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A Treviso la mostra: El Greco La Metamorfosi di un Genio

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Di Marzia Santella.

L’Arte è immortale: non esiste l’oblio, non esiste fugace successo. Esiste, invece, una unanime considerazione che travalica i secoli, supera le monarchie ed i mecenati per giungere fino a noi, nel XXI secolo. La Casa dei Carraresi di Treviso diviene, così, il fulcro dell’attenzione, dal 24 ottobre al 10 OPERE-El-greco-GuarigionedelCieco-1024x837aprile 2016, grazie all’eccezionale mostra dedicata a Doménikos Thotokópulos: “El Greco Metamorfosi di un genio”. L’evento, ha ricevuto importanti riconoscimenti istituzionali quali il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia e del comune di Treviso ed il prestigioso patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) in collaborazione con il Polo Museale Veneto. Treviso conclude, idealmente, le mostre che hanno celebrato il quarto centenario della morte dell’artista greco avvenute in Grecia e in Spagna e Stati Uniti. El Greco nacque nel 1541 a Candia, Creta, a quel tempo dominio veneto. Nella sua isola divenne maestro d’arte ma decise poi di partire. A 26 anni intraprese il viaggio verso Venezia, città in cui trovò lavoro, come assistente, nella bottega di Tiziano Vecellio. Le sue opere di quel periodo parlano dell’influsso di Vecellio che si unì al suo figurativismo realistico naturalista di matrice bizantina. L’artista permane nella città lagunare per una decina d’anni e studia le opere di Jacopo Bassano, viene influenzato dalle opere di Tintoretto e dei Maniersti Veneti. Qui seppe trasformarsi da iconografo ortodosso in un artista innovativo e rivoluzionario.OPERE-El-Greco-Altarolo_Modena

In seguito si mosse verso Firenze e Roma, un periodo controverso per l’artista che non riuscì ad ottenere i desiderati riconoscimenti. Nel 1576 si trasferì in Spagna, dove ricevette l’appellativo di “El Greco” che lo accompagnerà per sempre. Qui lavorò per il re Filippo II ma non seppe soddisfarlo. Sfumato il sogno di diventare il pittore del re si stabilì a Toledo. Lì raggiunse la piena produttività artistica:  realizzò la sua prima opera importante: l’altare maggiore di Santo Domingo cui seguì la “Cattura di Cristo” e “Espolio” dove sono evidenti la profonda ispirazione mistica; per l’Escorial dipinse: “Sogno di Filppo” e “Martirio di San Maurizio”. A Toledo dipinse , inoltre, numerosi ritratti ospitati in numerosi musei. Capolavori indiscussi, poi, sono il “Battesimo di Cristo” e la “Pentecoste”. Dopo aver vissuto una vita di successo lì morì nel 1614,

El Greco, Maestro indiscusso del ‘500 non venne compreso nel suo periodo storico ma la critica moderna lo ha definito un “visionario illuminato”. L’esposizione a Treviso di 30 opere racconta il periodo veneto dell’artista, attraverso le tappe che hanno scandito il suo complesso iter artistico e spirituale tra Creta, l’Italia e la Spagna. Un’avventura irripetibile che indaga il processo creativo, il metodo di lavoro e la bottega di un artista controverso: un percorso di opere del grande artista e dei grandi maestri che hanno influenzato il suo lavoro: Tiziano, Tintoretto, Correggio, Jacopo Bassano vanta prestiti importanti. Obiettivo del curatore Lionello Puppi, emerito di Cà Foscari con alle spalle mezzo secolo di studi sull’artista, coadiuvato da un comitato scientifico internazionale, è scoprire, insieme ai visitatori, il percorso di un artista geniale che continua a stupire. Lionello Puppi ha definito l’artista dicendo: “Se la realtà dell’uomo si rende peggio che sfuggente, inafferrabile, anche ai contesti entro i quali le opere furono realizzate, sfumano in una nebbia disorientante”.

El Greco, infatti, dopo la morte, avvenuta in povertà, venne dimenticato fino al XIX secolo quando il re Luigi Filippo D’Orleans decise di far allestire una Galleria Spagnola al Louvre esponendo alcuni dipinti di El Greco suscitando profondo interesse tra i critici e gli intellettuali. La fama dell’artista divenne planetaria solo nel XX secolo sopratutto per il riconoscimento della critica e degli artisti stessi dell’epoca tra i quali Pablo Picasso e Pollock. Le avanguardie del ‘900 si ispirarono alla modernità dei suoi manierismi nel disegnare le figure, alla stravaganza nel comporre immagini dai cromatismi inaspettati per la sua epoca. Lo stesso Pablo Picasso ebbe a dire: “Il Cubismo ha origini spagnole ed io sono il suo inventore. Dobbiamo cercare le influenze spagnole in Cézanne e osservare l’influenza di El Greco nella sua opera”.OPERE-El-Greco-SanDemetrio-775x1024

Nella mostra sarà presente anche una rarissima icona, recentissimamente attribuita a  Doménikos  Thotokopulos, firmata dall’artista, raffigurante San Demetrio, la più integra delle tre da lui realizzate.

Tra i membri del Comitato Scientifico composto da: prof. Robin Cormack e Maria Paphiti, Serena Baccaglini ha commentato: “La genialità del Greco sta nell’essere riuscito a fondere due culture contrapposte: quella greco ortodossa e quella rinascimentale cattolica romana. Sorprendente è la sua capacità di non negare nessuno dei due linguaggi e riuscire a fonderli insieme in uno stilema originale e unico. E questo fa di El Greco un artista, eminentemente visionario, che sconvolse Manet, Cézanne e Picasso”.

Non si tratta di una mostra, ma di un viaggio emozionale verso la conoscenza di un artista che prepotentemente rapirà l’ attenzione dei visitatori. El Greco ha raggiunto, attraverso i secoli, il sogno, forse, di ogni artista: l’immortalità.

Marzia Santella

Marzia Santella

Laureata in Scienze Politiche, è scrittrice di romanzi e giornalista pubblicista. Collabora con Itali@ Magazine e con il quotidiano La Voce di Rovigo. Tratto distintivo: una passione sfrenata per l'arte, la musica e la fotografia.

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