Caso France 3: scivolone sul gender

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di Antonietta Molvetti

Non ancora sopite le polemiche per l’infelice campagna di prevenzione del cancro al seno, promossa dalla Lega Italiana contro i tumori, tocca occuparsi di un’altra clamorosa autorete segnata da uno spot pubblicitario. France 3 bis
Protagonista del ruzzolone, questa volta, è l’emittente pubblica francese France 3. Giustamente orgogliosa per aver conseguito la piena parificazione tra i sessi nelle sue redazioni –uguale numero di giornalisti e giornaliste che vi lavorano- la rete televisiva d’oltralpe affida il messaggio ad una pubblicità dagli effetti disastrosi.
La scena del breve filmato è quella di una casa vuota e letteralmente in malora. Forni fumanti a causa di cibi carbonizzati, ferri da stiro ardenti su assi in fiamme, bagni sudici. Le donne –manco a dirlo- sono tutte sparite, finalmente al lavoro presso gli studi di France 3.
Non è certo rimasta a guardare il Ministro delle Pari opportunità francese, Pascale Boistard, che con un tweet ha prontamente bacchettato Delphine Ernotte, nuova dirigente di France 3, la quale, incassata la reprimenda, ha immediatamente rimosso lo spot dal palinsesto.
Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.
La fuga degli angeli del focolare, l’evasione delle regine dei fornelli, l’ammutinamento delle domestiche. Ecco cosa inscena la pubblicità. La donna, anche quando assume un ruolo sociale diverso da quello tradizionale, conquista un lavoro remunerato, esce dal nido, rimane una cuoca, una massaia, una governante. Per dire chi non è più, si sottolinea chi è innanzitutto. Tanto valeva esasperare la metafora dell’emancipazione pescando in altri luoghi comuni. Per pareggiare i conti, ci si poteva lasciare andare ad altri insensati modelli di stampo sessista. Si poteva, cioè, mostrare la nostra lavoratrice in ufficio, durante una pausa, mentre conversa con le colleghe di uomini, sesso e motori, come nelle migliori tradizioni maschili.

Alcune immagini dello spot di France 3

Alcune immagini dello spot di France 3

A chi sarà venuta in mente la pessima idea di utilizzare un tale scenario apocalittico, che ci lascia ipotizzare, sullo sfondo, figli trasformati in mammoni e mariti resi pigri  per colpa di madri e mogli molestamente accudenti ?
Lo si è detto mille volte, ma evidentemente tocca ripeterlo ancora. Pare, infatti, che come nel caso di infestazioni di insetti sgradevoli e persistenti, anche nella battaglia contro gli odiosi cliché di genere, non si possa mai abbassare la guardia.
Le case che vorremmo vedere sono quelle in cui l’assenza di una donna, perché impegnata altrove, non si deducesse dal fatto che tutto va alla deriva. Le famiglie che vorremmo sono quelle in cui i ruoli non fossero stabiliti in base ai modelli sessisti convenzionali e i compiti domestici non fossero ancora ed esclusivamente doveri delle donne.
A France 3, dati questi spunti, il compito di escogitare  una nuova campagna, che diffonda finalmente il messaggio in maniera corretta. L’augurio è che per il futuro si sia meno maldestri e che non si inciampi più in “pubblicità-regresso”.

 

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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