Le Lupe, l’esordio letterario di Flavia Perina

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I libri hanno tutti una loro personalità. “Le Lupe”, scritto da Flavia Perina per Baldini & Castoldi è arrivato in pochissimo tempo alla seconda edizione (194 pp, € 15,00), è uno di quelli che non allentano la presa dalle tue mani fino a che non hai letto l’ultimo rigo dell’ultima pagina. Insomma, è un libro che si attacca e non molla. Perciò questa domenica io l’ho dedicata a lui, né avrei potuto fare altrimenti. Peccato per la bella giornata e il parco e i figli e la gita fuori porta. Rimandato il tutto alla prossima volta.

Ho fatto così la conoscenza di Flaminia, signora borghese e benestante, che si ritrova il figlio ammazzato in un pestaggio delle forze dell’ordine per la semplice fatalità d’esser stato nel posto sbagliato al momento sbagliato.  Fin troppo facile il rimando ai casi di cronaca vera, Aldrovandi, Cucchi , Uva. Ma Flaminia è una ‘donna che corre coi lupi’ , una femmina che ritrova, sepolta sotto metri di quotidianità borghese, la sua natura di ragazza, abbandonata anni addietro, che reagirà scoprendo i canini, e partendo all’attacco.

Nel suo percorso riorganizzerà intorno a sé un nuovo branco, con l’istinto ferino che le fa riconoscere l’odore delle antiche amicizie, la possibilità di potersi ancora fidare e confidare nonostante il tempo trascorso, la libertà di inseguire il suo progetto scevra da ogni moralismo benpensante.

Sicché questa storia tutta al femminile viene cadenzata dal ritratto delle varie lupe che Flaminia via via aggrega, come se lei stessa fosse il capobranco di una gerarchia matriarcale che finalmente si smarca dall’ormai logoro cliché di sesso forte e sesso debole, ribaltandolo del tutto: agli uomini non resta che fare da cuneo intorno al quale si traccia con un filo  la circonferenza dell’agito femminile. Persino la città, Roma, è lupa, altera o schiva, imponendosi con i suoi fasti urbanistici o con spaccati di una società involuta nei suoi quartieri, sfiorita tra vecchie apparenze e piccole meschinità da branco.

Flavia Perina è una giornalista, e si vede. La sua scrittura è semplice, asciutta, efficacissima. Lontana dai ripiegamenti narcisistici degli scrittori, vuole che il lettore capisca, s’immedesimi, si senta schiacciato di fronte all’enormità del sistema e alla mancanza di vie di fuga che esso talvolta produce. La Perina ci prende per mano e ci fa camminare in scarpe che nessuno dovrebbe mai indossare, perché questa immedesimazione è scomoda e nello scontro tra Davide e Golia pesa ritrovarsi dalla parte sbagliata.

Ecco perché il libro allora è uno di quelli che si attacca e non molla. Perché diventa essenziale sapere come va a finire: se alla fine c’è o non c’è un riequilibrio cosmico che dia spazio alla nostra esigenza di compensazione, di consolazione per il dolore di una morte così casuale, e per l’ingiustizia di un sistema impenetrabile che trasforma la solitudine in isolamento.

E mi viene in mente che qualunque sia la risposta ricavata dal libro, questa purtroppo sarà sempre troppo lontana da ciò che è stato, al di fuori della narrazione, nella vita vera.

di Lidia Monda

Flavia Perina, Le Lupe, Baldini&Castoldi, 2016, 194 pp, € 15,00

 

lidia monda

lidia monda

Giornalista incuriosita, avvocato perplesso, mamma senza dubbio. È Amministratore Delegato della sua famiglia – un marito e due figli, ingiustamente maschi- e nel frattempo che tutti diventano grandi (lei compresa) mescola di continuo le carriere alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Ama libri, piante e animo umano. Tre cose uguali. Qualche anno fa le svaligiano casa. Lei inciampa nel giornalismo e finisce dentro Itali@Magazine e ai ladri, quasi quasi, va il suo sentito ringraziamento.

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