Foto Andrea Bosca 1

Cattivo nella fiction, ma solo per gioco. Andrea Bosca ci racconta il suo mestiere d’attore

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di Caterina Ferruzzi

In questo ultimo scorcio d’estate è già ripartita la nuova stagione televisiva. Rai Uno si gioca subito una carta importante, mandando in onda, come prima fiction, “Grand Hotel”. Ci troviamo nel Nord Italia e siamo immersi nei bellissimi paesaggi dell’Alto Adige, già apprezzati in fiction come “Un Passo dal Cielo”. Le vicende si svolgono ad inizio ‘900 in un lussuoso hotel con vista sul lago, contornato da montagne e una rigogliosa vegetazione.

Tra i protagonisti di questa fiction, tutta intrighi e segreti, incontriamo con piacere l’attore piemontese Andrea Bosca che gentilmente ha risposto ad alcune domande a proposito dell’ ultimo ruolo che lo vede ora protagonista in tv e in generale sul suo lavoro di attore.

Nei mesi scorsi ti abbiamo visto in “La Dama Velata” e ora in “Grand Hotel”, entrambe fiction in Andrea Bosca 2costume ambientate in un’ epoca passata. Quali sono gli ingredienti del successo di queste produzioni?

Cerchiamo un modo nuovo e accattivante di raccontare, misto alla bellezza della ricostruzione storica. I sentimenti e le emozioni sono sempre al centro del lavoro, perché sono universali. Possiamo immedesimarci in Adele, Marco, Pietro e tutti gli altri personaggi di Grand Hotel perché sentiamo che se noi fossimo nei loro panni ci troveremmo davanti a scelte difficili, ad emozioni mai provate… Quindi è tutto più imprevedibile. Essere trasportati in un’altra epoca, come attori e come pubblico, ci permette di vivere una vita che non avremmo potuto vivere altrimenti, nei minimi dettagli. Un lungo viaggio.

Cornelio Grandi e ora Marco Testa, due ruoli da antagonista. Come ti sei preparato per interpretare questi ruoli, simili ma nello stesso tempo differenti?

Mi sento molto diverso da questi personaggi, nella vita. Ma ogni attore sa che le persone che interpreta non vanno giudicate. Vanno ascoltate. Anche loro hanno lati irrisolti, sopratutto i cattivi. Hanno ferite, mancanze. Io ho cercato di mettere la mia vulnerabilità a servizio e ho sentito che nel profondo Marco e Cornelio sono molto diversi. Vivono nella stessa epoca e forse si vestono un po’ alla stessa maniera, ma sotto la persona è unica nel suo genere. Nella Dama Velata il rapporto con una madre oppressiva e la mancanza del padre – l’assenza persino di un sostituto- erano la molla che muoveva Cornelio… Cornelio voleva il potere, voleva dominare su tutti. Arrivava ad un punto in cui rinunciava ad ogni contatto umano, gli interessava solo il potere. Si è fatto fuori, come essere umano. Marco di Grand Hotel è molto diverso: è in bilico tra chi era e chi non è più, ama disperatamente Adele… Ma la vita e le scelte non si possono cancellare. Ho immaginato Marco dibattuto, ci vorrà una serie intera per capire chi, tra le ragioni del cuore e le ragioni dell’ambizione, avrà la meglio in lui. Con Luca Ribuoli (il regista) abbiamo discusso ogni sua piccola svolta, ogni passo. Per questo Marco spiazza…. Perché sebbene si comporti in un certo modo, i suoi sentimenti tradiscono un lato ancora molto umano.

Cinema, televisione e teatro sono per te, come attore, ambienti molto diversi tra loro?

Foto Andrea Bosca 1Sono ambienti differenti, a volte non troppo comunicanti, sicuramente tre mestieri diversi uniti però dal fatto di poterti portare, ognuno alla sua maniera, in un’altro mondo. Sono riuniti dalla recitazione… Questa parola che vuol dire tante cose… In altri Paesi viene tradotta come “giocare”. Ecco, per rispondere alla domanda, quello del “gioco” è sempre il mio mondo preferito. Ma Cinema, Teatro e Tv hanno regole di gioco differenti. Li sento tutti vicini a me, ho sempre lavorato in tutti e tre i campi. Per esempio, ho girato quest’estate il film per il cinema di Luca Lucini “Nemiche per la pelle” con Margherita Buy e Claudia Gerini e ora debutterò il 29 settembre (fino all’11 ottobre) al Teatro Eliseo di Roma in uno spettacolo di e con Luca Barbareschi che inaugurerà la nuova gestione.

A quale dei tanti ruoli che hai interpretato sei particolarmente affezionato?

Sono affezionato a tutti, tengo per ognuno un notes di appunti e custodisco gelosamente nella mia libreria i pensieri e le immagini di ciascun personaggio. Mi piace pensare che ognuno è stato un cambiamento della mia vita, un segno che mi ricorderà per sempre dov’ero e con chi ero. Sono affezionato ai personaggi come ai compagni di lavoro e alle troupe, ai registi con cui abbiamo esplorato. Tornando a Marco Testa di Grand Hotel, per esempio, sono molto contento di questo personaggio perché è stato importante trovare la sua rotondità, il suo cuore. Senza cuore, non sarebbe imprevedibile, non ci sarebbe storia. La gente mi scrive, mi dice che questo cattivo ha un’anima. Ne sono felice.

Sei molto attivo nei social network dove racconti il tuo mestiere, ma anche l’Andrea fuori dal set. Quanto importanti possono essere questi strumenti per interagire con l’esterno?

Molto importanti perché io mi sento una persona concreta e aperta al dialogo. Certo, quando escono i film mi scrivono in tantissimi e io vorrei rispondere a tutti ma… Si tratta di centinaia di messaggi! Ringrazio sempre e lo faccio anche adesso… Questo contatto tra artista e pubblico è importante. Mi fa percepire la temperatura di cosa c’è là fuori e permette alle persone che mi vedono di capire che dietro c’è un lavoro per diventare altro da me. Ora che ho fatto questi antagonisti, lavorerò su personaggi diversi. Chi conosce la mia storia sa che negli anni ho cambiato fisico, facce, ruoli. Cambierò anche questa volta, la bellezza è nel rinnovarsi sempre. Leggo tutto il tifo per me sui social e sorrido: sono pronto a trasformarmi ancora. Grazie a tutti!

Ringraziando Andrea, concludiamo con un paio di curiosità che saranno gradite dai fan di “Grand Hotel”: il grande edificio, fulcro della narrazione, è Castel Wolfsthurn e si trova nei pressi di Vipiteno. Il lago che vedete si trova nella realtà in un luogo differente. Si tratta infatti del lago di Anterselva, uno dei punti di maggiore interesse dell’omonima valle.

 

 

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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