Rapporto Amnesty: ancora negati i diritti umani nel mondo

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La situazione dei diritti umani nel mondo? Sempre più critica, evidenzia il Rapporto 2015-2016 di Amnesty International. Sotto la lente 160 paesi e territori, per denunciarne in maniera minuziosa le violazioni a livello globale. Aumentano i profughi che fuggono da conflitti e disastri. Ma i paesi dove affluiscono – compresi quelli europei – non forniscono adeguata assistenza.

Almeno 30 stati anzi costringono illegalmente i rifugiati a tornare in zone dove rischiano anche la vita. Regimi autoritari continuano l’opera di repressione, con la tortura dei dissidenti (in 122 paesi) e la limitazione della libertà di espressione e di stampa (in 113 paesi). Carente la tutela dei diritti delle donne, compresi quelli riproduttivi, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Solo in 20 paesi sono riconosciuti matrimonio o altre forme di unione tra persone dello stesso sesso, mentre sono diffuse forme di omofobia istituzionale.

Le minoranze religiose (e non) vengono oppresse da stati teocratici o conservatori islamici e in alcuni casi da regimi comunisti. In ben 36 paesi milizie massacrano e perpetrano gravi violazioni, in 19 sono endemici i crimini di guerra: insanguinate varie zone dell’Africa, lo Yemen e la Siria (dove infuria la catastrofe umanitaria con una guerra civile in corso ormai dal 2011). Almeno 61 paesi imprigionano persone che osano esercitare diritti e libertà, 88 si caratterizzano per processi iniqui. Nel 2015 sono morti, in carcere o in strada, almeno 156 attivisti per i diritti umani.

Anche nei paesi occidentali però hanno luogo restrizioni dei diritti e delle libertà fondamentali (espressione, stampa, privacy), in nome della sicurezza interna. Intanto, le istituzioni internazionali che dovrebbero implementare i principi liberali e democratici nel mondo – come Onu, Consiglio d’Europa, Tribunale penale internazionale – vengono depotenziate proprio da nazioni mosse da interessi particolaristici.

Chissà se il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite, che prenderà il posto di Ban Ki Moon nel 2017, potrà invertire la tendenza in questo quadro fosco. Perché, denuncia il segretario di Amnesty Salil Shetty “più di 70 anni di duro lavoro e di progresso umano sono a rischio”.

di Valentino Salvatore

Valentino Salvatore

Valentino Salvatore

Romano di primissima generazione. Pigro e irriverente. Appassionato di storia, letteratura fantastica, cinema e musica rock.

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