ERRI DE LUCA a PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI

Erri De Luca, al contrario dei tanti ospiti invitati alla Rassegna della piccola e media editoria PIU LIBRI PIU LIBERI di Roma, siede sopra un alto sgabello sul palco, per arrivare con la sua voce calda e il suo sguardo sereno a tutta la platea, che ha cominciato a fare la coda alla sala Diamante molto tempo prima dell’appuntamento per sentire il suo intervento.

ph by A. Carotenuto

ph by A. Carotenuto

Comincia col dire che si sente sbilanciato nel trovarsi da solo davanti a tanti, quando invece il rapporto dovrebbe essere come quello del lettore che entra in una libreria dove la voce dei libri sono tanti, e chi dovrebbe avere un maggiore spazio d’intervento dovrebbe essere il pubblico.

Continua con il dare una risposta alla sua stessa domanda su come si diventi scrittori o narratori ed espone il suo paradigma: leggere, stare affacciati alla finestra e ascoltare i vecchi.

Leggere perché solo così si può sapere cosa fanno gli altri e come esprimono i propri pensieri; stare affacciati alla finestra presume uno spirito acuto nell’osservare la realtà che ci circonda; ascoltare i vecchi è il percorso delle esistenze che gli altri hanno attraversato per trasmetterlo a noi.

E qui, nel suo colorito intervento si è divertito ed ha divertito nel narrare aneddoti della storia di Napoli e del suo umore nei confronti della tradizione, della sacralità, della sua filosofia tutta umana.

Lo scrittore ha infine toccato vari aspetti della drammatica contemporaneità, la guerra in Yugoslavia, le traversate dei migranti che solcano il Mediterraneo, un mare che connetteva civiltà trasformato in una fossa comune che lo ha ispirato a scrivere la sua preghiera laica Mare Nostrum che non sei nei cieli.  Su questo tema, alla domanda, “una sua opinione su immigrazione e integrazione”, prontamente ha risposto “ognuno di noi può sabotare l’indifferenza”.

Rocco Puppio