Dimmi il regalo che compri, ti dirò chi sei

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Di Paolo Cappelli

Riparte, come ogni anno, la corsa al regalo di Natale. Sciami di compratori impazziti volteggiano nei centri commerciali e lungo le vie dello shopping, brandendo carte di credito e di debito come acuti pungiglioni, nella speranza di vincere l’indecisione e la fretta. Prima di Natale, poi, si litiga anche fra coppie sul regalo da fare: troppo caro per uno, inutile per l’altro. E poi il Natale è anche il momento dell’anno in cui, più che mai, ci si rende conto che guadagniamo troppo poco, al punto da non poter dare sfogo alla nostra smania di regalare, regalare, regalare e non essere mai da meno nei confronti degli altri.

Che si tratti di accontentare la suocera, il bambino o la zia difficile, il problema è sempre lo stesso: trovare l’idea giusta, originale, economica e soprattutto evitare il riciclo. Non c’è più solo Ebay, lo storico portale d’aste online, a cui rivolgersi. Si sono moltiplicati, e fanno a gara per accaparrarsi “clienti”, i siti che permettono di rivendere a terzi, spesso sconosciuti, i doni ricevuti. Insomma, pare proprio che a caval donato si guardi in bocca. E se fra i doni più riciclati troviamo capi d’abbigliamento, prodotti per la casa e tecnologici, pare che la pancia del Paese si tenga ben stretti i regali enogastronomici, un classico sul cui gradimento si va a colpo sicuro. Per chi fosse curioso, è possibile dare una rapida occhiata ai siti di aste online poco prima del Natale per osservare un vertiginoso aumento dei regali messi in vendita al miglior offerente a soli tre giorni da Natale (oltre 8000 nel 2009, 6000 nel 2008 e 4000 nel 2007).

Il profilo dell’italiano medio che si prepara a uno dei periodi più stressanti dell’anno è stato fotografato da uno studio promosso da Nestlé dal titolo “Il Dolce Gusto del Natale”. L’immagine che emerge è quella di un compratore disorganizzato, impreparato e caotico, oltre che stressato. La suscettibilità aumenta, e quindi anche i litigi. Andare a comprare da soli è una soluzione, ma in questo modo aumenta l’indecisione. È proprio quest’ultima uno dei fattori distintivi del compratore generico medio: esiste un vero e proprio gruppo di indecisi che si pone nei confronti dell’acquisto come un bambino guarderebbe una vetrina piena di dolci tutti diversi. Si tratta di coloro che vagano nei centri commerciali alla ricerca di un regalo, non importa quale, non importa per chi. L’importante è partecipare, direbbe De Coubertin. E allora via al terzo grado nei confronti del commesso, che assurge, allo stesso tempo, a consigliere ed esperto.

Dallo stesso studio si desume una forte differenza tra  i sessi: più metodiche e resistenti le donne, più decisi sull’associazione regalo-destinatario i maschi, almeno inizialmente. Sono proprio le certezze del cosiddetto sesso forte a vacillare per prime quando si scontrano con l’ampio ventaglio di opzioni disponibili. E così, mentre le donne visitano un numero (molto) superiore di negozi, salvo poi spesso tornare alle prime scelte, gli uomini esaminano meno, comprano più velocemente, non ammettono che per comprare un regalo si debba spendere più di mezz’ora. Il luogo migliore dove riuscire a farsi salire il sangue al cervello è sicuramente il centro commerciale, spesso la prima, vera scintilla in grado di accendere il fuoco dello shopping compulsivo, ma anche luogo in cui non si può non comprare: “altrimenti che siamo venuti a fare?”.

In definitiva, possiamo dire che i regali e tutti gli obblighi connessi rappresentano una forte fonte di stress, stress da feste, appunto: abitudini familiari che abbiamo sempre mal sopportato, parenti che soffriamo poco, ma che non possiamo non invitare, la frenesia del regalo a tutti i costi riescono a rovinarci quell’atmosfera semplice e felice che caratterizzava le feste dell’infanzia. Il regalo più brutto ce lo prepariamo da soli: un bel pacco pieno di aspettative di voler (dover?) essere genitori, partner, mariti, mogli e parenti perfetti, di saper scegliere le parole, gli oggetti, i pensieri, i modi più giusti per essere, almeno una volta l’anno, all’altezza delle aspettative degli altri. È un po’ un congegno a orologeria che, se preparato con cura, esplode al momento giusto, ferendoci con la delusione e il malumore. Il regalo più bello per le feste, allora, potrebbe essere una bella scatola vuota, vuota di aspettative, per giungere, invece, a un equilibrio interiore che sarà, a sua volta, garanzia di serenità e perché no, di divertimento.

Ecco che, per evitare di litigare e rimanere male, di stressarci al solo pensiero delle code, della taglia che non c’è più, proviamo a seguire alcuni consigli. Innanzitutto, pianifichiamo: sappiamo già chi riceverà un certo regalo. Perché aspettare l’ultimo momento? Inoltre, spostare in avanti la data del regalo ci mette a rischio di non trovare quello che vogliamo, soprattutto di non trovarlo al prezzo che vogliamo. Poi, ricordiamoci che alle cene, aperitivi, cocktail del periodo, dovremo alternare una maggiore cura per il fisico, che ci ringrazierà, in vista della successiva prova costume.

Cerchiamo allora di mettere sotto l’albero un po’ di spensieratezza e di calma. Ci stiamo preparando a qualcosa di piacevole, da condividere con le persone che amiamo e quindi il nostro pensiero dovrebbe essere positivo. In questo modo, regaleremo tranquillità a chi ci circonda, forse il regalo più bello, e avremo il piacere di ritrovarci insieme a condividere una festa fatta, almeno in teoria, di valori e sentimenti.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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