Tom Bilotta. Intervista all’autore che ha sedotto l’agente di Ken Follett

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Un giornalista sportivo bergamasco, classe ’83, con la passione per la scrittura. Tom Bilotta nel 2013 vince il concorso letterario internazionale “I nuovi autori 2013” con il romanzo inedito “Biografia Arancio Sangue”, che si traforma nel suo biglietto dorato per l’America.  La storia di un giornalista coinvolto in un intrigo internazionale appassiona i lettori fin da subito riuscendo a vendere in pochi mesi circa 2500 copie e diviene, grazie ad una società di produzione italo-canadese, una crime story televisiva, The Orange Hand. Il suo stile di scrittura cinematografico seduce anche l’agente di Ken Follett, Albert Zuckerman, fondatore della casa editrice WH Books con la quale ha pubblicato il 30 marzo 2016 in Italia il suo secondo romanzo, Anatole. Un thriller a tinte jazz la cui pubblicazione in America è prevista il prossimo 30 aprile. Sarà il primo thriller al mondo pubblicato con colonna sonora, grazie ad eMooks, brevetto internazionale ideato dallo stesso visionario Bilotta con il quale abbiamo parlato dei suoi progetti.

 

Da giovane inviato sportivo della provincia bergamasca a scrittore emergente di successo in America. Quando nasce la sua passione per i thriller?
La passione nasce all’età di 15 anni circa, quando ho deciso di dedicarmi alla scrittura di piccoli testi di narrativa crime. Erano più che altro sperimentazioni narrative e, rileggendoli ora, mi fanno tenerezza. Quella fase è durata un paio d’anni, nel contempo ho approfondito la lettura di genere e mi sono concentrato sulla fiction americana: divoravo libri e libri di vari autori. Quando ho iniziato a lavorare come giornalista, seppur facessi prima sport e poi economia, ho voluto lavorare per qualche mese alla redazione di cronaca nera. E’ stato un periodo molto formativo per la mia successiva esperienza di autore di thriller.

 

Quali sono stati i suoi autori di riferimento?
Molti, sicuramente Agatha Christie: un classico. Quasi tutti gli amanti di questo genere iniziano da lei e dai suoi capolavori. Poi, con lo scorrere del tempo, ho iniziato ad apprezzare Ken Follett – un maestro del genere -, Tom Clancy, Michael Connelly, Giorgio Faletti e Arturo Perez-Reverte. Non è proprio un autore di genere thriller, però amo molto anche Dan Brown.

 

Il suo romanzo d’esordio, The Orange Hand, snobbato dalle case editrici italiane nonostante nel 2013 avesse vinto il premio internazionale ‘I nuovi autori letterari’, è invece divenuto una fiction tv prodotta da Canada e USA per la quale ha anche collaborato alla sceneggiatura. Che esperienza è stata?
Snobbato forse è un termine troppo forte, diciamo che è capitato tutto così in fretta che le case editrici italiane hanno forse avuto poco tempo per accorgersi di me e magari valutarmi come si deve. Ma è stata la mia fortuna in un certo senso. Ora sto dialogando con le case editrici italiane per altre questioni, come l’applicazione eMooks, e questo non sarebbe potuto accadere così liberamente se avessi avuto un contratto di pubblicazione con una publisher italiana. Quanto alla fiction è un sogno che si realizza, un’esperienza professionalmente molto formativa. Sicuramente ho imparato che scrivere una sceneggiatura e un libro sono due cose completamente diverse.

