Frammenti della 56° Biennale d’Arte. Il Padiglione della Nuova Zelanda alla Biblioteca Marciana

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di Caterina Ferruzzi

Arsenale e Giardini, pur essendo le due location più note di ogni esposizione d’arte e architettura della Biennale di Venezia, non sono in realtà le uniche esistenti.

Ogni anno gli artisti scovano spazi in edifici, spesso di pregio, dove poter esporre le proprie opere, ma anche le proprie idee.

E’ il caso del padiglione della Nuova Zelanda che ha scelto come collocazione le Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana che si affacciano, come è noto, in Piazza San Marco. Interessante ed originale poi quella che potremmo definire l’appendice di questa esposizione, più che altro per la collocazione, presso l’Aeroporto Internazionale Marco Polo di Tessera.
“Secret Power” raccoglie opere e pensiero dell’artista Simon Danny, facendoci fare un viaggio nell’attuale mondo dominato dalla tecnologia, esplorando l’evoluzione, ma anche il processo di invecchiamento di questa. IMG_8923
Tutto parte da un fatto d’attualità. Nel 2013 Edward Snowden, whistleblower dell’NSA, svela ai mezzi d’informazione di tutto il mondo i programmi top secret di sorveglianza che gli Usa hanno messo in atto.
A commissionare l’enorme e minuzioso lavoro di Simon Danny c’è Heather Galbraith che ritiene cruciale quest’ opera per il mondo contemporaneo, in quanto essa si concentra su complessi aspetti della nostra cultura visiva. Non è un caso quindi la scelta della location, in quanto le preziose immagini di Tintoretto, Veronese ed altri artisti che decorano la sala, si integrano nel significato di quanto è esposto in“Secret Power” in un gioco semantico perfetto.

Interessante la scelta di Danny nell’utilizzare, per molti degli oggetti e progetti esposti, delle scatole di vetro che più che vetrinette da museo ricordano volutamente i rack utilizzati per contenere i server di raccolta dati.
L’artista si rifà proprio alle slides delle presentazioni in Power Point che Snowden fece per far conoscere al mondo le informazioni di cui era venuto a conoscenza. Ecco allora che lo sfondo di mappe storiche, con informazioni geografiche raccolte nei secoli precedenti da esploratori del calibro di Marco Polo, trovano un nesso con quanto esposto. Come i dati raccolti da chi ci ha preceduto furono essenziali per il consolidamento del dominio di Venezia, da un punto di vista sia politico che commerciale, così le interpretazioni scultoree dei diagrammi visivi che le IMG_8903maggiori agenzie di intelligence utilizzano per descrivere programmi complessi ci aiutano a comprendere le dinamiche che sono legate al potere e alla proprietà.

Simon Danny stesso dice, in un comunicato stampa di presentazione, che “sebbene oggi la raccolta di informazioni si appoggi in larga misura su un insieme di dati astratti provenienti da comunicazioni digitali, i poteri governativi odierni continuano a rivolgersi ad artisti e designer di talento per rendere tali dati accessibili e utili”. Prova ne è l’interpretazione che l’artista offre di alcuni dei lavori che sono stati trovati sui profili pubblici di David Darchicourt (ex direttore creativo della NSA) su Behance e LinkedIn.
L’immagine in versione cartoon di questo personaggio campeggia nel primo tratto dell’esposizione, presso la Biblioteca Marciana, permettendo quindi al visitatore di conoscere meglio quest’ uomo e quindi la sua, seppure apparente, normalità prima di addentrarsi in un percorso che attraversa un mondo visivo clandestino.
Un’opera quella di Simon Danny che non può essere vista e quindi capita senza aver letto le poche ma essenziali informazioni date ad inizio sala. Forse non sarà comunque semplice interpretare ogni singolo lavoro contenuto nelle vetrine, ma di certo è possibile gustare meglio, anche solo lasciandosi trasportare dalla curiosità, l’opera nel suo complesso.

Visto però con maggiore attenzione ci si accorge della somiglianza inequivocabile tra le slide di Snowden e i lavori di Darchicourt che rappresentano mappe, maghi, soldati e tutto ciò che una cultura formata su Internet offre.
E così nuovamente i dipinti allegorici presenti nella sala con le loro immagini di armi, soldati e filosofi bene si connettono con il contenuto delle vetrine. IMG_8901
Danny offre una sorta di puzzle in cui ogni elemento è carico di un significato, ma in quanto allegoria ha anche la caratteristica di avere un’interpretazione potenzialmente infinita.

Se le Sale Monumentali della Biblioteca Marciana già da sole sono uno spettacolo, certo, avendone la possibilità, sarebbe interessante anche completare questo viaggio particolare in cui Simon Danny ci addentra, andando all’Aeroporto Marco Polo dove troviamo un richiamo a quanto visto nel centro storico veneziano. Basti pensare che una parte della pavimentazione dello scalo internazionale è stata ricoperta dalle riproduzioni dei bellissimi e preziosi dipinti che decorano la Biblioteca Marciana, carichi di simbolismo allegorico e da un’iconografia che nasce dal volere del committente, ovvero il governo che a metà 1500 decise di rappresentare così il valore della conoscenza, da un lato, e il potere di Venezia, dall’altro.

Presente, passato e futuro si intrecciano così in modo inestricabile, ancora una volta.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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