Thomas Niedermayr

Live Wine e i vini PIWI di Niedermayr: il futuro della viticoltura è “superbio”?

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Capita di leggere un articolo su un convegno incentrato sulla tematica della “Genetica della Vite Resistente”, durante il quale un Istituto italiano, competente in materia, presenti un progetto i cui obbiettivi siano quelli di “incrementare la qualità del vino, adeguando le viti ai nuovi scenari climatici e dotandole di resistenza genetica ai principali patogeni, al fine di ridurre l’utilizzo degli agro farmaci e di avviarsi verso una nuova frontiera”. Il dubbio che sorge a tal punto è: in Italia non ci sono già numerosi agricoltori sostenitori della produzione vitivinicola biologica? Roba da pensiero biologico evolutivo!

È cosi che, allo scorso Live Wine, svoltosi al Palaghiaccio di Milano, ho voluto personalmente approfondire la questione al banco d’assaggio della Thomas Niedermayr, una cantina che sorge ad Appiano (Bz) e che ha avviato la produzione di vini biologici, con il suo fondatore Rudolf, sin dal 1980, il cui figlio, Thomas, ha portato avanti, prendendo le redini con risultati eccellenti, come confermato anche dal premio ottenuto dal T.N. 06 Piwi Weiss 2013 che ho avuto il piacere di assaggiare in anteprima: un vino biologico, prodotto dal 2006 nel maso di famiglia e ottenuto dal Souvignier Gris, un vitigno definito appunto PIWI che significa “resistente alle malattie fungine” come peronospora , oidio e botrite, che non ha bisogno di trattamenti chimici in vigna; creato nel 1983 dal professor Becker dell’Istituto di ricerca Viticola di Friburgo e sviluppato direttamente nel vigneto.

I grappoli color magenta danno a questo vino piacevole una bella struttura, con un aroma equilibrato e raffinato di spezie e mandorle. Il tutto, dopo un lunghissimo periodo di fermentazione di 14 mesi e di affinamento, diviso equamente in 8 mesi in acciaio e 8 in legno. Un prodotto che rappresenta in pieno la filosofia della famiglia Niedermayr. Già dal 1991, essa è entrata a far parte del Bioland, un consorzio di coltivatori del Sudtirolo che hanno a cuore le sorti ambientali, producendo vini certificati con uve definite “ibridi naturali”.

La tenuta Niedermayr produce vini biologici certificati da 20 anni. Lei ad appena 29 anni ha deciso di portare avanti con passione l’attività di famiglia. Qual è la visione aziendale alla quale vi ispirate?

Da giovane viticoltore, nella vigna che mi è stata affidata provo a combinare idee innovative con pratiche tradizionali. Mi piace lavorare nella natura e osservare come un piccolo germoglio nel corso delle stagioni si trasformi in un vino genuino e dal carattere forte. Tengo molto a che il vino debba avere una personalità forte e rispecchiare l‘annata e questo riesce al meglio se si lavora secondo le priorità poste dalla natura e si cerca di sfruttarne la sua magnifica forza. Per questo motivo nei miei vigneti troverete anche l’erba alta, piante in fiore e una bella varietà di animali. La chiave per un buon vino sta nella natura stessa.

Dal 1991 l’azienda Maso Gandberg è socia di Bioland, un consorzio al quale aderiscono i coltivatori biologici del Sudtirolo.

Un punto fondamentale per la famiglia Niedermayr è lavorare rispettando le esigenze della natura, Bioland riunisce tutti i coltivatori impegnati nella salvaguardia dell’ambiente, delle materie prime e delle risorse energetiche, ad esempio attraverso la lavorazione del terreno, la semina di diverse erbe aromatiche e piante con fiori, promuovendo la biodiversità ed il rinvigorimento del terreno. Secondo la nostra opinione, la cosa giusta è lavorare con varietà di viti resistenti ai funghi ed adatte alle nostre condizioni climatiche. In questo modo è possibile ridurre al minimo le esigenze di protezione delle colture, apportando un vero e proprio contributo ecologico.

Recente l’introduzione dell’allevamento e la coltivazione, oltre del Pinot bianco con vitigni Bronner tradizionali della zona, di alcuni vitigni PIWI, puo’ spiegarci le caratteristiche di questi vitigni e perché i vini che producete, cosiddetti “superbio”, sono sempre più considerati i vini del futuro?

Grazie a un lungo lavoro iniziato alla fine dell’Ottocento, quando la vite europea rischiò quasi l’estinzione a causa della fillossera, e durato più di un secolo, oggi sono disponibili varietà resistenti di ultima generazione che garantiscono ottime performance qualitative e sostenibilità ambientale, che va di pari passo al risparmio economico derivante dall’abbandono dei trattamenti necessari nell’agricoltura convenzionale e, seppure in minima parte, anche in quella biologica. Le varietà ibride naturali possono rappresentare davvero il futuro della viticoltura e permettere a chi lavora in vigna di riscoprire che cosa può dare la terra libera da ogni tipo di trattamento, producendo ogni anno vini leggermente diversi che raccontano ciò che è accaduto davvero in vigna.

Come dire che il vino del futuro esiste già.

di Angelo Ceci

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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