The Hope Six Demolition Project: il nuovo album di PJ Harvey

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PJ Harvey, all’anagrafe Polly Jean Harvey, è sempre stata un’artista tutta d’un pezzo. Non senza difficoltà. Si narra che ad uno dei suoi primi spettacoli, davanti ad un pubblico di circa 50 anime, la cantautrice si ritrovò nel giro di una o due canzoni ad esibirsi quasi da sola, con la sua band. E una donna si avvicinò al placo chiedendole di smettere.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Artista poliedrica ed avanguardista, il 2016 vede la pubblicazione del suo nono album, dopo un silenzio durato 5 anni, in seguito all’acclamatissimo Let England Shake sugli orrori della prima guerra mondiale. The Hope Six Demolition Project ne è il naturale proseguimento, l’album risulta essere quasi una personale raccolta di appunti di viaggio che ci parla di terre toccate dalla guerra (Afghanistan, Kosovo ecc.) e di Washington, con particolare riferimento all’HOPE VI, il progetto di riqualificazione urbana attraverso la demolizione di edifici popolari in aree decadenti con il conseguente dislocamento di intere famiglie (da qui il titolo dell’album, e della prima traccia “Community of Hope”).

L’album si sviluppa alternando momenti di gioia a momenti di drammaticità, la vena rock della cantautrice è qui un po’ sottotono e lascia spazio a suoni più etnici e popolari. Siamo lontani dai tempi di “To Bring You My Love” o “Sheela Na Gig” dove la giovane e ribelle PJ Harvey veniva accostata a Patti Smith per audacia ed aggressività. Qui abbiamo una donna matura, meno concentrata su sé stessa, meno sanguigna, più riflessiva. Qui c’è più blues, e meno rock’n roll. La nostra piccola Polly Jean è cresciuta.

di Giorgia Atzeni

The Hope Six Demolition Project:

01 The Community of Hope

02 The Ministry of Defence

03 A Line in the Sand

04 Chain of Keys

05 River Anacostia

06 Near the Memorials to Vietnam and Lincoln

07 The Orange Monkey

08 Medicinals

09 The Ministry of Social Affairs

10 The Wheel

11 Dollar, Dollar

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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