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Correte a cercare il vostro tubino nero!

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di Luca Mancini

Quante volte vi sarà capitato di indossare un capo e capirne appieno il messaggio più profondo che comunica?

Siete consapevoli di comunicare la vostra essenza con le scelte di abbigliamento che fate?
E’ vero, l’eleganza e il fascino sono innati, ma in realtà aprendo l’armadio le nostre scelte sono dettate da cosa?

Può tutto stare bene su tutti? Questo nuovo spazio sarà dedicato al cinema e alla moda, ma in un modo nuovo: faremo due chiacchiere sui capi che hanno stravolto e cambiato definitivamente la moda, che hanno fatto tendenza, seguendo un percorso nella storia del costume, sottolineando l’uso che se ne è fatto nella storia del cinema, parlando di classici blockbuster americani, italiani o francesi.

Ma più che un trattato, saranno due chiacchiere per capire un po’ meglio cosa ci mettiamo addosso e cosa vogliamo dire di noi stessi. Per iniziare questo primo incontro comincerei con il tubino nero, un classico no?

A mio parere una donna con un tubino acquista immediatamente un allure di raffinatezza e fascino. È vero che non tutto è per tutti, ma se si ha poco tempo cosa c’è di meglio di un abitino da infilarsi e … via il gioco è fatto! Se poi non è nero non importa, i colori neutri ovviamente sono sempre facili da abbinare, ma concorderete con me nel pensare che un tubino nero fa sempre la sua figura, soprattutto questo inverno 2015/2016!

L’abitino nero nato nel 1926 dall’intuizione di Coco Chanel (petite robe noir così definito), diventò da subito il simbolo dello chic più raffinato, unendo semplicità ed eleganza.

Il tubino nero nacque come un particolare abito da sera o da cocktail, giocando quasi esclusivamente con le lunghezze e i materiali, rimanendo praticamente inalterato fino ad oggi.

Il taglio generalmente consiste in un abito corto con pences ai fianchi e senza maniche, lo scollo è generalmente tondo o a barca e la chiusura con zip è spesso posizionata sul fianco o al centro dietro.

L’intenzione di Chanel era quella di creare un abito adatto a qualunque occasione e, propri1o a tal riguardo, Christian Dior diceva che “una donna può indossare lo stesso abitino nero per diverse occasioni e ad ogni età, ma sarà l’accessorio giusto (scarpe, borsa, foulard …gioielli) a renderlo da giorno, pomeriggio o sera”.

E’ anche vero che un abito lineare e semplice non è facile da indossare, e deve essere fatto davvero bene per essere adatto a tutti!
“Fare Sheherazade è facile – Fare un tubino nero è difficilissimo” (Coco Chanel, parlando del suo rivale Paul Poiret).

Poi, negli anni ’60 la popolarità del tubino crebbe in forma esponenziale dopo che Audrey Hepburn lo indossò nel celebre film “Colazione da Tiffany” (il modello indossato dalla Hepburn fu venduto nel 2006 dalla casa d’aste Christie’s per 410.000 sterline).

Chi non ricorda l’amabilissima Hepburn? Diventerà la portabandiera di questo capo nella storia del costume moderno, sfoggiandolo nel film ma anche nella vita privata. E tutt’oggi chi non accomuna ancora l’immagine elegantissima della diva a questo capo?

Ovviamente l’intero star system lo fece subito suo e tutte le dive furono immortalate con il tubino nero.

Sopra una foto tratta dal film “Colazione da Tiffany” (dir. Blake Edwards, 1961) con una spumeggiante Audrey Hepburn, il cui fascino ed eleganza hanno fatto scuola.

“Uscii dal pianerottolo e mi sporsi dalla balaustra, quel tanto che bastava per vedere senza essere visto. Era ancora sulle scale, ora aveva raggiunto il mezzanino, e i colori chiassosi dei suoi capelli da ragazzino, a ciocche fulve, venati di biondo albino e di giallo, riflettevano la luce della lampada. Era una sera calda, quasi estiva, lei indossava un abito nero aderente e fresco, portava sandali neri e una collana di perle. Nonostante la sua elegante snellezza, aveva l’aria sana di chi vive di latte e si lava con l’acqua e il sapone. Aveva le guance di un rosa acceso, la bocca grande e il naso all’insù. Un paio di occhiali neri le cancellava gli occhi. Aveva un viso che, pur avendo superato la fanciullezza, non era ancora quello di una donna. Pensai che poteva avere qualsiasi età tra i sedici e i tenta; come scoprii più tardi mancavano pochi mesi al suo diciannovesimo compleanno.” (dall’omonimo romanzo di Truman Capote)

Con una descrizione così chi non avrebbe scelto la Hepburn come unica possibile protagonista per la pellicola?

Vi riporto ora in breve la trama del film: Holly Golightly vive a New York, sola con un gatto senza nome, e si considera “in transito2”. Giovane, bella, elegantissima, frequenta i locali alla moda e si fa mantenere da uomini a cui offre la compagnia di una sera. Provvede a lei anche un anziano galeotto detenuto a Sing Sing, Sally Tomato, al quale Holly fa visita ogni settimana per ricevere strane informazioni sul meteo che poi passa all’avvocato di Tomato. Passa la sua vita così, ma quando le prende la malinconia (che chiama “mean reds”, in italiano “paturnie”), nulla può rasserenarla se non una visita negli spazi ovattati della gioielleria Tiffany.
Nell’appartamento sopra il suo va a vivere un attraente giovane scrittore Paul Varjk (George Peppard), a sua volta sostenuto nella sua “vocazione letteraria” da una ricca donna sposata, che lui presenta come sua arredatrice.
Holly e Paul entrano subito in sintonia in una intimità carica di attrazione, senza che però nessuno dei due rinunci alle proprie abitudini.

