Maria Strova presenta “Burka”: Omaggio e non prigione

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di Stefania Taruffi

Ognuno di noi indossa un suo burka
Cosa vedi? Cosa vedi quando non rimane che guardare da una grata?
Ho guardato me.”

burkaE’ stato presentato ieri, nella splendida cornice della Casa dell’Architettura presso l’Acquario Romano di Roma Burka, il nuovo libro di Maria Strova, ballerina e scrittrice colombiana. Un originale sguardo a passo di danza che sfida a vivere oltre il giudizio e i limiti personali.
L’evento è stato accompagnato da una spettacolare performance di danza intergenerazionale “Fiore caparbio”, ispirata al Burka, il tradizionale vestito indossato dalla maggioranza delle donne afgane, tema del libro, in cui splendide ballerine scalze, vestite con burka colorati, hanno svelato tra veli, forme, corpi e una toccante sensualità, la particolarità del loro rapporto con quello che può essere considerato un modo per nascondersi, ma anche per custodire e proteggere la propria intimità.
Per l’occasione Maria ha danzato con sua figlia Martinica Ferrara e le danzatrici Anita d’Alessandro, Barbara Gervasi e Giada Somenzari.
Durante la performance l’attrice Chiara Tomarelli ha letto brani del libro.

Presente, insieme all’autrice, il prof. Paolo Portoghesi, Architetto della Moschea di Roma e studioso della cultura islamica che ha firmato la prefazione: “Maria Strova ha deciso di utilizzare la sua esperienza di danzatrice per rispondere a una domanda, per affrontare un problema che, in questi anni, ha interessato molto la cultura europea: indagare l’effetto del Burka su chi lo indossa: il velo integrale Afgano che le donne di religione islamica portano per obbligo o abitudine ancestrale. Un paese come la Francia, che si considera paladino di ogni libertà religiosa, l’ha recentemente vietato per legge e in vari modi nel mondo occidentale si è sviluppato un processo contro un indumento dal significato simbolico che priva integralmente la donna di quella “visibilità del mondo” su cui si basa l’esperienza umana dello spazio e dell’orientamento. Ciò che appare paradossale, dal punto di vista occidentale, è che questo nascondersi imposta da un costume “locale”, si possa interpretare come difesa di un diritto maschile di “proprietà” da tutelare, abbassando il corpo della donna al livello di un ‘oggetto’. Maria Strova ha capito che per giudicare e comprendere, bisogna ‘vivere’ ciò su cui si vuole riflettere ed ha indossato il Burka, sapendo che nella danza quest’ostacolo visivo poteva offrire esperienze imprevedibili, poteva diventare ‘disvelamento’ di verità nascoste. Ciò che più colpisce chi assiste all’evento della danza è la capacità di evocare, nel rapporto che viene a crearsi tra il corpo e l’abito, la figura della fiamma che domina in egual modo il movimento delle due parti in produttiva contraddizione, corpo e abito che si avvolgono a spirale fondendosi a tratti nella luce…”.

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi, invitato ma non presente, scrive: “Maria Strova rivela la grazia del Burka e persino la sua poesia. S’interroga e, nella danza, trasforma il Burka in un fiore. Omaggio e non prigione”.

300x250_maria-strova-headsho_20151015160544Sensuale, ironica e fuori dagli schemi, Maria Strova Colombiana cresciuta negli Stati Uniti è direttrice del Teatro del Respiro di Fiano Romano, a Roma. E’ considerata tra le più importanti performer di danze orientali e grazie al suo lavoro di coreografa, danzatrice, insegnante e scrittrice è impegnata da anni nello sviluppo dell’identità culturale della Danza del Ventre e nell’accompagnare le donne a danzare con coraggio e fierezza della propria unicità.
Da questa esperienza artistica è nato BURKA il suo ultimo libro, edito da Gangemi Editore. Indossato come un semplice costume di scena, attraverso la danza il Burka è divenuto per Maria Strova lo strumento, il mezzo per compiere un viaggio introspettivo sull’essere donna.
Indossare il Burka per l’autrice è stata una libera scelta, affrontata in modo artistico e sinuoso: danzando, strappando il tessuto, irrompendo con le gambe e le braccia. Come testimoniano le fotografie scattate da Calogero Ferrara che riprendono l’artista danzare con il Burka, nella selvaggia natura di Ustica, della Sicilia e di Corfù. Luoghi incontaminati, che hanno assecondato il percorso introspettivo dell’autrice, segnato da sensazioni di vita, di resistenza, di lotta e di bellezza. Emozioni vissute dietro una grata, come in una mobile prigione. Ma restando sempre in ascolto.
volostrova-196x150Come i Burka psicologici, questo velo totale confonde i sensi e indossandolo sulla propria pelle Maria Strova è riuscita a percepire come la vocazione artistica di quest’abito sia anche quella di non arrendersi alle sue restrizioni. Perché il Burka non è solo ciò che vuole annientare, ciò che rende invisibile: ma anche il suo contrario.
Esplorando le emozioni suscitate dal Burka, ho avuto la sensazione che esistono limiti che non siamo nemmeno consapevoli di portare – afferma l’autrice – che impediscono la nostra partecipazione alla vita, l’apertura dei nostri sensi. “
Maria Strova con l’immaginazione e le emozioni, ha riempito il vuoto del Burka. A un certo punto quest’abito si è rivelato. Ha consentito all’autrice di vedere. E quanto ha visto, è riportato in questo libro.

Maria Strova
BURKA
www.gangemieditore.it

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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