 

Il suo stile lineare e cinematografico le ha aperto le porte della nota casa editrice anglo-americana WH Books. Cosa ha rappresentato per lei l’incontro con Ken Follett?
Il mio stile è particolare: piace o non piace. L’essere fin troppo descrittivo, nei primi colloqui con le case editrici italiane, è stato valutato come un problema più che un vantaggio. Così come aver scritto il mio primo libro in prima persona e non in terza. Eppure in USA questo è stato visto come un tratto distintivo e di forza… Quanto all’incontro con Ken Follett, beh… sicuramente è stato uno dei giorni più belli della mia carriera e vita. Poter incontrare un mostro sacro come lui e fare una foto insieme con i nostri libri in mano credo non capiti tutti i giorni. Quando poi mi hanno confermato che non l’aveva mai fatto con alcun autore… potete immaginare la mia reazione! Stessa gioia provata, in un certo senso, a Dublino quando ho potuto incontrare e parlare di Anatole a Dan Brown durante il Web Summit. Un altro grande incontro professionale e umano.

 

Anatole è il suo secondo romanzo, una thriller jazz story ambientata nell’America del Proibizionismo. Com’è nata l’idea di questo libro?
L’obiettivo era scrivere una storia diversa da tutte, sotto più punti di vista. Con l’editore avevamo concordato il periodo storico e l’ambientazione. Ma mai la musica jazz era stata utilizzata come “pretesto” narrativo in una crime story e seppur ci fossero già in commercio libri accompagnati da cd musicali, Anatole si distingue da tutti perché è il primo libro che permette di ascoltare la colonna sonora che compone il protagonista nel corso della narrazione. Si vive la trama con una prospettiva bi-dimensionale, concetto che poi ha dato il là alla creazione dell’app eMooks.

 

Anatole è il primo thriller al mondo con colonna sonora, grazie all’applicazione eMooks, da lei ideata e premiata al Web Summit di Dublino. Lei l’ha definita “un acceleratore di fantasia”, in che senso?
Riprendendo il concetto di prima, l’app non fa altro che abbinare effetti sonori e musica alle parole che il lettore sta leggendo, attraverso un tablet o uno smartphone. E lo fa mediante un testo a scorrimento automatizzato e senza l’utilizzo delle mani da parte dell’utente, con una sincronizzazione perfetta in base alle esigenze del lettore: leggi il termine “pistola” e … istantaneamente senti il colpo di pistola nelle tue cuffie. Stesso discorso per la musica, che come per i film andrà ad accelerare la fantasia del lettore perché permette di aumentare la percezione narrativa stimolando l’immaginazione di quanto si sta leggendo. Ovviamente ci sono altre funzioni, ma questa è la caratteristica principale. Con Anatole tutto è più amplificato poiché il prodotto letterario ha anche una componente importante da un punto di vista musicale, ma eMooks può essere usato con ogni romanzo e favola. Diciamo che si replica l’approccio musicale e sonoro del cinema, senza perdere la bellezza della lettura e dell’immaginazione del lettore. Inoltre si dona “anima” agli ebooks: molto più freddi rispetto a un libro in carta, non snaturando il prodotto finale con filmati o altro come nel caso degli ePub3.

 

“La fortuna delle detective-stories non ha forse altra origine se non nel fatto che, essendo la Creazione tutta, e le nostre vite con essa, un mistero a cui manca lo svelamento finale, leggere un giallo dove il colpevole è smascherato ogni volta, ce ne risarcisce e consola.” Scriveva Gesualdo Bufalino. Condivide quest’analisi?
Condivido in pieno. Ma aggiungerei che, come nel caso di Anatole, spesso l’ultima pagina della nostra vita è frutto di una serie di scelte intraprese giuste o sbagliate – a volte concause – che donano mistero a un finale già scritto.

 

Dopo il suo successo americano finalmente anche in Italia cominciano ad accorgersi di lei. Pensa ad un possibile ritorno?
A livello letterario non credo, anche perché fortunatamente la mia casa editrice WH Books ha deciso di sbarcare pure in Italia. Da un punto di vista imprenditoriale, invece, sono già tornato. Il progetto eMooks è stato progettato gran parte in Italia e voglio che rimanga a tutti gli effetti italiano. Non a caso in questi ultimi mesi sono rientrato da New York per sviluppare questa grande avventura tecnologica.

 

 

di Anna Esposito

 

Tom Bilotta, “Anatole”, 2016, pag.424, Euro 14,99, WH Books

 

 

 

 

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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