Holly ha in mente di procurarsi un marito ricco, come succede spesso nella commedia americana (“Gli uomini preferiscono le bionde”, “Come sposare un milionario”), per sistemare finalmente se stessa e Fred, un fratellino quasi dimenticato e che definisce ” Dolce, vago e tanto lento”. Il fratello è l’unico elemento della sua vita passata che lascia trapelare, finché dal Texas non arriva un uomo mite e anziano, Doc Golihtly, che si dice sia il marito abbandonato da Holly che vuole riportarla con sé: l’aveva sposata quando aveva quattordici anni e si chiamava Lula Mae, ed era una creatura randagia e spaventata. Con le lacrime agli occhi Holly spiega a Doc di essere ormai una donna molto diversa e che non tornerà mai più con lui.
Paul e Holly, ubriaca, si scambiano secche battute sui rispettivi modi di vivere, ma la mattina seguente fanno pace andando a fare cose mai fatte e trascorrono la prima notte insieme. A questo punto Paul dice addio alla sua protettrice e ricomincia a scrivere, mentre Holly si impone di ristabilire le distanze e seduce un Fazendero brasiliano che le fa una vaga proposta di matrimonio e le propone di andare in Brasile con lui.
Paul nel frattempo si è trasferito e si rivedono per un pranzo di addio: al ritorno, però, li blocca la polizia che ha scoperto il modo in cui Tomato usasse la povera Holly per il suo traffico di stupefacenti.
Riesce a scagionarsi, ma viene abbandonata dal brasiliano timoroso di scandali. Q3uindi, delusa, Holly sale su un taxi con Paul, sa che New York è terra bruciata e vorrebbe prendere un aereo per il Brasile per cominciare una nuova vita. Ferma il taxi e a forza fa scendere il gatto, consegnandolo alla libertà e alla pioggia battente; dopo averle ripetuto che la ama e averle gettato in grembo l’astuccio con l’anello inciso da Tiffany, anche Paul se ne va.

Holly si ferma a pensare, poi lentamente infila l’anello, scende dal taxi, corre verso il punto dove ha lasciato il gatto, che già Paul sta cercando, lo chiama affannosamente, angosciosamente, e infine lo ritrova.

Arresa all’amore e all’idea che a qualcuno si debba comunque appartenere, Holly, stringendo il gatto, si stringe a Paul sotto la pioggia baciandolo.

Ovviamente ci sono tanti film e attrici che nel cinema hanno sfoggiato tubini rendendoli storici:4

  • Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo
  • Jayne Mansfield in “Il gangster cerca moglie
  • Jeanne Moreau in  “Les Amans
  • Shirley Mc Laine in “Il prezzo del successo
  • Audrey Hepburn in “Sabrina”
  • E anche la modernissima Sarah Jessica Parker in “Sex and the City”.

Come non citare poi la bellissima Charlize Theron, che usa il tubino anche per tutti i giorni nascondendosi dietro occhialoni neri.

5Per non parlare poi di Grace Kelly, Kim Novak, Sophia Loren e tante altre star in migliaia di pellicole. Tuttavia, il tubino non è presente solo nella storia del cinema classico o più moderno, ma ritorna ciclicamente sulle passerelle, rivisitato o proposto con nuovi dettagli oppure presentato in soluzioni stilistiche “nuove”, con tessuti d’avanguardia, recuperati o inaspettati. Nonostante ciò, non risulta mai né scontato né vecchio!

Nelle ultime sfilate Alberta Ferretti l’ha proposto decorato e personalizzato con ricami fatti a mano, Dolce e Gabbana ne hanno fatto il proprio cavallo di battaglia trasformandolo con pizzo e raso, Armani lo ha rivisto e corretto in tante versioni personalissime con l’uso del velluto e della seta. La lista sarebbe ancora lunga e di questo “must have” dalle mille sfaccettature.

L’importante è divertirsi e sentirsi a proprio agio nel proprio abito.

La rivista inglese Daily Mail ha pubblicato un sondaggio dal quale è risultato che secondo il 75% delle donne intervistate, il tubino è risultato essere il capo di abbigliamento più importante nella storia dell’abbigliamento, ancor prima dei jeans e del reggiseno Wonderbra.

Un tubino nero allunga la figura e, accarezzando il corpo, ne maschera difetti e imperfezioni, dando all’immagine una linea affusolata ed elegante.

Va però aggiunto che il tubino resta pur sempre una tela basica da riempire e decorare con tutto ciò che più ci piace e ci diverte. Non basta metterlo per essere a posto, occorre sempre fare attenzione agli accessori e alle diverse nuance.

Infine, riporto un paio di frasi scambiate tra Paul Poiret e Coco Chanel proprio riguardo l’abitudine di quest’ultima di indossare il tubino nero:

  • “Ma signora per chi siete in lutto, vestita così?”
  • “Per voi, monsieur!”

Mi raccomando, correte a cercare il vostro tubino nero nell’armadio e se non l’avete… via sul web, non deve mancare mai nel guardaroba di una bella donna.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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