Non solo Auschwitz. Metz Yeghern: ‘’Il Grande Male’’

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24 Aprile 2016: a centouno anni dal genocidio degli Armeni,la Turchia ancora nega.

‘’Chi parla ancora oggi del massacro degli Armeni?’’ Queste furono le parole con cui Adolf Hitler vinse le ultime perplessità degli ufficiali del Terzo Reich per dare inizio al secondo genocidio del XX secolo.

Quanti effettivamente ricordano ancora ciò che accadde nella notte tra il 23/24-04-1915 alla minoranza etnica in Turchia?

Armeni, un popolo che si stabilì dal VII secolo a.C. nell’Asia Occidentale, a nord-est dell’Anatolia. Essi avevano una propria cultura, una propria lingua, ma aderirono alla religione cristiana. Nell’Impero Ottomano, nel 1890 vi era un grandissimo numero di Armeni: se ne contavano infatti circa due milioni.

La Turchia stava vivendo una situazione di crisi ancor prima della Guerra Mondiale. Nel 1876, col trattato di Santo Stefano con cui posero fine alla guerra turco-russa, i Russi imposero ai Turchi di rispettare le minoranze e di dar loro maggiori diritti. Gli Ottomani, sotto il sultano Abdul Hamiel II, cominciarono però ad emarginare tali minoranze, principalmente quella armena e, ad imporre loro leggi severe. Gli Armeni si ribellarono e le loro insurrezioni furono subite represse. Le violenze che subite, diedero inizio ai pogrom, come quelli degli anni 1894-1896 e del 1901 accompagnato dallo sterminio dell’etnia armena in Cilicia. Un anno prima, era sorto il movimento dei ‘’Giovani Turchi’’ composto da membri ,dominati dallo spirito nazionalistico, che avevano l’obiettivo di creare uno stato omogeneo, eliminando le minoranze: essi infatti, cominciarono senza esitare a mandar via dal Paese i Greci. Questa organizzazioneaveva individuato come nemico interno gli Armeni. I Turchi temevano che essi potessero facilmente allearsi con i Russi dal momento che quest’ultimi li appoggiavano nelle rivolte perché questo avrebbe reso più rapido l’indebolimento del paese e quindi, più semplice la sua conquista.

Il ‘’Metz Yeghern’’ ebbe inizio nella notte tra il 23 e il 24 Aprile del 1915. Prima gli arresti, poi le deportazioni con la ‘’Marcia della morte’’. Il Governo Turco si impegnò sin da subito ad eliminare la ‘’Mente’’ degli Armeni, perciò gli intellettuali e personaggi di rilievo nella loro società. Procedettero col disarmo dei militari appartenenti a quella minoranza etnica, arruolatisi per il conflitto mondiale, che furono destinati ai lavori forzati controllati da battaglioni irregolari composti da detenuti appositamente liberati per queste operazioni.

Molti uomini furono subito uccisi; i superstiti furono inviati alla marcia nel deserto siriano dove la morte li stava aspettando. A questo cammino si unirono ben presto donne, bambini e anziani, le cui età e condizioni fisiche non vennero prese in considerazione. Essi subirono violenze di ogni tipo e le punizioni per coloro che osavano ribellarsi o tentare di fuggire erano piuttosto severe. Qui, trovarono la morte a causa delle epidemie, della fame e degli sfinimenti, circa 1,3 milioni di persone. Un’altra conseguenza del massacro, a cui presero parte anche i tedeschi, fu la ‘’diaspora armena’’, ossia la fuga degli Armeni all’estero.

Quel che avvenne, fu il prototipo di uno sterminio programmato e pianificato, primo nella storia del Novecento, da cui Lemkin coniò i termine di ‘’genocidio’’; proprio da questo evento furono ispirati i Nazisti per dare inizio alla propria follia. Ciò che stupisce, oltre l’enorme numero di vittime, è la posizione negazionista e giustificazionista che ha assunto oggi la Turchia.

Il governo del Paese continua ancor oggi a negare i fatti, affermando che si tratterebbe di una repressione di una delle loro insurrezioni e di difesa delle frontiere. Questa rappresenta una delle ragioni per le quali la Turchia non è ancora all’interno dell’Unione Europea, nonostante abbia richiesto di esservi inserita nel 2005. Vi sono in realtà documenti che testimoniano che il genocidio sia realmente accaduto: si pensi alle foto del medico tedesco Wegner ed alle testimonianze di coloro che fortunatamente riuscirono a salvarsi, che raccontarono l’accaduto dando voce alle proprie vittime, ricordandoli. Il ‘’negazionismo’’ da parte dei Turchi ha fatto riflettere riguardo la possibilità di emanare delle leggi ‘’antinegazioniste’’, come sono state già adottate per il genocidio degli Ebrei in Paesi come la Germania e la Francia .

E’ importante affermare inoltre, che ciò che accade vicino a noi, alla nostra realtà, possa risultare più interessante e, che possa quindi esser ricordato con più facilità, come si afferma nell’articolo de ‘’Il Grido del Popolo’’ del 1916 di Gramsci, nel quale si sottolinea l’importanza del giornalismo nel diffondere informazioni, qualsiasi sia il luogo dell’accaduto, proprio per evitare di ripetere ciò che è stato già compiuto; ricordare significa non cancellare il nostro passato, ciò che fu fatto dall’uomo nel bene e nel male, imprimere nella memoria delle persone fatti per evitare di cadere nell’oblio, perché è a questo che serve la storia.

di Martina Masi

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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