Arancia Meccanica, tra violenza e potere. I drughi in scena all’Eliseo

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In scena al Teatro Eliseo, fino al 15 maggio, una trasposizione di “Arancia Meccanica”, tratto dal famoso film del 1971 di Stanley Kubrick, ma soprattutto dal famoso romanzo di Anthony Burgess del 1962 che ha ispirato lo stesso Kubrick.
Mettere in scena una rappresentazione così complessa e articolata non è assolutamente compito semplice, ma Gabriele Russo, con l’aiuto di Roberto Crea e delle sue scenografie d’impatto e grazie alle musiche curate da Morgan, è riuscito a riproporlo in modo efficace. Partendo dall’adattamento drammaturgico dello stesso Burgess, Russo riesce a trasmettere al pubblico un estremo senso di angoscia e inquietudine, inducendo lo spettatore ad interrogarsi sul senso delle cose. Si attraversano i temi centrali della storia, dalla violenza al controllo delle coscienze da parte di una società sempre più incline all’indottrinamento. Ci si interroga sulla libertà di scelta e di pensiero, sulla bestialità sempre più dilagante dell’uomo, ma anche delle istituzioni rigide e autoritarie. Tutto ciò attraverso la vicenda umana di Alex, interpretato da Daniele Russo, ragazzo violento e incontrollabile che, insieme ai suoi “drughi”, Sebastiano Gavasso nella parte di Dim e Alessio Piazza in quella di Georgie, vive di furti, stupri e violenze varie, facendo uso del famoso “lattepiù”, latte mescolato ad anfetamine ed altre sostanze stupefacenti.
I drughi fanno, quindi, della “ultraviolenza” il loro “Inno alla vita”. Emerge, inoltre, un tema ricorrente anche nel romanzo, l’amore di Alex per Ludwig van Beethoven, alla cui musica non riesce ad essere mai indifferente. Ambientata in Inghilterra, la storia sembra rispecchiare la società attuale, in cui la violenza è sempre più un meccanismo dilagante.
Lo spettacolo ci lascia sicuramente inorriditi per le immagini violente che presenta, ci lascia una sensazione di distacco da questo punto di vista, ma nello stesso tempo ci rende anche protagonisti di una riflessione ancora più ampia e profonda: quanto siamo realmente capaci di usare la nostra libertà di scelta?

Marina Capasso

Marina Capasso

Laureata in Scienze della Formazione Primaria e dottore di ricerca in Pedagogia della Formazione. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola primaria. Appassionata di musica jazz.

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