Recep Tayyip Erdogan

Satira contro Erdogan, Turchia vuole censurare la tv tedesca

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L’austero presidente turco Recep Tayyip Erdogan si mostra allergico al dissenso e alla satira, anche provenienti dall’estero. In questi mesi diversi intellettuali e giornalisti ne hanno fatto le spese. Il clima si è surriscaldato, con pesanti restrizioni alla libertà di stampa e al diritto di cronaca.

Il quotidiano di opposizione Zaman, sospettato di complottare contro il governo, è stato commissariato con l’insediamento forzato di redattori governativi, accompagnati dalla polizia tra le proteste di piazza. Il caporedattore Bulent Kenes, è stato condannato a due anni e sette mesi con l’accusa di aver insultato Erdogan via Twitter. È appena iniziato il processo contro altri due giornalisti del quotidiano di sinistra Cumhuriyet, Can Dundar e Erdem Guld, per spionaggio e terrorismo. Avevano osato rivelare il coinvolgimento dei servizi segreti nel passaggio di un carico di armi al confine con la Siria, con un video che ha fatto scalpore.

Il pugno di ferro del governo ha destato imbarazzo tra i paesi europei, che hanno reagito solo con timide proteste formali. Proprio la scorsa settimana è stato infatti siglato l’accordo con l’Ue per gestire l’emergenza migranti: saranno respinti verso il territorio turco i clandestini che arrivano in Grecia. La Turchia riprenderà i disperati, in spregio ai principi internazionali di accoglienza e senza che sia ben chiara la loro sorte, in cambio di sei miliardi di euro e nuovi negoziati per l’entrata della Turchia nell’Unione Europea.

L’atteggiamento spavaldo di Ankara raggiunge livelli grotteschi, prendendosela persino con Berlino. Martin Erdmann, ambasciatore della Germania, è stato convocato dal ministro degli Esteri turco che ha preteso la censura di una trasmissione satirica tedesca. Il programma Extra 3, dell’emittente pubblica ARD, ha avuto l’ardire infatti di mandare in onda una clip che ironizza su Erdogan. Nel testo di Erdowie, Erdowo, Erdogan si allude all’incarceramento di giornalisti sgraditi al presidente, alle pose da impero ottomano, alla repressione contro oppositori e curdi. Il video è una carrellata di comparsate del presidente turco inframezzate da scene di repressione poliziesca, scandite da una canzoncina ingenua. Tanto è bastato alla Turchia per alzare la voce. Per zittire il dissenso tanto in patria quanto tra i nuovi “alleati” europei.

di Valentino Salvatore

Valentino Salvatore

Valentino Salvatore

Romano di primissima generazione. Pigro e irriverente. Appassionato di storia, letteratura fantastica, cinema e musica rock.

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