La ‘buona’ scuola che non vorrei

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Finalmente il ruolo: è questo che probabilmente hanno pensato tutti i docenti interessati, il giorno in cui è arrivata la fatidica proposta della fase C del piano assunzionale, della “Buona Scuola” renziana.
In realtà non avevano capito ancora bene in quale marasma di lì a poco si sarebbero trovati. Per cominciare i docenti neoimmessi in ruolo sono stati catapultati, nella peggiore, a centinaia di chilometri di distanza dalle loro case e dalle loro famiglie, con tutto quello che ciò comporta in termini economici ma soprattutto affettivi e abbandonati nelle braccia di dirigenti scolastici ignavi di quello che si sarebbero trovati a gestire.
Quasi nessuna scuola ha visto arrivare i docenti che aveva richiesto “per il potenziamento dell’offerta formativa” ergo i dirigenti, almeno per ora, a parte far loro tappare buchi (ovvero fargli fare supplenze fino a dieci giorni) a destra e a manca, non sanno praticamente cosa farsene di questi docenti assunti per migliorare e “potenziare” l’offerta formativa. bocciate-mio-figlio
Ciò comporta che questi docenti non hanno ancora, a distanza di un mese dall’immissione in ruolo, un orario fisso e definito e si traduce nella pratica in un lavoro “a chiamata”, come se avessero la reperibilità che hanno i medici nel loro lavoro, e nell’impossibilità di organizzare anche la loro vita privata.
Un’assunzione che si rispetti si sarebbe dovuta fare piuttosto in base alle competenze dei docenti e alle classi di concorso, con lo scopo di soddisfare gli obiettivi didattici che erano stati elaborati dal Collegio docenti e deliberati dal Consiglio di Istituto ma siccome l’approvazione del PTOF (Piano dell’Offerta Formativa Triennale) è slittata al 15 Gennaio, questo non è stato possibile.
Per cui, dalla fine di Novembre, periodo in cui quasi in tutta Italia c’è stata la presa di servizio, molti docenti sono letteralmente utilizzati “in maniera selvaggia” per coprire supplenze in gradi di scuola superiori o inferiori a quelli per cui hanno avuto l’immissione in ruolo e talvolta su classi di concorso per cui non sono abilitati all’insegnamento, ivi compresi i posti di “sostegno”. “Mi hanno chiamata addirittura a supplire religione alla Primaria” racconta Sonia, “situazione paradossale perché come prevede la legge quantomeno dovrei avere una laurea in Teologia”. “Escludendo il ruolo, bellissimo, la Buona scuola per me è una grande porcata” aggiunge Tommaso. E continua “i miei tutor sono a tempo determinato e privi di abilitazione all’insegnamento; mi trovo in un Istituto Alberghiero e sono un docente di Liceo Artistico che dovrebbe insegnare scultura. E conclude rammaricato “come tanti sono stato spostato da casa e dalla mia famiglia: appena 1500 chilometri”!
Poi c’è Claudia che dice: “ io insegnerei diritto ma sono utilizzata alla Secondaria di Primo Grado per fare alfabetizzazione con ragazzi stranieri: perciò a, b, c, casa, dado ect.” E ancora c’è Paolo che si chiede: “ è giusto che io, abilitato per la Secondaria Inferiore debba accettare di svolgere ore alla Primaria e soprattutto alla Scuola dell’Infanzia? Non è come pretendere da un esperto pizzaiolo di fare torte buonissime? Scusatemi ma qualcosa non mi quadra”. “Fare supplenze può essere stimolante” conclude Luca “ma in tutta onestà alla lunga è frustrante perché è un intervento isolato non inserito in un percorso strutturato e continuativo. I riti sono importanti nel processo educativo: se l’allievo non impara a collocare il docente in un ruolo stabile difficilmente lo potrà considerare un punto di riferimento. Un docente che oggi c’è e domani chissà crea aspettative che non vengono realizzate”. Ma cosa prevede la legge 104 di Riforma della Scuola? Che l’utilizzo dei docenti in gradi inferiori possa avvenire solo in qualità di docenti specializzati per gli insegnamenti della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria. Il docente che non sia in possesso del titolo di accesso perciò può essere utilizzato solo in compresenza per le attività di potenziamento.
Poi ci sarebbe da affrontare anche la questione spinosa dell’anno di prova per la quale pure sembra regnare l’incertezza più totale perché esso è sì legato allo svolgimento del servizio effettivamente prestato per almeno 180 giorni, dei quali almeno 120 per le attività didattiche, ma se l’utilizzazione dei suddetti docenti continuerà ad essere selvaggia si rischia di non superarlo e di non poter essere seguiti neanche dal Tutor che dovrebbe accompagnare e indirizzare efficacemente il loro percorso. In conclusione sembra chiaro a tutti che nonostante i proclami l’avvio dell’organico “potenziato” della “Buona Scuola” ad oggi sta producendo quasi ovunque situazioni fortemente lesive dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola e il contratto collettivo sembra svanito nel nulla.
Bucano Suola

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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