Ecologia del vivere: Lasciamo ai bambini il diritto di essere bambini

image_pdfimage_print

di Stefania Taruffi


E’ finita la settimana dell’infanzia. Personalmente, avendo bambini e amandoli, vivo il loro mondo ogni giorno. Tuttavia, ogni tanto, celebrarlo è divertente. E c’è anche chi l’ha fatto in maniera molto simpatica e originale come il popolo di Facebook. Sul diffusissimo social network un anonimo ha creato un link in cui s’invitavano tutti a pubblicare, come foto del profilo, l’immagine dell’eroe dei cartoni animati più amato. Un modo come un altro per tornare indietro nel tempo e riprendere a giocare, se non altro con i ricordi. E’ stato divertente relazionarsi con la Capo ufficio Trilly o il collega Batman, o il fidanzato che si è per qualche giorno trasformato in principe azzurro.

E sono stati soprattutto gli adulti a divertirsi di più, spogliandosi della seria maschera quotidiana e scegliendo, seppur a breve termine, una personalità fiabesca. Noi adulti siamo strani e quanto ci piace ancora giocare! Tuttavia chi è genitore, non dovrebbe solo ritrovare il bambino che è in sé, quanto piuttosto valutare meglio se il proprio figlio è messo in condizione di poter giocare, di vivere realmente la propria infanzia. Sempre di più, per problemi organizzativi, i genitori che lavorano, giustamente per vivere o vivere meglio, sono fuori di casa tutto il giorno. Il tempo pieno nelle scuole risolve gran parte della giornata e dopo? E nelle vacanze? La domanda che si sente più spesso è questa:”Oddio, dove lo metto?”. Neanche fosse una lampada.

Ed ecco allora che la complessa macchina organizzativa del mondo dei genitori cerca e trova i più disparati impieghi che occupino il proprio figlio nelle restanti ore con attività non solo piacevoli, ma soprattutto educative e ‘utili’. Però che fatica!!! Credo che gli adulti a volte dimentichino di avere a che fare con dei bambini. E neppure tengano conto dei loro limiti fisici e mentali, per non parlare dei loro desideri. I bambini sono fragili, non riescono a sopportare il peso di responsabilità troppo grandi, ma soprattutto hanno bisogno di spazi, tempi e luoghi diversi per crescere. E anche di silenzio e di momenti vuoti, da riempire con la loro fantasia, con l’energia del loro mondo incantato.

Ben venga lo sport che da sempre è sano per il loro equilibrio psico-fisico e una sana crescita. Oppure qualche ora di musica o quant’altro. Però non bisognerebbe esagerare. Ci sono bambini chiamati a stare 12 ore fuori casa, impegnati in mille attività diverse, oltre lo studio. Stare seduti otto ore sui banchi di scuola a sette-otto-dieci anni è già impegnativo. Quando escono, i ragazzi sono distrutti dalla stanchezza. Se devono trascorrere anche il restante delle ore imparando l’inglese, lo strumento musicale, a cantare o quant’altro, o tutto insieme, dove lo trovano il tempo per giocare?. Ricordo con piacere immenso i miei pomeriggi liberi, chiusa nella stanza da sola o con le amiche.

Spente le televisioni, i pomeriggi erano intrisi di me, di noi: pittura, musica, suonate di fisarmonica senza alcuna cognizione,  chiacchierate, letture, scritture,  futili giochi inventati con nulla. Perché i bambini non hanno neanche bisogno di tutti quei giocattoli di cui li sommergiamo. Ce ne accorgiamo quando gli mettiamo in mano un pennello e loro, liberi di intingere negli acquarelli, ci mostrano la loro anima.  Momenti di creatività pura in cui misurarsi con se stessi, con i propri desideri, con la propria fantasia. E perché no, anche con il silenzio o il nulla. Perché queste ore vuote devono essere riempite da contenuti personali ed emozionali, che arricchiscono l’essere umano anche di più di mille nozioni.

Che senso ha mandare un ragazzino di sei anni a imparare l’inglese quando ancora non sa leggere e scrivere l’italiano? Spesso dimentichiamo che stiamo parlando di bambini, non di adulti. E che certe nozioni possono anche essere insegnate loro più tardi, oppure giocando. C’è tempo per essere grandi. Credo che sempre più spesso vogliamo portare i bambini nel nostro mondo e non siamo più in grado di calarci nel loro. I risultati, purtroppo, si vedono: I bambini sono diventati troppo seri, responsabili e tristi. Quasi non sorridono più. E questo è davvero un peccato. Credo sia molto utile osservarli, parlare con i nostri bambini, ascoltare i loro richiami. In tal modo non solo faremo il meglio per loro, ma impareremo anche qualcosa noi.

Foto in licenza CC: Wall e Permano Laboratori creativi

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

One Comment

  1. 20 marzo 2011

    Tks for this entry!

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *