Una strega in chiave rock. “L’Ululato” di Luigina Lovaglio, il 31 maggio al Teatro Carrozzerie N.O.T. di Roma

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Taglia tigli, artigli, fiori di lavanda, squame di serpente vivo, nella ciotola di legno. Gira, pesta, schiaccia la mistura è dolce e un poco amara.L'Ululato 2

Lei è bionda, minuta, scolpita dalla danza. Un’energia tale da far ruotare la Terra, dandole appena una piccola spinta. È Luigina Lovaglio, poeta e scrittrice, che un giorno ha deciso di fare il gran salto e cimentarsi in un’impresa coraggiosa. Portare in scena una parte della sua poesia, “La ballata della strega”, trasformando i suoi versi in un racconto frammentato di musica, poesia e magia.

La raccolta di liriche Gei.sha prenderà forma, al momento in data unica, nello spettacolo L’Ululato, per la  regia di Lorenzo De Liberato e la coreografia di Gabriele Cantando Pascali, domenica 31 maggio al Teatro Carrozzerie N.O.T di Roma, a cavallo fra Trastevere e Porta Portese,

Insieme alla  strega Niccolò Carosi avrà il ruolo del lupo, i musicisti Jerry Cutillo, Louis Ortega (OAK) e Marco Iachini, i cantanti David Pironaci, Lorenza Bohuny, le ballerine Lucia e Giulia Bochicchio. Tecnico delle luci è Matteo Ziglio, il fonico Iacopo Fanelli, la fotografa di scena Gaia Recchia,  gli abiti di scena sono di Emanuela Pansera, mentre  il maestro Valerio Scarapazzi dipingerà un quadro in estemporanea durante lo spettacolo.

Lontano dalle bigie sfumature della quotidianità la Lovaglio presenta un testo che è un atto d’accusa contro il conformismo borghese, contro la mediocritas di certe maschere, contro la medietà di certi stili di vita che scorrono tiepidi e senza slancio fino alla fine, e che costringono anche gli altri alla stessa misura, incapaci non solo di elevarsi, ma anche solo di comprendere un guizzo creativo o lo spirito di una condivisione.

ph by Gaia Recchia per CSF adams

ph by Gaia Recchia per CSF adams

Ma c’è dell’altro: va veloce Luigina Lovaglio. Ha un codice dentro, un ritmo interiore che tocca corde profonde e si esprime in un TUM TUM TUM TAM TAM, una marcia che l’accompagna da quando è nata l’idea dello spettacolo.

Tutto ebbe inizio due anni fa, allo IALS, la celebre scuola di formazione sullo spettacolo dal vivo. – ci racconta-
Gabriele Cantando Pascali, coreografo anche di questa rappresentazione, stava montando un balletto sui violini del brano ” La danza della strega” di Allevi. Quel fraseggiare sulla musica, era stato il colpo di fulmine: la danza. Iniziarono a ballare parole dentro di me, ritrovandomi catapultata all’inizio del mio ” La ballata della strega”, da cui è tratto L’ululato. Entravo nel bosco dagli alberi azzurri, una grande magia.
Nulla capita a caso, non esiste la coincidenza.

Così è nato “L’Ululato”, un atto unico, dove la parola prenderà forme diverse attraverso la musica dal vivo e la danza.

In parte sì, già nel suo incipit si comprende come l’ispirazione iniziale sia stata la danza, giacchè tutto, nella mia poesia, è musica e danza. Ogni componimento ha come contraltare una canzone, dal rock alla musica classica, dai Led Zeppelin ai Doors ad Allevi, che è il suo inchiostro vivo, che rispecchia il ritmo sonoro con cui sono scritte. 

ph by Niccolò Carosi.

ph by Niccolò Carosi

L’Ululato è una favola in chiave rock. Quanto è importante la musica per Lei, qual è il valore che Lei dà alla musica?

La musica è tutto. Senza neppure riuscirei a scrivere. È il mio DNA. Da autodidatta ho ereditato questa qualità da mia madre che suona pianoforte, armonica a bocca e chitarra, senza nemmeno sapere di essere musicista. 

L’Ululato è dunque anche un modo per dare rilievo all’arte?

Ho voluto rendere omaggio alle Arti nelle sue diverse forme, poiché sono bellezza, alito di leggerezza. Libertà dal ritmo incessante del quotidiano, che diviene poi fonte di grande forza interiore. Le onoro, voglio dare loro la dignità che meritano. Il discorso va oltre la mera celebrazione del ars gratia artis, l’arte per l’arte. Le arti mi aiutano a vivere meglio, poiché attraverso loro io disseto la mia meraviglia.  Cosa potrò fare dunque attraverso questo mio progetto? Sarò una piccola goccia e forse avrò la forza dell’acqua: scorre qualsiasi cosa accada.

 Le parole creano mondi. In questa storia c’è una parola d’ordine –passione- ma c’è anche una parola “contraria” –obliterare-. Che significato hanno per lei?

Ho origini sarde attraverso mia madre. In Sardegna si dice “su sambbene no este abba”, il sangue non è acqua. La passione è rossa, proprio come il sangue, ed io sono una temeraria. La passione è il mio credo più profondo.

Obliterare? Sorrido. Non ho mai amato chi ‘timbra’ la propria vita. Alcune scelte sono condizionate da molti fattori, altre meno, ma siamo sempre noi gli artefici del nostro destino, che scegliamo attraverso i bianchi e i neri. Non amo i grigi, sanno di indefinibilità. 

L’Ululato è tratto dal libro Gei.sha, ma chi è Gei.sha, anzi cos’è Gei.sha?

Gei.sha è l’unione di due parole: arte e persona, potremmo dunque tradurre ‘esperta nelle belle arti’. Da anni studio queste figure femminili, che veicolano l’arte attraverso la bellezza, dettata dalla loro cultura nella danza, pittura, musica, ma anche attraverso l’eleganza e la compostezza dei loro movimenti. Gei.sha è il titolo del mio prossimo libro, che uscirà in estate, e l’Ululato che andrà in scena il 31 maggio, è tratto da qui. 

Dunque i suoi progetti per il futuro riguardano Gei.sha?

Certamente. È un percorso unico. Nel libro Gei.sha le liriche sono suddivise in quattro sezioni: Deserto, Guerriere d’inchiostro, Geishe bianche, Carne. Quattro le sezioni, quattro le tappe di una carovana di artisti che vorrei coinvolgere nelle nuove rappresentazioni teatrali, iniziando in corrispondenza di un plenilunio. La strega recitò: osare, ardire, credo.

Luigina Lovaglio

 

E allora possiamo ben dire che l’Ululato è di certo una fiaba rock, ma è anche un atto di coraggio. Un lavoro portato in scena facendo leva solo sulle proprie forze, senza alcuna sponsorizzazione, senza alcun mellifluo compromesso. Una sfida contro lo scetticismo dei pavidi, la mediocrità degli intenti e l’indifferenza per l’arte.

Il primo incantesimo di questa fata vestita da strega.

 

di Lidia Monda

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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