“Culture Chanel. La donna che legge” fino all’8 gennaio a Venezia

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Si è aperta il 17 Settembre e proseguirà fino all’8 gennaio la mostra “Culture Chanel. La Donna che legge”, a Venezia, negli spazi dell’elegante Ca’Pesaro che già abitualmente ospita la Galleria Internazionale d’Arte Moderna.

Scriveva nel 1967, Roland Barthes in un articolo “Se apriste oggi una storia della nostra letteratura dovreste trovarvi il nome di un nuovo autore classico: Coco Chanel. Chanel non scrive con carta e inchiostro (salvo nel suo tempo libero) ma con tessuti, forme e colori […]”. Ecco allora questo settimo capitolo di Culture Chanel, pensato appositamente con la cornice di Venezia, città in cui la celebre stilista ha tratto ispirazione per alcuni dei suoi celebri abiti.

Non facciamoci trarre in inganno dal sottotitolo di questa mostra “La donna che legge”. Non si trovano infatti esposti solo libri, ma ci si addentra in un vero e proprio percorso che conduce alla scoperta dell’essenza più intima di Mademoiselle Chanel, del suo essere, prima ancora che stilista, donna di cultura e appassionata lettrice.

Quattro le sequenze in cui “Culture Chanel.La donna che legge” si sviluppa: La vita che conduciamo, Le confidenze dell’invisibile, Thoughts that make you think e Gli aspetti del tempo e 350 i pezzi esposti e che rappresentano nel modo più completo possibile il mondo da cui la stilista ha tratto linfa vitale per la sua vita professionale e privata.

La mostra inizia dunque con un omaggio universale alla donna lettrice, Chanel vi compare in uno scatto del 1908 che la ritrae seduta in giardino assopita, con un libro in mano. Accanto alla foto pochi oggetti, ma carichi di significato. Troviamo infatti tra questi una tavola di Stefano di Sant’Agnese con La Vergine dell’Annunciazione che tiene in grembo un libro a mostrare come il rapporto donna-lettura sia sempre esistito tanto da venire rappresentato anche nell’arte più antica. Nella stessa sala l’occhio cade poi inevitabilmente sul manoscritto autografo definitivo di “Madame Bovary” di Gustave Flaubert, romanzo per eccellenza sulla donna lettrice che come sappiamo travisa il senso della finzione cartacea per rendere il reale più appetibile.

Se solo non avessimo prove certe della sua esistenza anche la storia di Choco Chanel potrebbe benissimo ricordare quella di un romanzo, dato che le premesse non facevano certo presagire il luminoso avvenire che le si è poi prospettato davanti grazie a caparbietà, talento e ad un pizzico di fortuna. Dopo la morte della madre infatti e l’abbandono del padre, Gabrielle Chanel visse nell’orfanatrofio dell’abbazia cistercense di Aubazine, ma non per questo rimase estranea dalla realtà né tanto meno dalla finzione offerta dalla letteratura. “I libri guidavano la sua vita: strumento di sogni, di preghiere, di viaggi poetici e artistici, di desideri amorosi, i libri le davano la misura del tempo”, dice il curatore della mostra Jean-Louis Froment.

Che relazione c’è dunque tra la scrittura e la concezione rivoluzionaria della moda creata da Coco Chanel? Molto anzi moltissimo. E questa mostra ci accompagna per mano a scoprirlo. E’ un percorso fatto di libri, dediche, fotografie, quadri (come non soffermarsi davanti al genio di Picasso?) disegni, oggetti d’arte e gioielli straordinari provenienti dall’appartamento parigino di Coco in Rue Cambon e qui esposti per la prima volta. Scopriamo le passioni letterarie di Mademoiselle Chanel attraverso i libri della sua biblioteca personale, ma anche i testi degli autori che lei ha conosciuto e frequentato introducendola alle tendenze dell’epoca, oltre ad influenzarla artisticamente. L’arte e la letteratura in voga le hanno permesso di sperimentare un lavoro di sottrazione sulla moda, rivoluzionandola letteralmente, togliendo orpelli superflui e dando libertà alla donna non solo nel movimento, ma anche nello stile stesso di vita.

Non manca uno spazio dedicato a Boy Chapel il grande amore di Chanel, morto prematuramente in un  incidente e che aveva aiutato e sostenuto Gabrielle nei primi tempi dandole la forze e il coraggio, anche dopo la sua scomparsa, per terminare il lavoro iniziato assieme.

L’ultima stanza si può definire come uno scrigno enorme colmo di tesori. Si raccolgono qui infatti la maggior parte degli oggetti provenienti dall’appartamento parigino di Chanel, come i bellissimi gioielli, riproduzioni di quelli da lei creati in platino e diamanti, oltre ai numerosi e strabilianti abiti ispirati al suo mondo, realizzati da Karl Lagerfeld.

Una gioia per gli occhi di chiunque ami l’arte, la letteratura, la moda e naturalmente lo stile senza tempo di Coco Chanel.

di Caterina Ferruzzi

caterina ferruzzi

caterina ferruzzi

Laureata in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale presso l'Università Ca'Foscari di Venezia. Formatrice nel campo dell'audiovisivo, scrittrice e videomaker.

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