Jazz Italiano Live, Rita Marcotulli e l’omaggio all’amico Pino Daniele

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Da oggi nelle edicole per la collana “Jazz Italiano Live 2016”, curata da l’Espresso, l’ultimo lavoro di Rita Marcotulli. Registrato il 4 marzo alla Casa del Jazz di Roma, in omaggio allo straordinario ed indimenticabile cantautore napoletano Pino Daniele, con il quale la pianista ha collaborato in passato. Un omaggio alla sua musica multiforme, ma anche al grande artista poliedrico che era. Sul palco con lei alcuni dei più prestigiosi musicisti del panorama musicale nazionale ed internazionale: Tore Brunborg al sax, Luca Aquino alla tromba, Nguyên Lê alla chitarra, Matthew Garrison al basso, Alessandro Paternesi alla batteria, Michele Rabbia alle percussioni e la splendida voce di Maria Pia De Vito. Un progetto che Rita Marcotulli ci ha raccontato in una intervista.

Da cosa è nata l’idea di intraprendere questo progetto – omaggio in onore di Pino Daniele?

Un omaggio a Pino perché oltre all’amicizia che ci legava e le tante tournée fatte insieme con grande entusiasmo e divertimento è stata la musica della mia adolescenza che mi ha accompagnato in tanti momenti belli della vita e continua ad accompagnarmi; nei viaggi ad esempio c’è spesso Pino che mi porta. Poi perché penso che Pino oltre ad essere stato un cantante napoletano innovativo era soprattutto un grandissimo compositore, un poeta. Con Luciano Linzi ne avevamo parlato già da tempo di fare un lavoro strumentale sulle sue composizioni per sottolineare la bellezza delle sue melodie ed ora ci si è presentata l’occasione.

Che cosa ha significato per Lei la collaborazione con il cantautore napoletano e in cosa l’ha cambiata professionalmente?

È stato sicuramente un esperienza molto importante nella mia carriera. Ho imparato la sintesi; devi riuscire ad essere incalzante ed efficace con poche note, negli spazi giusti e riuscire ad esprimerti in poche battute. Noi improvvisatori normalmente possiamo suonare con libertà e per esprimere un’idea musicale possiamo prenderci del tempo. Con Pino era bellissimo scoprire come le note avevano un altro peso, ogni nota suonata era un dettaglio importantissimo per la canzone, come un unico quadro dipinto con più mani.

Qual è l’aspetto del Pino Daniele musicista e quale quello del Pino Daniele uomo che Le piacerebbe ricordare e raccontarci?
Come ho appena detto penso che Pino avesse la capacità di raccontare le storie della vita, la vita della gente comune, di strada, di Napoli, ma anche della sua vita, dei suoi figli, dei suoi amori con una naturale predisposizione alla melodia, la melodia della vita. Non era un semplice cantante ma un musicista, un compositore. Amava suonare la chitarra, amava tutta la musica. Aveva una curiosità per tutti i linguaggi soprattutto il blues, il jazz, la musica africana, la musica classica, brasiliana ed una attenzione all’armonia. Non è un caso che tantissimi musicisti hanno collaborato con lui, jazzisti soprattutto, come Wayne Shorter, Chick Corea, Pat Metheny, Eric Clapton, per citarne solo alcuni.
Come uomo aveva un grandissimo intuito, una grande ironia, schivo a volte, ma un sognatore romantico, semplice, umile, una persona cara che mi manca.

Daniele è stato un musicista eclettico. Quali sono secondo Lei gli aspetti della sua musica che sono emersi meno?

Credo che Pino sia stato coerente con il suo percorso di artista sempre. L’esigenza dell’artista di ricercare nuove strade si è ispirato soprattutto dalla vita e la vita stessa che cambia, il mondo cambia e le sue storie ne sono la prova. Anche se ad esempio in “Ritratto d’autore”, uno degli ultimi cd, va indietro nel tempo e si appassiona ad i madrigali del ‘500 e fa un cd con un quartetto di voci classiche molto diverso dal Pino Daniele abituale. Anche se “Pigro” ti riporta al vecchio Pino. La case discografiche non sempre prediligono prodotti artistici, ma spingono ad un prodotto più commerciale che si basa sui grandi numeri. E dei compromessi possono esserci stati. Si faceva trasportare, ma fino ad un certo punto. Se non gli piaceva, si “scocciava” e faceva giustamente ciò che voleva. Perché la sua musica poteva solo parlare quando veniva dal cuore. Forse non si è mai reso conto della sua grandezza e dell’innovatore che è stato e quanto ci ha lasciato.

Altri progetti futuri in cui è impegnata?
Ho molti progetti. I forse i più peculiari sono un gruppo che si basa sulla mescolanza di ritmi, quello indiano, del flamenco ed africano. Ritmomania e un omaggio alla pittura che non rivelo ancora perché è in fase di lavorazione.

di Marina Capasso

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

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