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Francesco Paolo Oreste, un poliziotto -scrittore tra ideale e reale. Domani a Roma

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di Lidia MondaFPO foto

Francesco Paolo Oreste è un poliziotto con la penna nella fondina e molte stellette al suo attivo. Una laurea e una specializzazione in criminologia, due associazioni culturali, l’organizzazione del premio letterario Sandor Marai, libri e racconti alle spalle. Insomma, uno di quelli che ci mette cuore e testa ma soprattutto sostanza nel suo esser poliziotto, in quel suo stare dalla parte dello Stato, di chi è giusto e forte, ma talvolta anche superficialmente assente. Francesco è di quelli che nel tempo libero si preoccupa di colmare il vuoto delle istituzioni che talvolta diventa siderale, facendosi ponte levatoio tra mondi adiacenti ma separati da una faglia che arriva fin giù alla crosta terrestre. Ed è per questo che è uno di quelli che s’interroga, promuove, agisce.

Lo incontriamo in occasione della presentazione, domani a Roma -Libreria Arion di Piazza Montecitorio, ore 18,00– del suo nuovo libro, “Il cortile delle statue silenti”, edizioni Pensa Multimedia, il cui protagonista, l’Ispettore Giulietti, è uno sbirro con la passione per la letteratura.

Ogni riferimento autobiografico è puramente casuale?

Francesco Paolo Oreste «L’ispettore Giulietti è il mio alter-ego con il quale all’occorrenza mi diverto a cambiar di ruolo. Siamo entrambi stretti in una morsa tra ideale e reale. Il primo è quello vissuto intimamente, grazie all’amore e alla passione per la letteratura, ciò che abbiamo letto, osservato, studiato facendo crescere e maturare l’immagine del ‘come dovrebbe essere’, mentre il secondo, il mondo reale,  è quello con cui veniamo in contatto facendo il nostro lavoro, ciò che ci porta dietro i muri della vergogna, oltre i quali c’è una vita che ci sforziamo costantemente di proteggere, ma anche umanamente di comprendere».

Anche Giulietti però ha bisogno di sostegno e cura. E c’è Michele, fidato assistente dell’ispettore, che sa essere una ‘pizza capricciosa’, ma anche ‘una caramella al miele’. Per Michele ci sono sempre parole di gratitudine e di affetto anche quando diventa incredibilmente polemico. C’è un ‘Michele’ nella vita di Francesco Paolo Oreste?

FPO «Si ha sempre bisogno di qualcuno che ci stimoli e ci spinga a guardare le cose da un’altra prospettiva. Uno di questi è il mio collega di pattuglia, senza il quale non potrei mai fare il lavoro che svolgo ‘nel modo’ in cui lo svolgo. Il suo è un pungolo continuo. La polemica, così come l’ironia dissacrante, è anch’essa un modo di amare il proprio lavoro, spinge al dubbio, alla riflessione innanzitutto su se stessi ma poi anche su ciò che bisogna fare, indirizzando al meglio il lavoro di entrambi».

Il cortile delle statue silenti - Ed. Pensa Multimedia

Il cortile delle statue silenti – Ed. Pensa Multimedia

Com’è nata l’idea di raccontare le storie di questi personaggi?

FPO «Capita talvolta che le storie che racconto non siano frutto di una scelta vera e propria. Le incontro lungo il cammino e, a volte, mi cadono addosso. L’unico modo che ho per analizzarle più lucidamente e poi lasciarle andare è quello di scriverle. Il fissarle nero su bianco consente non solo di potermi confrontare con esse ma persino di trasferirle poi a chi dietro quei muri di dignità o di silenzio non può ad andare, e nonostante questo, si arroga il diritto di giudicare realtà che non conosce fino in fondo».

C’è stato un accadimento che ha determinato il nascere del libro?

FPO «Il libro nasce da una storia vera, da cui ho tratto spunto per creare l’intreccio narrativo. Una ragazza con problemi di tossicodipendenza è stata la mia scintilla. Ascoltare la sua storia dopo averla vista nel tempo consumarsi inspiegabilmente all’ombra

di un’inquietudine così stridente rispetto alla sua bellezza, ha mosso in me il desiderio di renderle giustizia e di provare a dare una spiegazione e un riscatto al suo dolore».

Cosa segna questo libro rispetto ai precedenti, a che punto è Francesco Paolo Oreste come scrittore?

FPO «È solo all’inizio. Fino ad oggi avevo camminato, soffermandomi a raccontare di ciò che incontravo. Oggi il rapporto è invertito. La dimensione del romanzo mi aiuta a creare un progetto più ampio, ad avere un’idea più chiara di ciò che voglio raccontare».

Quali sono i progetti per il futuro?

FPO «Continuare a seguire l’ispettore Giulietti, ad ascoltare le storie che incontra, ad amarle, e perché no, provare persino a raccontarle».

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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