Come un cane sulla Tuscolana, in scena fino al 6 marzo all'Ambra Garbatella

“Come un cane sulla Tuscolana”. Grande successo per lo spettacolo su Pasolini a Roma fino al 6 Marzo

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Ieri sera al Teatro Ambra Garbatella di Roma, una sala gremita ha accolto il terzo giorno di repliche dello spettacolo ” Come un cane sulla Tuscolana” di Claudio Boccaccini, in scena fino al 6 Marzo.

Un omaggio a Pier Paolo Pasolini, grandissimo drammaturgo, osservatore impietoso, quanto vero, dei  vizi capitali e della storia. Poeta e narratore da ‘Le ceneri di Gramsci’ a ‘Una vita violenta’ o regista di film quali ‘Accattone’ o ‘Uccellacci e uccellini’.

La mattina del 2 novembre 1975, il suo corpo veniva trovato su uno sterrato dell’idroscalo di Ostia, ucciso da un diciassettenne, un ragazzo ‘di strada’, quasi ad interpretare tragicamente il finale  di uno dei suoi film.

La pièce teatrale è un intarsio cesellato magistralmente dal Boccaccini, autore e regista, tra frammenti di musiche, film e poesie.

Undici, bravissimi, gli attori – Francesca Ceci, Simone Crisari, Beatrice Gregorini, Francesca Grilli, Federica Di Lodovico, Giulia Morgani, Fabio Orlandi, Luca Restagno, Tiziano Scrocca, e con Paolo Perinelli e Massimo Cardinali.

In cento minuti di spettacolo ognuno ha avuto la sua parte da protagonista, quasi a tradurre l’Io, attraverso lo sguardo visionario e implacabile di Pasolini, scrutatore attento dell’umanità, della storia, memoria e presente, ancora attuale a quarant’anni dalla sua morte.

Particolare attenzione è stata data allo studio delle bellissime luci in scena, curate dallo stesso Claudio Boccaccini, che hanno esaltato le parole degli attori creando un racconto nel racconto in cui alcuni momenti di alto lirismo, raggiunto attraverso versi immortali, erano insieme dialogo e preghiera. Toccante un Padre Nostro, recitato in scena, al quale Pasolini e tutti noi chiediamo aiuto in momenti dove come dei “randagi” siamo lo specchio di profonde solitudini.

Disuguaglianza,  libertà, dolore, ironia, degrado, emarginazione, miti e metafore, suggestioni visionarie, bulli di periferia seduti al bar, nelle pause a fine giornata, dove si annulla la solitudine che ancor oggi nelle periferie romane si ritrova nelle prostitute, nella spazzatura, nel dolore.

Intensa l’interpretazione offerta da Giulia Morgani della poesia “Me ne vado ti lascio nella sera”, piena d’immagini suggestive, dai garage, ai montarozzi, ovvero i ritrovi delle prostitute, ai macelli, alle sere finite dopo una giornata di lavoro, quando  l’inerzia e la routine di una inconsapevole vita, porta a ‘sopravviverle’ serenamente.

A Giulia Morgani, attrice teatrale e cinematografica, abbiamo chiesto:

Che cosa ha comportato umanamente e come attrice, l’interpretare questo ruolo?

G.M.«Amo il teatro, e ogni sera in questo spettacolo, aggiungo un tassello in più di maggiore consapevolezza, in cui i reietti sono dolore, degrado, dove c’è una commozione, quasi una comunione verso la purificazione e la salvezza. Come attrice ho scoperto che amo moltissimo recitare poesia».

Noi le crediamo nella doppia veste di osservatori e insieme spettatori. Una catarsi collettiva in sala, con un “ Pasolini” morto, e l’eco ridondante di alcune parole : “Amo la vita ferocemente”.

di Luigina Lovaglio

lidia monda

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Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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