ivan-graziani

Buon compleanno, Ivan Graziani…

image_pdfimage_print

di Paolo Logli

Sono così, mi piace, dare fastidio alla gente
Sono così, mi piace, andare contro corrente…

Queste parole Ivan Graziani le scriveva in una sua canzone pubblicata nel 1989 nell’album Ivangarage, un album che ho visto nascere. E’ stato durante quella tournée che Ivan ed io abbiamo iniziato a pensare al suo recital teatrale “Segni d’amore”, che ho avuto il piacere di scrivere e di dirigere. Ed è stato in quel periodo che si è cementata la nostra amicizia. Ma in quella canzone, che si intitolava “Prudenza mai” c’era qualcosa di profondamente vero, e, temo, di profetico.ivan-graziani

Prudenza mai,
mai neanche adesso che sono grande
e dovrei stare attento a quel che pensa la gente…

Temo infatti che in qualche modo Ivan fosse profondamente consapevole che quel suo essere un folletto disallineato e non inquadrabile, quella sua frequentazione sistematica dell’ironia e quel suo dubbio metodico assurto a stile di vita non lo avrebbero fatto amare dai potenti. I potenti non lo amavano allora, e per contro lo adorava la gente, che ne intuiva la genuinità e la sincerità del cuore.
I potenti continuano a non amarlo neppure oggi, perché non è, e non potrà essere mai, una spillina da appuntarsi sul bavero della giacca. Ivan, scomodo da vivo, diventa assolutamente dimenticabile ora che non c’è.
Ma sai che c’è?
Lui, a questi qui, che non sono capaci neanche di inventarsi un omaggio per i suoi settant’anni che verranno celebrati il prossimo 6 ottobre, gli avrebbe fatto una pernacchia in faccia.

Non perché fosse, francescanamente, uno che porgeva l’altra guancia. Anzi. Aveva l’arma affilata dell’ironia e dello sberleffo, e l’usava come solo lui sapeva fare.

…e invece ti mando a fare in culopigro
a te che sei il direttore
che mangi sempre minestrina
e dopo fai la cacchina beh, 

Ricordo perfettamente un concerto a Villa Borghese che prevedeva la presenza di un ecclesiastico, non so quale, in cui gli organizzatori gli chiesero di non eseguire proprio questa canzone, Prudenza mai. C’era, nella canzone, un pezzo incriminato in cui Ivan raccontava che alzava le gonne alla suora dell’asilo, che scriveva sul muro io ce l’ho più duro, e faceva il disegnino di un cazzettino. Queste parole luciferine grondanti esalazioni sulfuree non erano degne di sfiorare le orecchie del prelato. Per cui, per favore, si poteva toglierla dalla scaletta? Ricordo perfettamente il lampo negli occhi di Ivan, sotto gli occhiali. Ricordo di avere pensato che stava per combinarne una delle sue. Ivan sale, e inizia una sequenza Basso/Chitarra, un duinato quasi ipnotico che riconosco immediatamente. E’ il giro d’accordi di “Prudenza mai”, proprio quella canzone lì, quella concepita dal diavolo. Io quel giorno ero lì con una troupe della Rai per riprendere il concerto, e forte del mio pass all areas mi sono piazzato esattamente sotto di lui, che stava sul palco. Ivan mi vede, gli scappa un ghigno dei suoi, quella cosa indefinibile tra la risata di un monello e la smorfia di una gargolla, e ammicando verso di me, inizia… 

…niente sermoni, aio, aio,
non rompetemi i maroni… 

Il ricordo del Vescovo che fingeva di non accorgersi della provocazione e dei pretini che cercavano di distrarlo parlando di altro è una delle istantanee più belle dei momenti vissuti con Ivan. Perché lui era davvero, fatto così. 

