Illégal: il film che denuncia le violenze sui clandestini fa riflettere l’Europa

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Anne Coesens interpreta Tania nel film di Olivier Masset-Depasse Illegal. Al cinema da venerdì 19 novembre 2010.

Di Paolo Cappelli


Illégal è un film belga sulla durezza del sistema di controllo dell’immigrazione e della clandestinità nel cuore dell’Europa, che porta sul grande schermo il dramma di una madre, Tania,  interpretata dall’attrice Anne Coesens, e del suo figlio quattordicenne Ivan alias Alexandre Gontcharov, separati dopo che lei viene arrestata e rinchiusa in un centro di detenzione in attesa dell’espulsione.

Lo sceneggiatore e regista belga Olivier Masset-Depasse, riassume così l’idea cha ha ispirato il film: “È il sistema che io considero illegale: i centri di detenzione, che dovrebbero rispettare i diritti umani, sono illegali. A coloro che sono fuggiti dalle persecuzioni e dalla povertà estrema riserviamo una cella e un trattamento da criminale. Il Belgio è già stato condannato 4 volte dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per trattamento disumano e degradante”. Di fatto, il regista non si ferma alla sofferenza intima della madre, al suo strazio interiore ed esteriore, ma punta il dito e la telecamera verso i tutori dell’ordine e i guardiani del diritto costituito, ovvero la polizia, e ne porta alla luce il comportamento violento e intimidatorio all’interno del centro di detenzione amministrativa, ambiente nel quale sono state girate la maggior parte delle riprese.

Vecchio e decadente, il centro è un luogo in cui l’immobilismo di giornate sempre uguali lascia improvvisamente e inaspettatamente il passo ad accelerazioni degli eventi. È un posto che annulla, annichilisce ogni traccia umana, un luogo in cui i detenuti (soprav)vivono immobili, in cui la vita è sospesa senza una speranza di un futuro migliore. A prima vista potrebbe sembrare un documentario, ma in realtà, per scelta del regista, è un lavoro di finzione scenica. E’ proprio lui a dire: “Volevo che il film fosse realistico e basato su ricerche approfondite. Tutto ciò che si vede nel film è accaduto almeno una volta da qualche parte. In particolare, ho voluto mostrare come le guardie del centro e i membri della polizia siano anch’essi vittime del sistema. La loro violenza nasce dalla frustrazione e dalla difficoltà del lavoro che svolgono”.

Esistono, non solo in Belgio, molti racconti e testimonianze di violenze perpetrate da membri delle forze dell’ordine. Nel film si raccontano, senza sconti, le tecniche di coercizione e i metodi utilizzati. Ad emergere costantemente  nel film soprattutto il drammia psicologico e fisico dei protagonisti, reso ancor più intenso dalla scelta del regista di privilegiare i primi piani e la camera a mano che crea  maggiore empatia in chi assiste allo sviluppo della storia.

Tania è un’immigrata russa, che dopo aver vissuto otto anni in Belgio da “irregolare” viene fermata e arrestata dalla polizia perché sprovvista di documenti. È l’inizio di un calvario: alla condizione di clandestina s’aggiunge il dramma di una donna sola con un figlio piccolo ostaggio di pregiudizi e di un sistema che ne rifiuta l’integrazione. Ha un carattere duro, Tania, forgiato dagli eventi, e silenzioso. E’ la madre immigrata e clandestina che tutti potremmo incontrare; che sia nel nostro paese o in un altro, poco importa. Dopo l’arresto può solo trattenersi, non può cedere alla pressione, o semplicemente arrendersi: Ivan è là fuori e lei lo rivuole con sé. Si tratta di sopravvivere per ricominciare a vivere.

Molto convincente l’interpretazione dell’attrice Anne Coesens che si dichiara molto soddisfatta del risultato finale del film “Da quando Olivier mi ha mostrato il soggetto, per due anni ho tenuto con me questo ruolo. Per cinque mesi ho studiato russo e creato il passato del personaggio. L’ho vissuto come un periodo di gestazione e poi, sul set, non avevo più l’impressione di lavorare”, ha rivelato. Si tratta del secondo lungometraggio del regista belga, che arriva dopo il fortunato Cages (2006), che racconta la storia di un amore passionale, ma distruttivo e che ha ricevuto molti consensi dal pubblico belga, oltre ai successi riscossi a molti festival internazionali, compresi quelli di Toronto e Roma, e in particolare per i cortometraggi Dans l’ombre (2004) e Chambre Froide (2004)

In concorso per il Premio LUX 2010, riconoscimento per il cinema del Parlamento Europeo, Illégal è un film di grande attualità, che affronta tematiche che parlano al cuore degli europei e spingono a riflettere sulle rispettive identità, sui legami culturali e familiari, sui rapporti che regolano le società in cui viviamo. La proiezione al Parlamento Europeo a Bruxelles si svolgerà tra il 26 ottobre e il 19 novembre; in seguito al voto, aperto ai 736 deputati europei, il premio sarà consegnato il 24 novembre a Strasburgo, nell’emiciclo del Parlamento Europeo, dal Presidente Jerzy Buzek.

Il trailer italiano di Illégal

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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