino e non restano in Italia?

Ho trascorso sette anni a Parigi e ora tre qui a Berlino. Ho un sentimento di gratitudine per l’Italia, in senso di formazione umana e visiva che non credo avrei potuto cogliere altrove. Bisogna poi fare una distinzione tra “Berlino” e Germania. In realtà Berlino ha attratto un enorme numero di artisti in questi anni, in virtù della sua storia particolare, che le ha conferito artisticamente il ruolo di nicchia anarchica, a una certa distanza dalle politiche dominanti dell’Europa e con un costo della vita ancora accessibile ai giovani. Attrae molto un senso di libertà che si respira in città, ma è anche vero che ognuno percepisce le vibrazioni di un luogo secondo le esperienze e dei luoghi già vissuti.

Ecco, la sua esperienza personale è particolare. In un momento di crisi come questo, lei molla la sicurezza di un futuro certo per seguire la sua ispirazione, e la trasforma persino in lavoro.

ph by Giampiero Assumma

ph by Giampiero Assumma

Ognuno ha un percorso personale che viaggia sotto evidenze più lampanti. Il periodo professionale come dentista è stata una parentesi legata a dinamiche familiari. La fotografia è cresciuta invece spontaneamente, dal di dentro, e il mio lavoro come professionista ha aiutato molto questa crescita, così come, viceversa, le mie esperienze come fotografo, hanno dato molto a “l’altro” me… A un certo punto ho sentito di voler dedicare più tempo, anzi tutto il tempo alla fotografia. Questo processo è durato anni e il passaggio è stato naturale, quando ho avvertito intimamente che le due anime potevano sciogliersi da quel vincolo.

E’ un percorso singolare, soprattutto in una realtà come quella del sud dell’Italia 

Si, nel nostro sud il desiderio di dedicarsi a una disciplina artistica non può che nascere spontaneamente, così come sorge il sole. La nostra scrittura di inchiostro o di “luce”, nasce in un rapporto di forze contrastanti, spesso violente, anche per questo si caratterizza per veridicità e indipendenza. 

ph by Giampiero Assumma

ph by Giampiero Assumma

in altre parole l’arte “nonostante”… 

C’è un humus potente al sud. La rivelazione artistica, proprio perché non vive un reale confronto e sostegno, cresce e si forgia in modo più autentico. Lì dove l’arte ha già subito delle forti codificazioni, si può fare più fatica a identificare un proprio percorso.

Nei nostri luoghi il rapporto con la propria arte è viscerale, così come con la propria terra, e gran parte di questo rapporto si esaurisce in una costante relazione con la luce, tanto da poter parlare delle declinazioni della luce del sud. 

 

Il tema della mostra Delphi era appunto “conosci te stesso”, utilizzando la fotografia come strumento d’indagine, cos’è per Lei l’obiettivo?

Per me l’obiettivo mantiene sempre la funzione di “lente”, e la lente è un dispositivo ottico che opera un’azione visiva “fisica” sulla realtà. E’ certamente anche un filtro, o ancor meglio un faro, giacché oscura temporaneamente ogni cosa intorno a ciò che stiamo inquadrando. Non l’ho mai sentito come scudo ma, al contrario, come un’apertura sensibile davanti alla scena. La mia fascinazione per la fotografia è nata da bambino con il microscopio, la possibilità della lente di mostrarti una realtà non visibile a occhio nudo. Nella fotografia avviene lo stesso, solo che il potere magico della lente del microscopio è trasferito nell’occhio del fotografo.

 

Henri CartierBresson diceva “ Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene”; io non Le chiedo di ‘spiegarci’ uno scatto, ma di sceglierne uno e dirci perché è il suo preferito.

ph by Giampiero Assumma

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Nel ritratto del volto immobile di quest’uomo, ritrovo una forma pura e remota della malinconia, della nostalgia. Occhi che ti osservano senza futuro, senza angoscia, senza più la necessità di un’eco nello sguardo altrui.

Progetti nel breve periodo?

La prossima mostra fotografica sarà a Brema il 6 agosto, dal titolo “Day Dream Nation” sogni, aspirazioni e perdita delle illusioni nella società contemporanea. http://selected-artists.com/news/day-dream-nation. 

E nel lungo periodo?

Sono scaramantico! Sono di Napoli !

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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