…sono fatto così, mi piace
dare fastidio alla gente…

La notizia sta sulle pagine del Fatto quotidiano, l’ha raccontata Andrea Scanzi, direttore artistico di quel Premio Pigro dedicato ad Ivan di cui sono orgoglioso di essere uno dei giurati.
Un premio che si teneva fino all’anno scorso l’ultima settimana di maggio, ma che quest’anno no. Perché è venuto a mancare lo sponsor, o forse più propriamente perché è venuta a mancare una collocazione degna di ricordare e celebrare una delle penne più pungenti del nostro cantautorato (se la gioca, a mio modesto parere, solo con Rino Gaetano, quanto a dotazione di ironia) e di certo la più esplosiva chitarra rock and roll italiana del dopoguerra. Insomma, pare che, in vista del settantesimo compleanno di Ivan, il comune di Teramo ritenga troppo gravoso sobbarcarsi i costi di una celebrazione. Uscirà a breve una raccolta di successi rimasterizzati, ma questo è solo merito della dedizione e della tigna di Annina Graziani, piccola donna dal cuore grande scolpita nella pietra del Gran Sasso, e dell’ostinato lavorio dei figli, Tommy e Filippo.

io sono così, mi piace
andare contro corrente…

ivan_grazianiSia chiaro, non sono qui a pretendere che le amministrazioni comunali suppliscano all’assenza di luoghi della cultura, all’assenza di investimenti di privati, all’assenza di mercato. Ma, Sant’Iddio, neanche posso pensare che un sindaco ed un assessore alla cultura riescano a passare sotto silenzio uno dei loro concittadini più illustri, tutt’oggi amato e seguito da migliaia di Fans, solo perché quelle poche migliaia di euro che dovrebbero investire non se le possono permettere.
Ma, sant’Iddio, devo spiegarglielo io a gente che si fregia del titolo di “amministratore locale” che creare uno spazio per uno dei cantautori più amati in Italia, uno che ha rinnovato la canzone d’autore e che ha insegnato a parecchia gente come si suona la chitarra, che creare questo benedetto spazio e dire: buon compleanno, Ivan, non è solo un atto dovuto, ma potrebbe essere addirittura un indotto per Teramo?

Non sto dicendo che avremmo le folle di Woodstock, ma sono stato al Pigro per anni, e so che c’era la coda di macchine, per raggiungere le cantine Zaccagnini, dove si teneva l’evento. E comunque su quella che è un’eccellenza della zona ci si lavora, si valorizza, si crea indotto, eventi, occasioni di occupazione, non è fantascienza. E’ solo capacità di guardare oltre il proprio orticello e i propri piccoli giri di potere da sostenere e sovvenzionare.
E poi, alla fine, Ivan Graziani è un artista di cui Teramo, e l’Abruzzo dovrebbero essere orgogliosi, e che dovrebbero celebrare, e basta.

E invece no. Il piagnisteo dei fondi che non ci sono è cominciato già l’anno scorso, quando il comune ha investito la folle cifra di 3000 euro per sostenere l’edizione invernale del Premio Pigro (a teatro gremito in ogni ordine di posti, sempre per inciso), e continua quest’anno, in cui addirittura la celebrazione dei 70 anni di Ivan rischia di passare sotto silenzio.

Questo mentre, come rileva giustamente Andrea nel suo articolo sul Fatto Quotidiano, si investono somme a 5 cifre per concerti a cui vanno si e no 200 persone.

E allora che dire?

Il dramma mi pare essere lo stesso che troppo spesso abbiamo individuato e stigmatizzato, anche su queste pagine: e cioè che l’impegno delle istituzioni per la cultura assomiglia sempre di più alla gestione mecenatizia secondo la quale nei secoli antichi signori annoiati già ricchi di loro distribuivano a pioggia, e secondo criteri arbitrari e capricci, il denaro per le arti tra i loro clientes. Clientes, parola che a ben guardare, è la radice di clientelismo.

Chissà che non sia solamente un caso.

…non odiarmi mai,
non odiarmi mai
ma la prudenza
io non l’ho usata mai.

(http://www.laspeziaoggi.it/news/)

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *