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Il cortile delle statue silenti, storia di un ispettore innamorato della letteratura

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di Lidia MondaIl cortile delle statue silenti FOTO

La prima pagina è un pugno nello stomaco. Leggero, non caricato, ma sufficiente a farti vacillare perché arrivato all’improvviso. Un colpo di disturbo, mentre ti stai ancora scaldando al pensiero che le prime righe servano ad ambientarsi e iniziare a conoscersi. Invece no. Arriva dritto e colpisce. Ti riprendi, giusto il tempo di leggere pagina due, respiri e pensi di esserti sbagliato. Scrolli le spalle, sposti il peso da una gamba all’altra pronto a cominciare davvero, ma hai la guardia ancora bassa. Quando il montante di pagina tre arriva, non trova ostacoli e va a segno, ed è solo allora che capisci che dovevi aspettartelo.

Un uno-due di tutto rispetto.

Dopo di che inizia il libro.

Il cortile delle statue silenti, edito dalla Pensa MultiMedia, è l’ultimo libro di Francesco Paolo Oresteclasse 1973, un poliziotto con la penna nella fondina e molte stellette al suo attivo. Una laurea e una specializzazione in criminologia, due associazioni culturali, l’organizzazione di un premio letterario, libri e racconti alle spalle. Non è un caso, dunque, che ricalchi le sue orme il protagonista del libro, l’ispettore Giulietti , un poliziotto con la passione per la letteratura. 

Innanzi a una platea indifferente di statue e santini, ciocche di storie s’intersecano l’una all’altra, creando una trama sempre più avvincente man mano che l’intreccio si compone, così credibile da sembrare storia vera.

L’ispettore Giulietti è implacabile segugio alla ricerca del colpevole, ma al tempo stesso impacciato guascone nell’approccio sentimentale. Per lenire il senso d’inadeguatezza nell’uno e nell’altro campo utilizza la letteratura. Neruda, Salinas, Hikmet saranno il balsamo che spargerà sulle lacerazioni inferte, suo malgrado, dalla propria sensibilità, che non gli lascia scampo nello svolgimento del suo lavoro, nemmeno quando torna a casa. Ma  quelle opere saranno anche le armi che utilizzerà per conquistare la sua amata, con cui condivide prima di tutto la passione letteraria e l’amore per la bellezza poetica.

Nell’intreccio s’inseriscono altre ciocche, altri protagonisti, ciascuno portatore di abissi passati e incertezze future, latore di cause ed effetti concatenati, ciascuno indurito e ripiegato su se stesso, teso a combattere la propria personalissima battaglia, in un presente ambivalente e per questo verosimile.

Proprio come nella vita vera, infatti, il libro procede tra sfumature di bianchi e di neri, senza mai dividerli nettamente. L’enorme sensibilità dell’autore trabocca nel tratteggio dei personaggi, analizzati a 360 gradi con grande umanità. Ognuno in questa storia è vittima ma al tempo stesso carnefice, soprattutto nel rapporto con il contesto sociale. Ciò che da esso subisce si ripercuote su ciò che restituisce, in un continuo legame di causa-effetto che corre lungo tutto il flusso del romanzo, e si ripropone intatto fino alla fine della storia, attraversando le vite dei protagonisti.

Francesco Paolo Oreste ci conduce allora, con grande sensibilità e sempre attento a non formulare giudizi morali, dietro il muro di omertà e di silenzio dei singoli personaggi, ciascuno avvolto da una solitudine siderale nel fare i conti col proprio dolore fino al momento in cui non deciderà di squarciare quel silenzio, e giungere finalmente a un contatto profondo che lo libererà dalla propria emarginazione.

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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